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L'Italia si scopre eco-friendly

Il mondo cerca di virare verso una versione 2.0 che applichi una vera svolta green in tempi brevissimi


17/06/2019

di Damiano Pignalosa


Il problema è annoso e si ha l’impressione che l’orologio che scandisce la salvaguardia del nostro pianeta, si stia avvicinando sempre più verso l’ora X, cioè quella dove tutti i nostri sforzi potrebbero risultare vani nei confronti del riscaldamento globale. Non è un caso infatti che nelle ultime elezioni europee il partito che più di tutti possa rivendicare una vittoria sul panorama Ue sia stato proprio quello dei Verdi, con l’intenzione di portare in parlamento argomenti eco-friendly per un’inversione di tendenza che in qualche modo vede la politica come protagonista.
Convegni, manifestazioni e prese di posizione in “quasi” tutti gli angoli del mondo. Il risveglio dell’onda green si allarga a macchia d’olio e per far sentire a gran voce i propri messaggi porta in piazza persone di ogni età ed estrazione sociale, pronte a schierarsi come una legione romana pur di urlare a gran voce che è arrivato il momento di far qualcosa per davvero.
Sulle buone intenzioni e sulla salvaguardia del nostro pianeta siamo tutti d’accordo, ma quello che di fatto succede, è di trovarsi davanti ad un ossimoro: la madre Terra ci chiede di ridurre gli sprechi diminuendo l’impatto delle produzioni industriali sull’ambiente, mentre i governi e la società in cui viviamo ci incitano a consumare di più per uscire dalla crisi e far ripartire l’economia. Scacco matto, il perenne braccio di ferro tra natura e inquinamento produttivo sembrerebbe non avere vie d’uscita, sempre se, tutti insieme non decidessimo di percorrere la stessa strada con un unico obiettivo: una produzione industriale ed energetica sempre più ecocompatibile.  
Nonostante si pensi che il nostro Paese sia uno degli ultimi in qualsiasi categoria o graduatoria mondiale, tranne ovviamente per quella legata all’evasione fiscale dove non abbiamo competitor, l’Italia rappresenta una delle nazioni più virtuose per quanto riguarda l’impegno profuso verso una vera svolta green. Ad oggi sono circa un milione gli impianti, tra elettrici e termici, installati in tutti i comuni italiani. Il rapporto Comuni Rinnovabili 2019 di Legambiente, attraverso cento storie italiane, racconta un percorso già in atto di innovazione radicale dell’autoconsumo e delle comunità energetiche. “Praticamente in ogni città, grande o piccola – si spiega nel rapporto – è installato almeno un impianto fotovoltaico”, mentre sono 7.121 quelli del solare termico, 1.489 quelli del mini idroelettrico (in particolare al centro nord) e 1.028 quelli dell’eolico (soprattutto al centro sud). Infine 4.064 quelli delle bioenergie e 598 quelli della geotermia. Oltre tremila comuni sono diventati autosufficienti per i fabbisogni elettrici e 50 per quelli termici, mentre sono 41 le realtà già rinnovabili al 100% per tutti i fabbisogni delle famiglie. “In dieci anni – spiega Legambiente – la produzione da rinnovabili è cresciuta di oltre 50 TWh, con un contributo delle rinnovabili che è passato dal 15 al 35,1% rispetto ai consumi elettrici e dal 7 al 18% in quelli complessivi”. La Lombardia è la regione con il maggior numero di impianti da fonte rinnovabile in Italia (8,850 MW installati), grazie soprattutto all’eredità dell’idroelettrico del secolo scorso. Mentre è la Puglia la regione in cui vi sono le maggiori installazioni delle nuove rinnovabili, ossia solare e eolico (5.213 MW su 5.532 MW totali). 
Molto bene ma non basta. Tutto questo impegno il più delle volte è limitato da autorizzazioni e consensi normativi che rimangono ancora “un buco nero delle procedure italiane. Il Piano Energia e Clima – sottolinea Legambiente – deve affrontare i nodi che ancora impediscono il pieno sviluppo delle rinnovabili in Italia”, sia in termini di autorizzazioni che di supporto allo sviluppo delle energie pulite “e di premiare i sistemi capaci di contribuire alla flessibilità della rete”.
Insomma, alla luce dei soliti rallentamenti normativi si potrebbe dire all’alunno Italia: il potenziale c’è ma non si applica. Una buona politica energetica e produttiva dovrebbe essere adottata da tutti i membri Ue, per non parlare di nazioni come Usa, Cina e India che la questione ambientale neanche la vogliono affrontare pensando fermamente che, i normali metodi produttivi, non possano essere soppiantati da quelli eco-friendly, ovviamente tralasciando la questione “petrolio” con tutti i suoi risvolti economici.
Le soluzioni ci sono e grazie all’avanzamento tecnologico ne arrivano sempre di nuove con margini di applicazione in continuo aumento. L’impressione è che quando troveranno la chiave per far combaciare interessi economici a quelli ambientali la svolta si avrà e anche in tempi brevi. In attesa di ciò, restiamo alla finestra (chiusa), con l’aria condizionata accesa che ci rinfresca grazie ad energia prodotta da petrolio, perché fuori ci sono stranamente 40 gradi e uscire sarebbe alquanto debilitante…

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