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La Garfagnana che non ti aspetti tra folletti, streghe, misticismo e magia


10/04/2018

di Valentina Zirpoli


La Garfagnana è un'area geografica della provincia di Lucca, in Toscana, compresa tra le Alpi Apuane e la catena principale dell'Appennino Tosco emiliano, confinante a nord con la Lunigiana, a ovest con la Versilia e la provincia di Massa, a est con la regione Emilia-Romagna (province di Modena e Reggio Emilia) e a sud con la Media Valle del Serchio. E’ interamente attraversata dal fiume Serchio e dai suoi molti affluenti ed è ricchissima di boschi, con un'altitudine che varia tra i 132 e i 2054 metri sul livello del mare.

Questa zona fu abitata fin dall’antichità dalla popolazione degli apuani, che era insediata anche nei territori limitrofi di Lunigiana, Versilia e Appennino tosco-ligure. Oggi è meta privilegiata dei turisti che, da ogni parte del mondo, giungono qui per scoprire le bellezze storico-naturalistiche di queste zone e per conoscere le antiche tradizioni popolari tutt’ora saldamente radicate, che conferiscono a questo luogo un alone di misticismo e di magia.

Il Lago di Vagli

Nel comune di Vagli Sotto, in provincia di Lucca nelle Alpi Apuane, si trova il lago di Vagli. Si tratta di un lago artificiale che si è venuto a formare con lo sbarramento del Torrente Edron nel 1947 da parte della SELT Valdarno (oggi ENEL S.p.a.) e la costruzione di una diga idroelettrica su disegno del Conte Ing. Ignazio Prinetti Castelletti. I lavori furono portati a termine nel 1948 con il susseguente innalzamento a 92 metri. 
Le acque del lago salendo hanno sommerso alcuni borghi tra i quali il principale era Fabbriche di Careggine, piccolo borgo di fabbri ferrai bresciani, fondato nel XIII secolo, che riemerge a ogni svuotamento del lago. 
Il lago contiene 80 milioni di metri cubi d'acqua e viene svuotato eccezionalmente nel caso sia necessario un intervento di manutenzione. L'ultima volta è stato svuotato nel 1994.


Fabbriche di Careggine è conosciuto anche come il “paese fantasma”. 
All’epoca della costruzione della diga i suoi abitanti erano 146 e furono tutti trasferiti nella vicinissima Vagli Sotto, dove recentemente è stato costruito un imponente ponte sospeso a funi. Nelle intenzioni dei costruttori, il paese sarebbe dovuto riemergere ogni dieci anni. In realtà, la diga non viene svuotata così spesso, ma quando questo accade, ecco che accorrono migliaia di turisti per vedere il “paese fantasma”. Questo straordinario evento si è verificato solo 4 volte: nel 1958, nel 1974, nel 1983 e nel 1994. E' difficile dire quando si verificherà ancora, solo Enel proprietaria della diga, potrà svelare questo mistero. Fra le meraviglie sommerse del paese possiamo ricordare la chiesa di San Teodoro, una chiesa del 1500. 
Una suggestiva leggenda fa del Lago di Vagli un posto magico. E’ la storia di Teodora e Anselmo, che abitavano al margine del paese di Fabbriche di Sotto. 
La donna era guardata con sospetto dai compaesani: era una donna strana, solitaria, aveva l’abitudine di rimanere fuori dopo il tramonto e la consuetudine di camminare da sola nelle selve, tant’è che veniva considerata una sorta di strega, molti quando la vedevano passare in paese si facevano il segno della croce. Arrivò così un 13 dicembre e Anselmo uscì a fare la legna nel bosco, la notte scese rapidamente cancellando ogni cosa, dalla Tambura e dal Sumbra scesero miriadi folletti spargendo ghiaccio in ogni dove. Anselmo quando vide ciò si affrettò verso casa con il suo carico di legna ma disgraziatamente scivolò lungo il sentiero e non riuscì a rialzarsi. Nessuno lo soccorse e naturalmente morì di freddo. Teodora non si preoccupò minimamente del ritardo del marito e non avvertì nemmeno il campanaro, il campanile era rimasto silenzioso in quella gelida notte. La moglie approfittò dell’assenza del marito intorno alle sue losche faccende. Il mattino seguente verso mezzodì Teodora si decise di dare l’allarme dicendo che il marito era partito la stessa mattina di buon ora per andare a fare legna e che non aveva fatto ancora ritorno, si finse preoccupata e disperata e si raccomandò che qualcuno andasse a cercarlo. Le campane suonarono “a disperso” e gli uomini partirono alla ricerca e dopo poco trovarono il povero Anselmo ai margini del bosco con una gamba rotta. Gli uomini capirono subito che era morto già da parecchie ore e sospettarono che la moglie intenzionalmente non avesse dato l’allarme. Nessuno potè incolparla, ma piano piano con il tempo gli abitanti del borgo la emarginarono ancora di più. La donna viveva ormai nel “ciglieri” (la cantina), dal quale non usciva mai e passava il suo tempo dimenticata dalla gente. Nel 1941 la società Selt Valdarno (oggi Enel) decise di costruire un bacino idroelettrico. In paese stavano iniziando i lavori per chiudere la valle del torrente Edron e nei pressi del borgo, si sarebbe costruita una grande diga che, sbarrando le acque impetuose del torrente, avrebbe dato vita ad un nuovo lago artificiale. In paese c’era gran fermento, in poco tempo bisognava abbandonare le case e andare a vivere altrove. Incredulità e tristezza la facevano da padrone, le campane non suonavano più, la gente si preparava a smobilitare e alla meglio si arrangiava a trasportare mobili e quant’altro da parenti o in altre case. Anche Teodora fu informata che la sua casa sarebbe ben presto stata invasa dalla acque, ma lei non ci voleva credere e nessuno l’avrebbe costretta ad abbandonare casa. Ma un giorno del 1947 le acque arrivarono per davvero, Teodora cercò di fuggire dalla cantina ma rimase prigioniera del fango. Tutti dissero che era la sua giusta condanna. Anni dopo quando fu svuotato il lago per la prima volta nel 1958, a qualcuno tornò in mente la povera donna e alcuni provarono a ricercare il cadavere di Teodora. Non fu trovato niente, nemmeno un osso, qualcuno pensò che fosse riuscita fuggire. Il fatto rimane comunque un mistero. Eppure c’è qualcuno che giura che nelle notti del 13 di ogni mese sente le campane suonare, si dice che sia il fantasma di Teodora, costretta dal Diavolo a suonare fino all’alba per scontare i suoi peccati e in particolare per quello di non averle suonate la notte che il povero Anselmo si perse nel bosco…

