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L'importanza di essere liberi. Anche di sbagliare

Un romanzo di formazione, crudo quanto raffinato, sulla gioventù degli anni Novanta. Scritto dal saggista Caleb Crain e ambientato a Praga


27/10/2014

di Maddalena Dalli


In primis non lasciatevi impressionare né dal titolo del romanzo - Errori necessari (66thand2nd, pagg. 556, euro 20,00, traduzione di Federica Aceto) - né dalla sua lunghezza. In quanto il primo, rifacendosi al titolo originale, postula, in un ambito di formazione, uno stato d'animo, un modo di proporsi, quasi una necessità di percorrere strade nuove e magari anche complicate pur di arrivare a un risveglio personale. Che è poi anche quello di una città. Non una città qualunque, ma la Praga del 1990. Mentre il secondo appunto si tradurrà, una volta iniziata la lettura, in un piacevole quanto intrigante percorso narrativo che non lascerà certo spazio alla noia.
Non a caso Caleb Crain, saggista americano nonché critico del New Yorker, del New York Review of Books e di diverse altre testate, sa bene come manovrare le parole. Sia pure con alcuni limiti, magari legati - in questo lavoro - allo scarso dinamismo del protagonista, che a tratti può incidere, ma poco-poco, sull'attenzione del lettore. Limiti peraltro controbilanciati dall'intrigante ritratto di un momento storico intriso di inquietanti sollecitudini, peraltro condito dalle soddisfazioni per l'appagamento delle piccole necessità quotidiane: come trovare una scatola di corn flakes in un negozio, regalarsi una vita sociale, incontrarsi con gli amici al bar per un drink, riuscire a scovare un libro in lingua inglese, andare in gita a Cracovia.
Di fatto, in questo suo esordio nella narrativa, Crain ha dimostrato di saper condurre le danze di una trama che, pur nella sua raffinata amarezza, riesce a catturare e a far breccia anche nelle anime più restie. Tanto più che l'autore sa di cosa parla, in quanto, come già detto, ambienta questo lavoro nella capitale ceca, dove peraltro si era trasferito - vivendo proprio quel drammatico quanto vitale periodo di transizione degli inizi degli anni Novanta - dopo essersi portato a casa un dottorato presso la Columbia University.
Lui che ha fatto proseliti gestendo per più di dieci anni il blog Steamboats Are Ruining Everything (titolo "rubato" dalla citazione di un'opera di Charles Frederick Briggs); lui che nel 2007 si è aggiudicato il Cliopatra Award for Best Writer; lui che ha insegnato alla Columbia University, ha scritto racconti per varie riviste e ha tradotto dal ceco una biografia del politico e filosofo Václav Havel; lui che si propone come scopritore di talenti (ad esempio fu tra i primi a parlar bene di Jhumpa Lahiri al suo esordio nel 1999); lui che ha debuttato nella narrativa appunto con Necessary Errors, accolto favorevolmente da buona parte della critica statunitense; lui che è salito agli onori delle cronache - a dispetto della riservatezza che gli è congeniale - in quanto fu tra i primi ad avvalersi, nel 2011, della legislazione sui matrimoni omosessuali in vigore nello Stato di New York, ratificando l'unione con Peter Terzian, editor e scrittore, con il quale vive attualmente a Brooklyn. Diventando in questo modo un punto di riferimento per la comunità gay americana.
Un tema, quest'ultimo, peraltro ricorrente in Errori necessari. Un lavoro che si sviluppa fra l'ottobre 1990 e l'ottobre 1991, quando il muro di Berlino è caduto da poco, la Rivoluzione di Velluto ha segnato il passaggio non violento dal comunismo alla democrazia, nonché l'ascesa alla presidenza dell'intellettuale dissidente Václav Havel e la successiva divisione della vecchia Cecoslovacchia in due Stati separati. Un periodo in cui la città di Kafka diventò la meta privilegiata per una schiera di giovani proveniente da mezzo mondo, attratti sì dal cambiamento, ma anche da un costo della vita particolarmente basso. Ed è a Praga, immersa in un'atmosfera sospesa ed elettrizzante, che incontriamo Jacob Putnam, neolaureato a Harvard e aspirante scrittore, arrivato in città pieno di aspettative e nella speranza di riuscire a godersi ancora il vento del cambiamento e della democrazia. Ma anche per trovare una propria identità, complice l'atmosfera di libertà che si era andata istaurando nel Paese.
E, come lui, anche alcuni amici americani, inglesi, scozzesi e irlandesi: un gruppo di sognatori che dividono le loro giornate tra lavori improbabili e avventure amorose. Scontrandosi non solo con le disillusioni della maturità, ma anche con le chimere del mutamento di passo della politica. In ogni caso sarà in tale contesto che Jacob scoprirà, a migliaia di chilometri di distanza da casa e dal ragazzo che era stato fino ad allora, il concetto di vera libertà. In abbinata a quello, altrettanto importante, di poter sbagliare. E saranno errori necessari quel "vortice di incontri promiscui e di infatuazioni notturne, tappe di un'educazione sentimentale attraverso le quali Jacob arriverà a vivere con consapevolezza la propria omosessualità".
Insomma, un delicato romanzo di formazione "che si inserisce nel solco delle opere di James ed Hemingway ma che, anziché a Parigi e in Spagna, si snoda sulle rive della Moldava".

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