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La Corea può innescare la Terza guerra mondiale


18/04/2017

di Sandro Vacchi


“Si vis pacem, para bellum”. Donald Trump non conoscerà forse il detto latino, ma sa benissimo che preparare la guerra serve spesso a salvaguardare la pace: alla faccia di pappemolli, attendisti, cacasotto e indecisi vari, dei buonisti di complemento e di quelli in servizio permanente effettivo, delle due massime organizzazioni succhiasoldi mondiali, vale a dire l'Onu e l'Unione Europea, appaiate per inutilità. E per la disperazione dei milioni di orfani di mister Tentenna Barack Obama, capitanati in Italia dalla corrispondente della Rai Giovanna Botteri.
Il ricchissimo e detestatissimo presidente americano ha fatto in un niente quello che il suo predecessore non aveva osato avviare in otto anni di presidenza. Ha sganciato sull'Afghanistan una bomba da dieci tonnellate, l'ordigno bellico non nucleare più potente mai costruito. Non ha combinato chissà che, a dirla tutta, visto che ha mandato al creatore appena un centinaio di tagliagole dell'Isis, e allora sarebbe bastato mandare qualche blindato e un po' di bombardieri, ma il messaggio è stato chiarissimo. E non era indirizzato allo sceicco al-Baghdadi, che ha ormai i giorni contati e ciao Isis con i suoi massacri medievali commessi negli ultimi anni, no. Poche migliaia di chilometri a est delle montagne afghane c'è un giovane paranoico di 130 chili di stazza che non ha nulla da invidiare al capo degli integralisti islamici, un pazzoide che ha ereditato da padre e nonno un Dna tarato come pochi, innamorato della guerra alla pari di un altro bel soggettino come Adolf Hitler. Baffino era quasi riuscito a mettere a punto l'arma totale, le V1 e V2 che scaraventava su Londra, ma Kim Jong-un ha in cortile i suoi adorati giocattoli atomici, missili che prova e riprova a due passi dal confine con la terrorizzata Corea del Sud, alleata degli Stati Uniti.
Potrebbe arrivare davvero a bombardare gli odiati cugini capitalisti e gli altri vicini asiatici filoamericani, come ad esempio i giapponesi? Il panzone pazzo ha fatto giustiziare un generale che si era addormentato a una cerimonia: lo ha fucilato non con i moschetti, ma con un cannone. Uno zio che lo criticava molto blandamente è stato dato in pasto a un centinaio di cani affamati. Suo fratello Kim Jong-nam, un mezzo ebete che non giocava alla guerra ma era sempre all'estero attaccato alle slot machines, è stato ucciso pochi mesi fa in un aeroporto malese. Da chi?
Per tornare a Kim Jong-un, alla festa per il compleanno del nonno morto ventitré anni fa (l'ho detto che è matto, no?) ha mostrato i muscoli facendo sfilare un arsenale immenso, soprattutto se rapportato a un Paese piccolo come il suo. Trump ha chiesto ai suoi consiglieri militari di preparare un piano d'attacco contro la minaccia atomica nordcoreana e si è detto pronto a intervenire se ci saranno altri test nucleari.
«Se l'idea di inviare navi statunitensi verso la Nord Corea è quella di una dimostrazione di forza, allora ha senso: la prospettiva di un'azione militare unilaterale americana può spingere la Cina verso una soluzione politica» dice sul Corriere della Sera, quotidiano non certo guerrafondaio, Charles Kupchan. Chi è? Professore di Affari internazionali alla Georgetown University e ex membro del Consiglio di sicurezza di Obama. Sì, avete letto bene: un obamiano che dà ragione a Trump.
Così il compagno bullo coreano per un breve momento è sembrato riacquistare almeno un neurone cerebrale, rinunciando a un nuovo test nucleare per fare una festa come si deve al nonno Kim II-sung. Anche perché i cinesi, da sempre protettori della sua dinastia di mentecatti, si stanno schierando dalla parte di Trump dopo il colloquio di inizio aprile fra i due presidenti.
Accantonate la loro guerra commerciale e le accuse di Trump a Pechino di fare concorrenza sleale tenendo volutamente basso il valore della moneta, americani e cinesi stanno mettendo all'angolo i nordcoreani. Non producono nemmeno un bicchierino di petrolio e Pechino fornisce il 90 per cento delle materie prime energetiche e quasi tutto il cibo che loro consumano. Ecco, allora, che la sospensione dei voli della Air China verso Pyongyang comincia a preoccupare Kim il Bullo, anche se lui continua a fare lo smargiasso.
Fino a quando? Se dovesse smetterla, sopraffatto dalla paura che la sua dinastia sanguinaria sia mandata in pensione, per Trump sarebbe un enorme viatico internazionale, dopo le continue incertezze del molliccio Obama. Il mondo non può permettersi un'altra vasta area di crisi mentre continua a impazzare il terrorismo islamico. Soltanto negli ultimi giorni un'autobomba ha fatto cento morti in Siria; in Egitto cinquanta cristiani copti sono stati fatti a pezzi in due chiese; a Stoccolma un tir si è infilato tra la folla, facendo altri morti. Ancora vittime a San Pietroburgo, e a Dortmund è stato preso di mira il pullman della squadra di calcio.
Con i fanatici di Allah che non la smettono, e con Erdogan presidentissimo-dittatore della Turchia, area strategica fra Asia ed Europa, è interesse dei sani di mente togliere di mezzo al più presto un altro pericolo come quello nordcoreano.

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