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L’amicizia fra ricamatrici? Può risultare magica e aiutare a diventare libere e indipendenti

A vent’anni di distanza dalla pubblicazione de La ragazza con l’orecchino di perla Tracy Chevalier trasporta il lettore negli anni Trenta. Dando voce a una donna fragile e impaurita che riesce a riscattarsi e a vivere con le proprie forze alla faccia dei pregiudizi


06/04/2020

di Lucio Malresta


Ci aveva incantato vent’anni fa, Tracy Chevalier, con La ragazza con l’orecchino di perla, un bestseller internazionale che in seguito sarebbe stato travasato anche sul grande schermo per l’interpretazione di Scarlett Johansson. Un intrigante affresco della società olandese del diciassettesimo secolo, e più in particolare di quella in essere a Delft, una prospera cittadina imbastita su un ben oliato ordine sociale: ricchi e poveri, cattolici e protestanti, signori e servi. In tale contesto, quando viene assunta come domestica in casa del celebre pittore Johannes Vermeer, Griet, una bella ragazza di sedici anni ha un suo preciso compito: quello di accudire i sei figli dell’artista, senza urtare la suscettibilità della suocera e, soprattutto, non irritare l’irrequieta moglie del pittore. Purtroppo le cose andranno in modo diverso: Griet e Johannes Vermeer finiranno infatti per condividere complicità e sentimenti, tensione e inganni. 
Di tutt’altra farina risulta invece impastato La ricamatrice di Winchester (Neri Pozza, pagg. 288, euro 18,00, traduzione di Massimo Ortelio), un romanzo a sua volta cucito a maglie strette su una donna segnata dalla vita - siamo nel 1932 in Inghilterra - che cercherà di riscattare una libertà fortemente condizionata dalla famiglia e dagli eventi, dalle convenzioni e dai pregiudizi. A fronte di una storia senza tempo, per dirla come il Sunday Times, capace “di illuminare la vita ordinaria di persone comuni”. Una storia che - ha ribadito Usa Today - “renderebbe orgogliosa Jane Austen”. Non a caso la vicenda, tiene a precisare l’autrice, è ambientata a Winchester dove è sepolta proprio questa grande scrittrice “che ammiro senza riserve”. 
A tenere la scena in questo intrigante lavoro è un periodo storico difficile per le donne. E nemmeno l’Inghilterra imperiale sembra aver risparmiato umiliazioni alle suddite di sua Maestà, che vengono ancora chiamate a scegliere tra famiglia e lavoro, tra matrimonio e un nubilato maldestramente etichettato come una sprezzante condanna. Insomma, un periodo non facile in cui poche ragazze arrivavamo a studiare e la maggioranza doveva accontentarsi di lavori malpagati. 
Come nel caso di Violet Speedwell, la protagonista del libro, una donna inizialmente fragile e impaurita che, strada facendo, riuscirà a diventare forte e determinata. Ha trentotto anni Violet quando la incontriamo, ed è una di quelle signorine cui la bigotta e ipocrita società inglese di quel periodo richiede unicamente di votarsi alla cura dei genitori e di tenere un comportamento moralmente non riprovevole. 
“Anche lei, al pari di tante, fa parte del poco invidiato club delle donne in eccedenza, come vengono additate le nubili rimaste tali anzitutto a causa della penuria di giovani uomini, penuria imputabile alla grande guerra che si è conclusa da meno di tre lustri. Sui campi di battaglia del vecchio continente sono infatti caduti anche un fratello e il suo fidanzato Laurence”, morto a Passchendaele insieme a migliaia di altri soldati. Si tratta di “perdite incolmabili, che bruciano come ferite sempre aperte nella sua esistenza scandita dalla routine familiare e i ritmi del lavoro”. 
Vista la situazione, Violet decide di trasferirsi da Southampton a Winchester per sottrarsi alle angheria della madre, una donna dal brutto carattere che, anziché sostenerla, finisce per distruggerla. E a Winchester riesce a trovare lavoro come dattilografa presso una compagnia di assicurazione e ad aver accesso all’associazione delle ricamatrici della cattedrale, fondata da Louisa Pesel (“Una figura realmente esistita, morta nel 1947, che - annota l’autrice - inizialmente volevo come protagonista, salvo preferirne una di totale fantasia”) e diretta con pugno di ferro dalla signora Biggins. Anche perché i cuscini artistici realizzati sono destinati a durare nei secoli. 
Sta di fatto che mentre impara la difficile arte del ricamo, Violet stringe amicizia con l’esuberante Gilda, una strana quanto affabile compagna di lavoro con qualche peccatuccio al seguito, e conosce anche Arthur, il campanaro dagli occhi azzurri. Due incontri che le risveglieranno la consapevolezza che ogni destino può essere sovvertito se si ha il coraggio di sfidare i pregiudizi; due incontri che dimostreranno, inoltre, come a volte basta un niente per cambiare il filo conduttore di una vita, aprendo nuovi quanto imprevedibili orizzonti. In altre parole la vita potrebbe tornare a sorriderle. Ma Violet saprà sorridere di nuovo alla vita? 
Per la cronaca, Tracy Chevalier è nata il 19 ottobre 1962 a Washington, per poi trasferirsi nel 1984 in Inghilterra, dove avrebbe lavorato come editor fino al 1993 quando decise di seguire un corso di scrittura creativa all’East Anglia. E nel Regno Unito (che lei vorrebbe ancora nell’Unione europea) tuttora vive con il marito e un figlio. Lei che, ci mancherebbe, sta lavorando a un nuovo libro che ci riguarderà da vicino, in quanto ambientato “nelle vetrerie di Murano”. 
Lei che dopo aver debuttato con La Vergine azzurra, aveva incassato un robusto successo, oltre che con La ragazza con l’orecchino di perla, anche con Quando cadono gli angeli, La dama e l’unicorno, L’innocenza, Strane creature, L’ultima fuggitiva, I frutti del vento, Il ragazzo nuovo e, ora, con La ricamatrice di Winchester. Un libro, quest’ultimo, che induce alla riflessione sulle tante ingiustizie al femminile della storia e che merita, pertanto, di essere letto.

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