Isola Santa

Nel comune di Careggine, in provincia di Lucca, sorge il piccolo paese di Isola Santa, situato sulle Alpi Apuane, a 550 metri sul livello del mare.


Borgo antichissimo, sorto nei tempi bui del Medioevo attorno a un hospitale per viandanti e pellegrini sulle rive del torrente Turrite Secca, Isola Santa subì nel 1950 le conseguenze della costruzione di una diga per l’energia idroelettrica che costrinse, pian piano, gli abitanti ad abbandonare le casette sull’acqua, come avvenne per Vagli. 
Secondo la tradizione, le fate, gli elfi e i folletti sussurravano parole segrete a chi si trovava a passare da questo luogo.  I vecchi abitanti e i loro figli le compresero e vollero quindi restituire la bellezza antica a quel paesino mai dimenticato. E fu così che, grazie alla loro passione e caparbietà, a partire dagli anni 2000 nacque un progetto di restauro che riportò la vita sulle sponde del lago. In un lago dalle acque immobili e verdissime si specchia oggi un groviglio di edifici di pietra. Nelle vecchie case impreziosite da fiori si può soggiornare qualche notte e poi, nell’unico ristorante del borgo, ci si può rifocillare con le specialità garfagnine. Da visitare la chiesa di San Jacopo, risalente al Seicento, e il suo campanile (1899).

A circa 3 km da Isola Santa, lungo la strada provinciale di Valdarni, si trovano le “Marmitte dei Giganti”. Le marmitte sono cavità rotondeggianti scavate nel tempo dall’erosione dell’acqua e della ghiaia trasportata durante le piene. Il pittoresco nome deriva dalla forma di queste cavità che fa pensare ad enormi pentoloni, adatti appunto all’uso di personaggi giganteschi. 
Attorno ad Isola Santa non ci sono soltanto aspre montagne. Nei boschi che la circondano sorgono alcuni paesi da più di mezzo secolo completamente disabitati. Sono i paesi di Col di Favilla, Puntato, Campanice. I primi due, immersi in verdi castagneti, sono raggiungibili attraverso comodi sentieri in un’ora di cammino.


