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La Cina affronta l’aumento dei fallimenti aziendali

Negli ultimi sette anni si è registrata un’impennata del 300 per cento di default legata all’impossibilità di restituire gli enormi debiti accumulati 


23/11/2020

di Damiano Pignalosa


Partiamo da un presupposto: “L’economia cinese rimane l’unica al mondo destinata a crescere quest’anno poiché gli indicatori di produzione industriale, investimenti e spesa dei consumatori indicano tutti un’espansione che rimane sulla buona strada”. 
Detto ciò, la pandemia, il calo dei consumi in tutto l’occidente, le difficoltà emerse con gli Stati Uniti hanno dato senza dubbio un freno a quel treno che sembrava inarrestabile. Sono in aumento infatti il numero di aziende cinesi dirette verso il fallimento, tanto che in sette anni, ovvero da quando è stato concesso a un’azienda di Shanghai incapace di onorare i debiti di chiudere i battenti, i default sono cresciuti del 300%. 
L’imperativo dei vertici di Pechino, confermato dalla bozza del nuovo pano quinquennale, è quello di stabilizzare il sistema, tanto più che i mercati finanziari cinesi continuano la loro corsa, apparentemente ignari del problema. Ma il sistema corre ai ripari vietando d’ora in poi la pratica particolarmente diffusa in Cina del riacquisto del proprio debito direttamente o attraverso terzi.
Proprio questa pratica del riacquisto del debito da parte dei privati ha attirato non poche attenzioni da parte del governo del Dragone. I tassi di interesse sempre più bassi hanno aperto a nuovi indebitamenti seguiti dall’intervento di società terze in un sistema altamente controllato da parte delle Stato che preferisce avere la sua partecipazione diretta nelle attività produttive. In più l’aumento dei fallimenti aziendali sta aprendo un’inchiesta da parte della NAFMII (organo di controllo cinese) che si vede impegnata anche a indagare le istituzioni implicate negli ultimi default (tra queste: Industrial Bank Co., China Everbright Bank Co., Zhongyuan Bank Co., China Chengxin International Credit Rating, Xigema Certified Public Accountants, Haitong Securities Co.). In aprile erano finite nel mirino istituzioni creditizie che prestavano soldi a tassi di interesse irrisori.
Uno degli aspetti principali legati al fallimento ombroso di molte aziende riguarda il mondo del lavoro. Il colosso cinese non può permettersi di mettere a casa centinaia di migliaia di lavoratori e gli interventi da apportare al più presto sono rivolti proprio all’abbassamento del rischio di chiusura aziendali anche se questo dovesse significare maggiori interventi da parte dello Stato all’interno delle imprese.
Economia, impresa, lavoro, sono questi i tre dogmi che la Cina intende portare avanti nel migliore dei modi perché si, possono sembrare tre aspetti alquanto banali, ma la realtà dei fatti è che solo i modi di applicazione e la visione nel lungo periodo possono permettere ad una nazione di essere competitiva a livello internazionale creando allo stesso tempo ricchezza all’interno dei propri confini. Proprio quest’ultimo aspetto è quello che manca a molte nazioni europee compresa l’Italia, che cerca di competere sui palcoscenici mondiali (arrancando, ndr) e soprattutto ha perso di vista il benessere di tutti i cittadini che anno dopo anno hanno riscontrato un potere d’acquisto sempre più risicato con conseguente stagnazione dei consumi interni che non saranno mai in grado di far ripartire l’economia vista la mancanza di risorse. Non si chiede di adottare un modello cinese, piuttosto di uno tedesco o americano, ogni nazione ha le proprie peculiarità con punti di forza e debolezza, bisogna lavorare per l’Italia e bisogna farlo nel modo migliore, questo è l’unico dogma che dovrebbe riecheggiare nella testa di tutti…

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