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La "cerchiatura del quadrato": un'urgenza dei nostri tempi

Intervistiamo Andrea di Furia, in occasione dell'uscita del suo nuovo libro Inviato speciale


30/11/2014

di Giovanni Melandri

Nonostante il titolo, Inviato speciale, la cerchiatura del quadrato, Andrea di Furia non ha scritto un romanzo sul giornalismo, ma su temi di economia, politica e cultura anche attualissimi come l'Economia solidale o l'uso di strumenti non monetari come lo Scec, nato per ovviare alla crescente scarsità della circolazione monetaria e irrobustire il potere d'acquisto delle persone.

Disorientati da decenni di disattenzione e deleghe in bianco alla politica si è persa di vista quella Bussola sociale istintiva che ancora orientava i nostri predecessori dell'800, ma che di fatto era il portato ultimo della civiltà greco-romana. Quella Bussola sociale si è liquefatta, è ormai molle come uno degli orologi di Salvador Dalì.


E con l'arguzia di sempre, l'autore ripristina i punti cardinali sociali ignorati dai moderni Apprendisti stregoni-tecnocrati e riattiva la conoscenza di quell'Ago della Bussola sociale che altrimenti vegeta inosservato nella crescente involuzione attuale. L'abbiamo intervistato.

Economia italiana: «Quindi, se non è un giornalista, il protagonista del suo libro chi è?».

Andrea di Furia: «Un Diavolo: Giunior W. Berlicche. Un Top manager della tentazione sociale. Uno che la sa lunga. Che, terminato il master in damnatio administration alla prestigiosa Furbonia University, è diventato l'Inviato speciale di un'infernale testata online del malaffare mediatico: il Daily Horror Chronicle.inf».

E.I: «Perché un Diavolo?».

AdF: «Un altro protagonista avrebbe patito le etichette che oggi spengono qualsiasi dialogo sociale: ma questa è proprio la sua funzione, spingere l'Uomo moderno a ragionare con la pancia dell'ideologia politica, o con l'aridità dell'utilitarismo economico o con l'intollerante dogmatismo culturale, mentre la cultura dev'essere appiattita su di una delle altre due dimensioni sociali o bandita nell'ottundente narcòsi dei reality show, dei videogiochi, delle droghe e dei doping».

 


E.I: «Una sottile ironia permea le pagine di Inviato speciale, la cerchiatura del quadrato, ma ambientarle in una Università infernale del malaffare è solo un escamotage di fantasia?».

AdF: «Tutt'altro. Questa ambientazione fuori dal comune è davvero necessaria per farci uscire dal ghetto mentale in cui ci siamo ficcati da troppo tempo. Dobbiamo tornare a respirare aria pulita nel sociale, non manipolata dall'esterno come avviene oggi ad esempio nel caso dell'Ucraina, e neppure condizionata da abitudini di pensiero, magari valide decenni fa. Quando infatti parliamo di temi sociali - come il lavoro, le tasse, l'Europa, la Fed e così via - difficilmente ci si distoglie dalle nostre usuali opinioni, dalle nostre simpatie e antipatie, dalle nostre inclinazioni. In più ormai si tende ad etichettare tutto, tanto che la stessa parola contiene un significato diverso a seconda di chi la pronuncia, ma pochi ci fanno caso».

E.I: «Può fare un esempio?».

AdF: «La parola Democrazia se viene pronunciata da un idealista sottintende il concetto di governo del Popolo e non di un Monarca o di un Direttorio o di un Dittatore. Se la pronuncia invece un Banchiere internazionale sottintende il concetto di gabbia d'oro da cui gli idealisti non possono più uscire e al contempo quello di copertura delle proprie utilitaristiche intenzioni dittatoriali oligarchiche».

E.I: «Nel libro ci sono molti riferimenti alla Rivoluzione francese. Che valenza ha oggi a 200 e passa anni di distanza?».


AdF: «Sostanzialmente non è stata ancora realizzata. Si è stoltamente pensato che le tre dimensioni (economia, politica e cultura) si equilibrassero "automaticamente" all'interno dello Stato Moderno. La medesima pretesa illusoria che oggi hanno i Liberisti rispetto ad un mitico Mercato che si regola da sé. Non esiste automatismo che sia vantaggioso per l'uomo: senza il controllo dell'uomo il sistema sociale diventa antisociale. Oggi, che è allo sbando, lo vediamo bene».

E.I: «Lei è contro il libero Mercato?».

AdF: «Si può non essere contro una menzogna? Il Mercato deve essere al servizio delle esigenze e dei bisogni dell'Uomo moderno, delle Comunità e dell'Ambiente. Per poterlo fare dev'essere "fraterno", non "libero". Se il Mercato è fraterno, la libera iniziativa individuale non può che regolarsi sui consumi essenziali (crescita controllata), sull'economia reale, sul rispetto dell'ambiente, sulle esigenze delle Comunità insistenti sul territorio, sulla motivazione del fare bene le cose perché tutti, fraternamente, ci guadagnano».