La Grotta del Vento

Un altro tesoro nascosto della Garfagnana è la Grotta del Vento, un bellissimo sistema di caverne che si sviluppa dentro la Pania Secca e nel quale sono stati ricavati alcuni itinerari turistici. 
La Grotta del Vento è una tra le più importanti grotte turistiche d'Europa. Ha tre percorsi turistici per la durata di 1, 2, o 3 ore e due itinerari avventura. L'itinerario di un'ora percorre gallerie caratterizzate dalla grande abbondanza di concrezioni tutte "vive" e di diversi colori. L'itinerario da due ore comprende il precedente percorso e prosegue scendendo di 75 metri fino a raggiungere la parte più profonda della grotta che è percorsa da un piccolo torrente sotterraneo. L'itinerario da tre ore comprende i primi due percorsi e prevede la risalita di un pozzo perfettamente verticale alto circa 80 metri. 
La Grotta ha un dislivello complessivo è di circa 120 metri ed è lunga circa 4500. L'unico ingresso conosciuto è a 640 m sul livello del mare, ma sicuramente ne esistono altri attorno ai 1400 m altrimenti non esisterebbe il forte vento che la caratterizza. Il vento è dovuto alla differenza di temperatura tra interno ed esterno. La temperatura interna è costante tutto l'anno ed è di 10,7 °C. In estate la temperatura interna risulta essere più bassa di quella esterna, di conseguenza l'aria interna essendo più densa quindi più pesante di quella esterna tende a scendere e ad uscire dall'ingresso inferiore. In inverno succede esattamente il contrario. All'ingresso turistico è stata registrata una velocità del vento superiore ai 40 km/h. 
A causa del forte vento freddo l'ubicazione dell'ingresso era nota agli abitanti di Fornovolasco fin dal 1800. In quel periodo venne costruita una piccola capanna proprio sul piccolo "foro soffiante" per sfruttare il vento come frigorifero naturale. Dalle informazioni che si hanno pare che la prima persona ad entrare all'interno della Grotta, agli inizi del Novecento, sia stata una bambina di quattro anni conosciuta con il nomignolo di Betta che, per gioco s'insinuò in questo piccolo "foro soffiante". Il passaggio era troppo piccolo per un adulto e la bambina percorse solo 10 metri e tornata all'esterno raccontò ai giovani, che la convinsero ad entrare, che la galleria continuava. La curiosità spinse questi giovani ad allargare l'ingresso e ad esplorare i primi 30 metri. In quel punto dove finalmente il soffitto si alzava e la progressione diventava più semplice, fu la paura per l'ignoto che li spinse a tornare all'esterno. 
Le prime spedizioni scientifiche, condotte da speleologi, iniziarono nel 1929 con un'esplorazione del Gruppo Speleologico Fiorentino. Scoprirono i primi 60 metri di galleria, si arrestarono davanti ad un sifone, una galleria a forma di U riempita d'acqua. Loro pensarono di aver raggiunto il fondo della grotta e che terminasse con un lago. Solo nel 1961 gli speleologi del Gruppo Speleologico Bolognese arrivando in un periodo di forte siccità riuscirono superare il sifone e a esplorare i primi 600 metri di gallerie. Da allora si sono susseguite varie esplorazioni che hanno portato lo sviluppo complessivo a circa 4500 metri.


La Fortezza delle Verrucole

La Fortezza delle Verrucole è una fortezza che si trova a San Romano in Garfagnana, in provincia di Lucca, di cui le prime testimonianze risalgono al Medioevo. 
Già il termine di Verrucole, che deriva sicuramente da verruca, fa capire facilmente come non si potesse scegliere una località migliore, arroccata e pietrosa, su cui costruire una fortificazione. La Fortezza medievale, che risale ai tempi in cui il feudalesimo e aveva come rappresentanti in zona i conti Gherardinghi, è sicuramente uno dei monumenti più conosciuti e negli ultimi anni oggetto di numerosi restauri promossi dal Comune di San Romano in Garfagnana, che ne è proprietario dal 1986. 
Se in origine il castello merlato è servito da abitazione signorile, successivamente è diventato, nell’epoca comunale, sede della Curia delle Verrucole, e successivamente presidio militare, con due castellani a comando di un relativo corpo di guardia, a difesa delle due Rocche, la Tonda a la Quadra, poste ai due estremi del colle. Sono della seconda metà del Quattrocento gli interventi che hanno reso il fortilizio così come lo vediamo oggi. Furono infatti necessari all’uso militare i due baluardi che sovrastano il paese di Verrucole, come il cunicolo che porta alla casamatta sotterranea. 
Leggende locali ancora oggi riportano come da qui doveva partire una galleria segreta che portava alla Rocca di Camporgiano, sede amministrativa della Vicaria a cui apparteneva il castello. 
Dalla terrazza della Rocca si ha un’idea completa del massiccio fortilizio e si gode, come scrisse un ingegnere dell’Ottocento, “il più bell’orizzonte della Garfagnana”.


