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L'uomo è in sintonia con Dio solo quando ama

Nel suo ultimo libro, Padre Livio ci invita a riflettere sul senso della nostra vita che è quello di amare ed essere amati. Ma con cuore puro e sincero


01/07/2019

di Tancredi Re


Con la parola amore si può intendere un’ampia varietà di sentimenti ed atteggiamenti differenti, che possono spaziare da una forma più generale di affetto (l’amore per la madre, l’amore per i figli, l’amore per il prossimo), sino a riferirsi ad un forte sentimento che si esprime in attrazione interpersonale e attaccamento, una dedizione appassionata tra persone oppure, nel suo significato esteso, l’inclinazione profonda nei confronti di qualche cosa.  Può anche essere una virtù umana che rappresenta la gentilezza e la compassione, la vicinanza disinteressata, la fedeltà e la preoccupazione benevola nei confronti di altri esseri viventi, ma anche il desiderare il bene di altre persone. 
Gli antichi Greci hanno individuato quattro forme primarie di amore: quello parentale-familiare (storge), l’amicizia (philia), il desiderio erotico ma anche romantico (eros), infine l’amore più prettamente spirituale (agape, il quale può giungere fino all’auto-annientamento okenosis). 
Gli autori moderni hanno distinto anche altre varietà di amore romantico, mentre le tradizioni non occidentali contengono varianti o simbiosi di questi stati. 
Usi e significati così diversi rendono obiettivamente difficile definire in modo univoco e certo l’amore, rispetto ad altri stati emotivi, o ad altri sentimenti: la carità, l’amicizia. Ma, indipendentemente dalla definizione del significato semantico, che (sia detto con rispetto) è marginale, quello che ci sfugge, non riusciamo a comprendere (o, se preferite, non riusciamo a farlo pienamente) è il significato trascendente, il senso altro, il mistero che avvolge l’amore, che è un sentimento grande, universale, coinvolgente che riguarda tutti gli uomini, nessuno escluso. 
Perché possiamo vivere senza denaro, senza istruzione, persino senza salute, ma ci è impossibile vivere senza amore. Cos’è allora l’amore? Cosa cela? Da dove scaturisce? Padre Livio nel libro La gioia di amare (Piemme, pagg. 184, euro 16,50) ci aiuta a comprendere e a riflettere sulla genesi e sul mistero dell’amore (Dio e l’amore per tutte le sue creature, a cominciare dall’uomo), sulla dimensione spirituale (l’uomo creato per amare), sulle diverse declinazioni e manifestazioni umane (l’amore come dono, fortezza, rispetto, sincerità, fedeltà, dominio di sé, responsabilità, condivisione, pazienza, umiltà, comprensione, perdono, sacrificio, preghiera). 
“L’amore è l’esperienza fondamentale della vita umana, dalla quale dipende il suo senso e la sua realizzazione” scrive nella presentazione del volume Padre Livio Fanzaga (direttore di Radio Maria e autore di libri di successo, tra i quali ricordiamo La croce rinnegata. L’apostasia dell’Occidente con Diego Manetti recensito su queste colonne). “Non c’è persona che non desidera amare ed essere amata. Non si tratta di un desiderio come gli altri, che hanno un’importanza relativa per la vita. (…) L’essere umano, fin dal momento in cui entra nel mondo, è affamata di amore più di ogni altra cosa. Gli puoi dare tutto, persino l’intero universo, ma non saprebbe cosa farsene se non trovasse un cuore dove abbeverarsi e dove riposare. L’amore è ciò che tutti desiderano e senza il quale non sono felici”. 
L’amore è dunque la misura di tutto, l’essenza della nostra vita, il senso della nostra esistenza. Eppure resta un mistero, anzi il mistero per antonomasia, che non riusciamo a svelare, ad illuminare, a comprendere. Almeno fino a quando la fede non ci aiuta a risolvere il mistero dell’amore rivelandoci la sua origine divina in Dio “eterna comunione di amore, dalla quale tutto proviene e alla quale tutto tende”. Già perché è inscritto nel cuore di ogni uomo il desiderio di conoscere Dio, cioè di conoscere l’amore del Creatore e, dunque, la capacità di donare e di ricevere amore. E l’uomo vive questa condizione solo se il suo cuore vibra e batte all’unisono con quello di Dio e con quello del suo prossimo. Ma il cuore - ci ricorda Padre Livio - è un grande dono, un dono “che si può corrompere, è una conquista mai del tutto acquisita”, che va coltivato come un terreno per renderlo fertile in modo che, una volta seminato, possa dare molto frutto. “Ma il veleno sottile dell’egoismo lo insidia senza dare tregua” e può renderlo arido, sterile, inadatto per sapere e poter amare. Invece “questo fiore divino, miracolo sublime della creazione, ha bisogno di essere coltivato, protetto, purificato”. Occorre, pertanto, far crescere con la preghiera e le opere di carità e di amore questo fiore “e ti sarà concesso di conoscere ciò che ti attende nell’eternità”.
Dio ha tanto amato l’uomo da aver donato il suo unico Figlio, Gesù Cristo che, morendo sulla croce, ci ha redenti, e ci offre ogni giorno, attraverso la santa eucaristia (il suo corpo e il suo sangue benedetti) l’amore del Padre, che è per sempre. A patto di saperci mettere all’ascolto della sua parola nel nostro cuore dove si riflette e risiede l’amore unico, inestinguibile e ineguagliabile del Signore.

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