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La Puglia si conferma tra le cinque regioni più attive nell'export


30/09/2019

Emilio Bianchi, Direttore di Senaf

Una Puglia che guarda all’estero, capace di affermarsi sui mercati internazionali e di crescere più delle macro-aree del Nord Italia, posizionandosi tra le 5 regioni più dinamiche per export. Lo hanno evidenziato i dati ISTAT del II trimestre 2019, che segnano un aumento del +10% per il territorio, e lo conferma l’Anteprima dell’Osservatorio Mecspe focus Puglia, presentata da Senaf presso la Nuova Fiera del Levante. 
Il 26% degli imprenditori pugliesi intervistati dichiara di realizzare all’estero fino al 10% del proprio fatturato, il 13% dal 10% al 25%, un altrettanto 13% si spinge tra il 25% e il 45%, il 9% dal 45% al 70%, mentre il 7% supera ben il 70%. Le aree geografiche a cui ci si orienta maggiormente vedono un dominio prevalente dell’Europa (Unione Europea), indicata da quasi 9 PMI su 10, interessate principalmente a Germania (45%), Francia (39%) e Spagna (37%). Il 29% guarda anche all’Europa extra-UE, al Nord America (21%), all’Africa e all’America Latina (16%), mentre Medio Oriente e Russia (13%), Asia (10%), Oceania (8%) rappresentano gli altri mercati di sbocco. 
Una propensione guidata da una crescita del fatturato, che nel I semestre 2019 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ha riguardato il 67% delle testimonianze raccolte. La visione per i prossimi mesi dell’anno è di un’ulteriore crescita, seppur lieve (dal +2% al +5% per il 37%), forte per il 33% (dal +5% al +25%) e oltre il 25% per il 6% delle risposte. In generale, poco più della metà prospetta un andamento del mercato in positivo nei prossimi 3 anni e il 37% prevede che sarà stabile.  Anche il processo di trasformazione digitale è a buon punto, lo riconosce il 65% degli imprenditori che indica come molto o abbastanza la crescita aziendale raggiunta in quest’ottica. Se però l’ostacolo della connettività sembra essere pienamente risolto (il 94% dichiara di averla già introdotta) e la sicurezza informatica è indicata dal 77% come l’aspetto tecnologico su cui si è maggiormente investito, rimangono alcune criticità che spesso impediscono il salto. A partire dalla burocrazia, che ha un grave freno per il 31% dei rispondenti, seguita dall’incertezza normativa (22%), dalla dilatazione dei tempi giudiziari in caso di controversia (19%), dai tempi di pagamento (16%) e dagli aspetti fiscali (14%). 
La formazione si rivela la strada migliore per raccogliere appieno le opportunità offerte dalla rivoluzione industriale e l’Imprenditore/Top Manager è riconosciuta come la figura più adatta a valutare le competenze digitali e 4.0 in azienda, indicato dal 59% rispetto all’Innovation Manager e Responsabile Progetti I4.0 (22%). Per portare l’innovazione in azienda, workshop e convegni (65%) e il trasferimento di conoscenza (61%) sono gli strumenti più utili, ma non mancano la partecipazione a fiere specializzate (42%), la consulenza mirata (36%), la tutorship di un’Università (27%), così come il confronto con aziende analoghe (23%). 
Le Università rimangono il riferimento più importante per quanto riguarda la ricerca di nuove professionalità che facciano fronte alle sfide dell’Industria 4.0, scelte da 6 imprenditori su 10, seguite dagli Istituti tecnici (29%). Anche web e social, in particolare LinkedIn, sono strumenti ormai sempre più considerati per il recruiting specializzato: il 23%, infatti, se ne serve, ma un altrettanto 23% continua ad utilizzare anche canali tradizionali, come le agenzie di ricerca del personale.

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