l Ponte del Diavolo

Il Ponte della Maddalena (detto Ponte del Diavolo) attraversa il fiume Serchio nei pressi di Borgo a Mozzano, in provincia di Lucca. Al seguito della sua forma, del suo arco più alto, ampio e particolare, quasi inumano, questa perla dell'ingegneria è oggetto di molti racconti. 
Il Ponte della Maddalena è comunemente identificato come "Ponte del Diavolo". Come molte altre imprese che ai coevi parevano impossibili, la leggenda popolare ne attribuisce la costruzione al diavolo, il quale vien poi truffato in vari modi. 
La leggenda narra del capo muratore impegnato nella costruzione del Ponte che era molto preoccupato del ritardo accumulato nella stessa opera, date le continue ed impetuose piene del fiume. Una sera preso dalla disperazione cominciò a pronunciare sacrilegi tali da evocare Satana. Allora il Diavolo disse al capomastro che avrebbe completato lui stesso l'opera in una sola notte in cambio della prima anima che avesse attraversato il Ponte. Il capo muratore accettò e la costruzione fu ultimata. Il capomastro, disperato per l'imminenza del pesante tributo al Diavolo, corse dal Parroco del paese, il quale, ascoltata la confessione, escogitò uno stratagemma: fece attraversare il Ponte ad un cane, il Diavolo infuriato per il gesto scaltro lo prese e si buttò nelle acque del fiume senza mai più farsi rivedere. Si racconta inoltre che il cane, un pastore maremmano del tutto bianco, ogni tanto si veda passeggiare sul ponte nelle ultime sere di ottobre che rappresenti il diavolo che ancora cerca l'anima del capocantiere. Si dice anche di poter osservare sul fondo del fiume il corpo pietrificato del povero animale. 
Leggende simili si narrano per altri ponti come il Ponte Gobbo sul fiume Trebbia nella località di Bobbio o il Puente del Diablo a Martorell in Spagna. 
Ci sono altre versioni che parlano di un maiale che rincorreva una mela in cui il maligno adirato dalla beffa subita, si gettò nel Serchio, aprendo così un varco con gli inferi scatenando un pandemonio tale da lasciare segni sul fondo del fiume e nella mente degli abitanti. 
Non si sa bene se l'appellativo del passaggio in pietra sia dovuto ad una o l'altra storia, fatto sta che fra medioevo e rinascimento una nobildonna del posto, Lucida Mansi, era bella, prestante, potente, ricca e giovane con una tremenda paura per la vecchiaia. Ella faceva di tutto per evitare l'avanzare dell'età: alchimie, viaggi alla ricerca di saggi, fonti mistiche ed altro per non invecchiare. Una sera Lucida (o Lucilla) vagava per le vie del paese e passò sopra il Ponte della Maddalena (allora ancora così conosciuto) dove ebbe un incontro con il maligno il quale, conoscendo le sue paure, le propose di darle l'eterna giovinezza in cambio della propria anima. La sciagurata accettò. Così Lucida venne portata da Lucifero sul punto più alto del Ponte, dove il demonio fece precipitare l'anima della nobildonna nel fiume, e solo da un singolo istante di mera felicità illusoria, la contessa si accorse di essere perduta e si gettò lei stessa giù dal ponte.