E.I: «E se invece il Mercato è "libero"?».

AdF: «Se il Mercato è libero, la libera iniziativa individuale diventa egoistico "arbitrio". E non può che regolarsi sulla produzione (crescita fuori controllo), sulla finanza sfrenata, sullo sfruttamento dell'ambiente, sulle esigenze degli Speculatori, sulla motivazione unica del denaro come moneta-merce. Il libero Mercato è al servizio esclusivo dei pochissimi che controllano la moneta: gli azionisti delle banche, attivi negli Stati attraverso i politici. Oggi al 99% veri e propri analfabeti sociali di ritorno».

E.I: «Li definisce tali con affetto, mi sembra. Perché?».

AdF: «In sostanza, qui c'è il difetto principe della scienza moderna orientata materialisticamente: uniformizza tutto, sintetizzando le uguaglianze e rimuovendo le diversità. Cosicché tantissimi tra noi, nel sociale, non sanno distinguere idea e realtà: ossia l'idea dal contesto o l'intenzione dallo strumento».

E.I: «Mi faccia capire».

AdF: «Se ho l'idea di costruire una Casa non penserei mai di confondere questa intenzione con le fondamenta reali della Casa. Le fondamenta, su cui si basa la "strutturazione" della Casa, non sono un'idea, sono una cosa concreta. Se non me ne occupo e ad esempio, senza badare a loro, costruisco un meraviglioso progetto su un terreno paludoso... ebbene quella Casa non ha un futuro, nasce già ingoiata dalla palude. Tempo e risorse sprecate. Nel sociale facciamo la stessa cosa da 220 anni. Non ci occupiamo della strutturazione sociale, ossia del contesto mono-bi o tridimensionale: ovvero delle fondamenta del sistema e così ogni iniziativa affoga nella palude antisociale degli sprechi e dei privilegi. Spessissimo c'è chi identifica le fondamenta del sociale (=il contesto, lo strumento) con le intenzioni (=le riforme, le soluzioni, il cosa si dovrebbe fare ecc). Più analfabeti sociali di così...».

E.I: «Alle criticità che, anche all'interno della nostra Rubrica, osserva nel nostro sistema sociale malsano: quale rimedio ritiene di poter proporre».

AdF: «Se non si vuole che il chaos sociale attuale progredisca ancora e si esprima con la forza bruta priva di pensiero, innanzitutto urge la comprensione che un sistema monodimensionale - in cui un'unica dimensione sociale (politica/economia o cultura che sia) domina e prevarica le altre due - è destinato alla dittatura antisociale anche se straparla di democrazia e di diritti inalienabili del popolo. Mentre un sistema bidimensionale, in cui ad esempio politica ed economia sono in conflitto perenne, porta al controllo ideologico delle Comunità e alla schiavitù delle Persone».

E.I: «Quindi?».

AdF: «Resta solo, armonica e sana per questi nostri nuovi tempi, la Società tridimensionale: in cui le tre dimensioni sono in equilibrio, con l'uomo al centro, e ognuna che si occupa esclusivamente del suo istituto chiave: la politica dello Stato (non di Mercato o Scuola); la cultura della Scuola (non di Stato o Mercato); l'economia del Mercato (non di Stato o di Scuola). Solo su queste fondamenta sociali strutturalmente equilibrate si possono fare sane riforme, altrimenti finiscono tutte, come quella Casa sopradescritta, nella palude degli sprechi e dei privilegi antisociali».


E.I: «Diceva innanzitutto: e poi?».

AdF: «Occorre che ci riappropriamo della Bussola sociale che abbiamo perso nel ‘800 correndo dietro ad ideologie che oggi esprimono solo sterile conflitto bidimensionale, o nel ‘900 dietro all'idolatria monetaria liberista che oggi esprime solo la monodimensionale dittatura delle Banche internazionali e la schiavitù dei Popoli... per parecchie prossime generazioni».

E.I: «Da un decennio in particolare vediamo realizzarsi il contrario di quello che racconta chi ci governa. Prodi raccomandava l'euro perché gli stipendi sarebbero stati più ricchi e sono più poveri. Berlusconi parlava di milioni di posti di lavoro in più, ma sono quelli in meno che si sono realizzati assieme al precariato e alla perdita dei diritti acquisiti... tranne che per i grandi burocrati dello Stato. Cos'è successo?».

AdF: « Se non vogliamo credere che il Diavolo ci abbia messo lo zampino, dobbiamo però considerare che tutti costoro hanno cercato e cercano - anche adesso con l'austerity europea - solo la dogmatica e irresponsabile quadratura del cerchio, ottenendo l'esatto contrario di quello che dicevano.

Pertanto, se non vogliamo continuare a fare - come queste teste quadre fanno ossessivamente - il danno alle Comunità e alle Persone sui territori, in Europa e nel Mondo, allora diventa inevitabile riappropriarci consapevolmente di quella Bussola sociale che ci orienta a perseguire, piuttosto, la tridimensionale e responsabile cerchiatura del quadrato.      Buona lettura».

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