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La democrazia più antica del mondo ritorna sovrana

Boris Johnson ha dimostrato che rispettando il popolo si vince. E in Italia? Ci dobbiamo purtroppo accontentare delle Sardine, unica forza al mondo a protestare contro chi non è al Governo


16/12/2019

di Sandro Vacchi


E’ proprio vero. Sono apartitici, apolitici, il nuovo che avanza, la partecipazione dal basso… e chi più ne ha più ne metta. Le “fake news” sulle Sardine si moltiplicano, per la semplice ragione che le Sardine stesse sono una fanfaluca. 
Il nuovo che avanza? «Era dal Sessantotto che non si vedeva un movimento così, basato sull’ “amore”», dice l’attore e architetto Nicola Civinini al raduno romano di Piazza San Giovanni. Apolitici? «La sinistra non deve mettere il cappello sulle Sardine. Deve piuttosto riguardare il mare, la sua profondità», poetizza Niki Vendola, anch’egli tra la folla. Ricordate Vendola? Uno che con la sinistra non ha nulla a che spartire, vero? 
«Aiutateci a tornare in mare con le nostre navi», ha invocato Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch, sulla stessa piazza romana. Che strano: non sono le stesse parole dei buonisti- globalisti-paracomunisti? Non è l’appello all’accoglienza incondizionata, e soprattutto redditizia, per le cooperative, ma ancor più anti-salviniana? E che dire di coloro che si autoproclamano “partigiani del 2020”? Figurati se potevano mancare i “partigiani”, veri ma specialmente fasulli, nel “nuovo che avanza”. 
Questa è l’Italia che a passi veloci si avvia verso il cambiamento e la modernità. Per la precisione, è quella parte d’Italia che vorrebbe rappresentare l’élite: intellettuale, politica, morale e tutto ciò che volete, ma rigorosamente autoreferenziale. Come a dire che se la cantano e se la suonano. 
Nel frattempo il mondo butta sistematicamente all’aria le certezze di quella che si ritiene la parte migliore degli italiani. 
In Gran Bretagna alcuni milioni di buzzurri, ignoranti, vecchi e poveri, secondo la sobria analisi dei professorini dei miei stivali, hanno dato al Partito Conservatore di Boris Johnson uno dei maggiori trionfi della sua storia. I Tories stanno riscoprendo l’orgoglio dei tempi della Thatcher e si preparano a un’operazione tenuta per più di tre anni in congelatore dalla burocrazia eurocratica, vale a dire la Brexit, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Si tratta semplicemente di una cosa battezzata come impossibile dagli eurofanatici; irredimibile, direbbe il ministro dell’Economia italiano Roberto Gualtieri. 
Il nostro “nuovo” è invece Mattia Santori, capobranco delle Sardine, un trentenne nemmeno capace di parlare a braccio: in piazza San Giovanni il discorso lo leggeva, a anche maluccio. Ma chi glielo aveva scritto? Forse Giovanni Cuperlo, “ghost writer” di Massimo D’Alema? Qualche sospetto sorge, scorrendo la lista di banalità assortite profuse dal Sardino. 
Però è Boris Johnson il rappresentante dei poco istruiti e dei lavoratori poco qualificati, secondo Alan Friedman, l’“esperto” che parla come Ollio. Perché loro, i Migliori, sono così: classisti, quando non razzisti veri e propri, alla faccia della loro autoproclamata superiorità morale e intellettuale. La cosa che gli riesce meglio è insultare, molto meno vincere le elezioni. Trump negli Stati Uniti e Salvini in Italia sono esempi lampanti di questo processo mentale della sinistra che ha perduto ogni contatto con la realtà e con la propria base, al punto di non essere più sinistra: presto si ridurrà a percentuali di Partito liberale di una volta, e ormai il suo target di votanti è quello. 
Mentre il mondo svolta, i Migliori continuano a guidare con gli occhi chiusi dell’ideologia. Almeno l’inglese Jeremy Corbyn ha avuto il buon gusto di chiedere scusa agli elettori del Labour, mentre da noi i vari Zingaretti, Bersani, Vendola e Sardine sproloquiano di cambiamento e “rivoluzione” dal basso, senza però accorgersi di quanto gli succeda attorno. E gli ignoranti sarebbero gli altri, vero? 
Se in Gran Bretagna non hanno saputo fare di meglio che candidare un veterocomunista come Corbyn, e se in Italia si affidano a vecchi catenacci usciti dalle Frattocchie, scuola dei quadri PCI, oppure a mezze figure come Martina e Zingaretti, la colpa sarà degli avversari oppure del prosciugamento della base elettorale, del bacino di voti, dei simpatizzanti, più pronti dei sedicenti maestri a cogliere e comprendere il mondo che cambia? Come se giganti del pensiero come la Fedeli o la Bellanova fossero fanatiche leghiste… 
Il vilipeso Johnson se lo sognano al Nazareno. Laureato a Cambridge, autore di una fondamentale biografia su Winston Churchill, già sindaco di Londra e poi ministro degli Esteri, estroverso, palesemente intelligente, determinato e che mantiene le promesse, pensate forse che potrebbe albergare nella sinistra allo zucchero filato all’italiana? 
E’ cambiata la mappa politica della più antica democrazia moderna. Finiscono le speculazioni sull’eventualità di un secondo referendum che annulli l’esito del primo, sgradito a Lor Signori. Mario Monti era arrivato a definire il referendum britannico e il suo esito “un incidente della storia, un eccesso di democrazia”. Proprio così: quando perdono, i Migliori se la prendono con la troppa democrazia. Per loro sarebbe auspicabile non andare alle urne tanto di frequente. Guardate che cosa accade in Italia… 
