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L'uscita dall'Europa? Un bluff elettorale

Come un disco rotto, viene riproposta in maniera diretta o indiretta a ogni tornata. Il tutto condito da un immobilismo che non porterà mai all’attuazione di quelle che restano soltanto parole da comizio


08/01/2018

di Damiano Pignalosa


Le Camere sono state sciolte, la campagna elettorale è in pieno fermento e già si sente l’eco del solito mantra: “L’Europa è il nostro nemico, se le cose in Italia non funzionano è colpa di Bruxelles”. Partiamo dicendo che questo tipo di affermazioni non sono del tutto sbagliate. È palese che l’Italia, nella moneta unica, proprio non ci sa stare. È stato enorme il sacrificio che tutto il Paese ha dovuto fare soprattutto negli ultimi dieci anni, tra aziende saltate per aria o vendute al miglior offerente, un debito pubblico perennemente in aumento e un tasso  di disoccupazione che non accenna a scendere, siamo stati in grado di dipingere un quadro che sa di dopoguerra.
La verità è che nessuno dei nostri politici che si sono avvicendati in questi anni hanno portato davvero i problemi dell’Italia sui banchi di discussione all’interno dell’Ue. Tra i mille difettucci italiani ci sono anche dei pregi come l’accoglienza effettuata per la situazione migranti e l’asfissiante mole di tassazione che il popolo tricolore è costretto a pagare nonostante la scarsità di lavoro e i tetti salariali ai minimi. Quando c’è qualsiasi problema o l’insoddisfazione dell’opinione pubblica aumenta, viene subito sfoderata la carta de: l’Europa ci ha costretto a farlo, dobbiamo seguire i protocolli.
Come già accennato, l’Europa ha si le sue colpe, ma il controllo pieno del nostro Paese gliel’abbiamo dato noi. Un proverbio dice: “Dai ad altri la gestione dei tuoi soldi e lui li utilizzerà come se fossero i suoi”. Bene, è proprio quello che è successo in Italia. Avendo un enorme potenziale produttivo diversificato in tantissimi settori merceologici, l’Italia è stata sempre vista come la gallina dalle uova d’oro, tanto da essere depredata dei più bei marchi esistenti al mondo, e gestita a livello istituzionale direttamente dai banchi di Bruxelles o Berlino. Il politichetto italiano, di qualsiasi fazione esso sia, per pararsi le spalle e smuovere un po’ gli animi, di volta in volta rispolvera il grande classico dell’uscita dall’euro, con o senza referendum non importa, tanto sono solo parole buttate li per colpire un Paese in perenne campagna elettorale.
Che sia giusto o sbagliato uscire dall’euro spetta dirlo ad altri. Quello che è palese ai più, è che tutti quelli che hanno utilizzato questo slogan come lancia di attacco in vista delle elezioni, in fin dei conti, non hanno mai fatto nulla per attuarla davvero, ma è anche logico e scontato. Il Partito Democratico è quello che ci ha messi in Europa e che meglio obbedisce ai diktat europei, trovando per l'appunto massima soddisfazione da parte del carro germanocentrico. Ecco perché non oserà mai fare nulla per l’uscita. Dall’altra parte c’è l’alleanza formata da Berlusconi, il quale dopo aver dovuto chinare la testa nel 2011, ha dato delle garanzie di obbedienza tali da permettergli di ripresentarsi a questa tornata. Non è un caso che la Lega con Salvini, dopo aver stretto il patto Berlusconiano si sia tirata indietro nell’attuazione dell’uscita preventiva dall’euro tanto sventolata in questi anni. Infine ci sono i grillini. Per anni hanno spinto sull’acceleratore utilizzando la via del referendum sull’uscita come carro armato spacca folle. La verità è che il caro buon Di Maio ha fatto già capire che con l’Europa bisogna dialogarci per trovare dei punti in comune, e in più, dopo aver perso miseramente la sfida di Roma e di altri comuni, provare a far uscire la nazione dalla moneta unica sarebbe per loro un traguardo irraggiungibile e ingestibile.
Insomma, quando sentirete inneggiare nuovamente al distacco dall’Europa, fatevi una grassa risata, perché nessuno dei nostri attori ha intenzione, nemmeno lontanamente, di fare uno sforzo in questo senso. Se si pensa che il peggio sia passato, forse bisogna ricredersi e iniziare a capire che probabilmente deve ancora venire. Anche perché da più di 150 anni il mantra è ancora lo stesso: “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”.

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