Tradizioni popolari

In Garfagnana sono diffusi i racconti popolari su streghe, stregoni e su due folletti tipici della zona, il Linchetto e il Buffardello. 
Il linchetto è un folletto presente nella tradizione popolare della provincia di Lucca, sia in Lucchesia, che in Versilia, che in Garfagnana. Secondo il Vocabolario lucchese di Idelfonso Nieri, il linchetto è uno spirito non cattivo ma dispettoso, che va di notte, entra per le camere, scopre le persone, sconvolge, tramuta gli oggetti che ci sono e sghignazza delle burle che fa. Il nome deriverebbe dal latino incubus con agglutinazione dell'articolo, attraverso le forme lincubetto, lincuetto. Secondo l'italianista Felice Del Beccaro, infatti, il linchetto sarebbe un relitto del dio silvestre Fauno che nel suo aspetto di Incubus spaventava la gente e tormentava gli uomini con sogni cattivi e apparizioni. Racconti sul linchetto sono stati registrati nel 1984-1987 da Oscar Guidi nei comuni di Careggine, Castelnuovo di Garfagnana (ma solo nella frazione di Cerretoli), Fabbriche di Vallico, Gallicano, Molazzana (una sola persona, in località Brucciano), San Romano in Garfagnana, Colognora di Pescaglia, Vagli Sotto e Vergemoli. 
Il linchetto viene descritto come un essere che non ha niente di umano: si pensa che sia un animale simile al cane o al gatto oppure un uccello, o che sia un ibrido di specie diverse (topo, uccello e uomo). Sebbene molti dicano che è invisibile, un testimone oculare affermò trattarsi di una bestia nera avvolta da una nuvola di fuoco. Il linchetto vivrebbe in campagna o nelle periferie dei paesi e una volta fu visto vicino a un metato (essiccatoio per le castagne). 
Il buffardello, invece, è un folletto presente nella tradizione della Val di Serchio, Garfagnana, Versilia (Provincia di Lucca) e della Lunigiana (province di Massa Carrara e La Spezia). Varianti del nome sono bufardello, buffardella, bufardella, baffardello, bafardello, baffardella, baffardelle, bafarded, bafarded, beffardello, baffardejo ecc. A Gorfigliano, frazione di Minucciano, viene chiamato pappardello, a Sillano piffardello. Nella zona più prossima alla città di Lucca il Buffardello è sicuramente conosciuto in Val Pedogna (Comune di Pescaglia) nella valle di Camaiore, nella parte nord del comune di Massarosa e in alcuni paesi delle Pizzorne (ad esempio Corsagna di Borgo a Mozzano). Secondo il Vocabolario lucchese di Idelfonso Nieri, il buffardello è un folletto, diavoletto curioso, presso a poco come il linchetto. 
Racconti sul buffardello sono stati registrati nel 1984-1987 da Oscar Guidi nei comuni di Camporgiano, Careggine, Castelnuovo di Garfagnana, Castiglione di Garfagnana, Fabbriche di Vallico, Fosciandora, Gallicano, Giuncugnano, Minucciano, Molazzana, Piazza al Serchio, Pieve Fosciana, San Romano in Garfagnana, Sillano, Vagli Sotto, Vergemoli, Villa Collemandina. 
Sebbene in alcuni casi si ignori che cosa sia esattamente e in altri lo si identifichi con il linchetto o con il diavolo, il buffardello è generalmente descritto come un essere antropomorfo di piccole dimensioni (attorno al mezzo metro, tanto che viene paragonato a uno gnomo o a un nano) e vestito di indumenti di colore rosso (a volte tutto il vestito, altre volte solo un berretto) e avrebbe anche delle scarpe a punta. In alcuni casi è descritto come un bambino o comunque senza barba, in altri come un vecchio con la barba (in certi casi definita di colore rosso). Le sue mani sono state bucate da San Giovanni affinché non soffocasse più le persone durante la notte. A volte lo si vede seduto su un mucchio di fieno o su un albero.


Molto diffusi in Garfagnana (almeno fino agli anni ottanta) sono i segnatori, i guaritori tradizionali della zona. 
Il segnatore è un guaritore tradizionale della Garfagnana ancora diffuso nell'area fino agli anni ottanta, epoca in cui furono censiti e intervistati dallo scrittore Oscar Guidi per una ricerca poi pubblicata per la prima volta nel 1987. I segnatori sono esistiti anche in Lunigiana, mentre nella Lomellina esisteva una figura analoga denominata segnona, che operava con metodi simili e su malattie simili, ma la tradizione sembra essere stata interrotta dalle segnone nate attorno agli anni venti-trenta. 
La procedura adottata dal segnatore per curare il problema del paziente si chiama segnatura e consiste in alcuni segni (da cui il nome) fatti con la mano o con alcuni oggetti specifici sulla parte del corpo interessata dal problema, associati ad alcune formule, in genere (ma non sempre) di carattere cristiano, specifiche per le varie affezioni. La segnatura riguarda sia esseri umani che animali e viene eseguita per affezioni leggere o malattie non gravi, ma viene usata anche per problemi di natura più psichica; negli animali si segnano generalmente il malocchio, le verruche (soprattutto alle mammelle) e la mastite (o mammite come è nota localmente), si usa più o meno la stessa pratica usata per gli umani, ma senza formule. La segnatura può riguardare anche un terreno coltivato che si cerca di liberare dai parassiti delle coltivazioni.

Importante tradizione popolare sono i natalecci di gorfigliano enormi torri di ginepro "tessute" intorno a un albero di cerro o di castagno, che vengono incendiate il 24 dicembre come tradizione millenaria.


Tradizione popolare molto recente è, invece, il pranzo della vigilia di Natale a Castelnuovo di Garfagnana, dove tutti i giovani del paese si ritrovano a pranzo nel centro storico del paese.

Fonti:

http://www.verdeazzurronotizie.it 
http://www.giornirubati.it 
http://www.isolasanta.it 
http://www.turismo.garfagnana.eu

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