Da quando ha votato per la Brexit, la Gran Bretagna è andata meglio di prima: il Pil è cresciuto di cento miliardi, la disoccupazione è scesa dal 5 al 3,8 per cento, le esportazioni sono aumentate, gli investimenti stranieri anche, alla faccia degli eurofanatici, dei globalisti, dei dispregiatori della volontà popolare, i quali prevedevano più di mezzo milione di disoccupati in più, una perdita del Pil del 4 per cento e un taglio dei salari del 2,8. Complimenti! O sono incompetenti, ma allora non facciano la moraletta agli avversari, oppure sanno di mentire, quindi agiscono nell’interesse non popolare ma di altri. Finché la parola Onore aveva ancora un senso, questo si sarebbe definito tradimento. Ma oggi, soprattutto in Italia? Qui un primo ministro presiedeva un governo coi verdi e il giorno dopo ne guidava uno coi rossi. Di Maio giura su San Gennaro che mai starà con il PD e oggi ci governa insieme. E diversi suoi compagni di partito passano alla Lega, consci che la nave affonda. E c’è chi promuove un nuovo governo e, appena nato, lo abbandona a sé stesso e fonda un proprio partitino, alla disperata ricerca di visibilità. In questo Paese se speroni una motovedetta della Finanza finisci da Fabio Fazio e non in galera. In Italia non esiste più l’onore, in quanto non esiste più nemmeno l’Italia, la politica è voto di scambio, il disgusto dei cittadini è testimoniato dall’astensionismo crescente. Quando si va a votare, cioè lo stretto indispensabile. 
Per un Paese sul letto di morte come il nostro, preda di redditi di cittadinanza e di pensioni di fame, di lavoro che sparisce e di multinazionali straniere che ci colonizzano, esistono Paesi come la Perfida Albione, orgogliosamente indipendenti e padroni dei propri destini. 
Adesso è l’Unione europea che trema. La Brexit è l’inizio della fine di un sistema autoritario, centralista, diremmo sovietico, dal quale sembrava impossibile liberarsi. Così ci dicevano i soloni, di casa nostra come di Casa Europa, e quelli dell’“irredimibile” purificazione del Meccanismo Europeo di Salvaguardia, quelli dell’intoccabilità dell’euro, moneta che comincia a essere disconosciuta perfino dalle sue levatrici. 
I palazzi del potere, le stanze ovattate delle cancellerie e delle banche, l’altissima finanza ma anche le cooperative di accoglienza-profughi (o similari), gli scafisti, i padroni del vapore che mandano in avanscoperta le Sardine di turno, o meglio le mandano a farsi friggere, soccombono regolarmente, e da ultimo anche di frequente, al cospetto del Demos, il popolo, che dà nome alla democrazia. Ci sono voluti secoli per conquistarla, e fiumi di sangue, e sovrani illuminati. Come la vecchia regina che, lassù a Londra, si guarda bene dal contestare la decisione del suo popolo, e affida nuovamente il governo a quel pazzerellone di Boris, il conservatore più progressista che ci sia: progressista vero, non da operetta come quelli che conosciamo, vecchie glorie oppure Sardine fresche che siano. 
L’Unione europea è un club, nel quale dovrebbe essere lecito entrare e uscire, naturalmente pagando la quota associativa. Se rimanere nel club non è divertente, oppure non paga e costa troppo, perché mai dovrebbe essere vietato andarsene? Allora non sarà una prigione? E chi è mai così irresponsabile di mettersi in galera da solo? 
Eppure Lor Signori la vedono proprio così. In nome dell’Europa unita (sarà…), senza guerre (e la Jugoslavia?) e tutti sullo stesso piano (già, i tedeschi obbediscono ai greci). Vadano finalmente a farsi un giro in birreria con il loro tedoforo Juncker, godendosi in sbornie le balle che hanno fatto ingoiare ai loro sudditi. E ringrazino che i poveri ignoranti sono anche buoni e non applicheranno le raccomandazioni del curato Jean Meslier: «Il più ardente dei miei desideri sarebbe che l’ultimo re venisse impiccato con le budella dell’ultimo prete». 
Dato che disporranno di molto tempo, almeno in Italia i Migliori dei miei stivali potrebbero leggere, sempre che ne siano capaci, un libello in un centinaio di pagine appena uscito per Giubilei Regnani. Si intitola “(Dis)Unione europea” e l’ha curato Federico Cartelli, giovane studioso, che non è una Sardina, ma semmai un pesce pilota. Nel capitolo sulla Brexit, Giovanni Sallusti scrive della Thatcher. Nell’ottobre del 1990 la lady di Ferro parlò alla Camera dei Comuni: «Il presidente della Commissione europea, il signor Delors, ha detto che vorrebbe trasformare il Parlamento europeo nel braccio democratico della Comunità, la Commissione nel suo potere esecutivo e il Consiglio dei Ministri nel suo Senato. No! No! No! Probabilmente il Partito Laburista vorrebbe accettare facilmente tutto ciò. Probabilmente sarebbe d’accordo nell’adottare una moneta unica e abolire la sterlina. Probabilmente, essendo totalmente incompetente in politica monetaria, sarebbe anche contento di lasciarne la completa gestione e responsabilità a una banca centrale europea. Ma che senso ha cercare di essere eletti in Parlamento solo per rinunciare alla sterlina per cedere i poteri di questa Camera all’Europa?». 
Era la Thatcher. Non Mario Monti, che nel 2016, la sera della Brexit, “si aggirava spaesato per i talk show italiani, balbettando che non si affidano decisioni strategiche alla volontà popolare”. Proprio così, da “sincero democratico”.

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