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La libertà di stampa e il reato di diffamazione: due pesi e due misure?

I casi? Quelli di Luana De Francisco e di Gianluca Versace. E dire che l'Art. 21 della Costituzione...


27/05/2019

di Mario Pinzi


In Italia l’Art. 21 della Costituzione sancisce la libertà di stampa e recita: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». 
Di contro, nell'ordinamento giuridico italiano (articolo 595 del codice penale) è previsto il reato di diffamazione, definito come l'offesa all'altrui reputazione, comunicata a più persone con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di comunicazione. Questo reato è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 1.032 euro. 
Su questi due punti fondamentali la legge o, per meglio dire, il giudizio dell’Ordine dei Giornalisti e del relativo Consiglio di Disciplina, organo deputato a vigilare sulla deontologia e di conseguenza sull’azione disciplinare degli iscritti, dovrebbe essere uguale per tutti, indipendentemente dal ruolo e dalla carica ricoperti e dall’orientamento di tipo politico. 
Ma è davvero sempre così? Il caso di Luana De Francisco, vice capo servizio al Messaggero Veneto, e di Gianluca Versace, giornalista e volto televisivo di Canale Italia, lasciano aperti molti interrogativi e accendono il dibattito: probabilmente nel nostro Paese esistono ancora forme di censure e di limitazioni alla libertà di stampa, di cui forse troppo spesso ci vantiamo. 
Luana De Francisco è giornalista e vice capo servizio al Messaggero Veneto di Udine (Gruppo GEDI- L'Espresso) e ricopre il ruolo di segretaria del Consiglio di disciplina territoriale dell'Ordine dei Giornalisti del Friuli-Venezia Giulia. Tra il 2012 e il 2013 scrisse sulla sua pagina Facebook alcuni post in cui riportava alcune considerazioni molto pesanti su Silvio Berlusconi e sui suoi elettori. Questi post attirarono in particolare l’attenzione di due lettori, Tiziano Lanza e Luciano Lincetto, decano dei giornalisti veneti, che ritennero opportuno segnalare l’accaduto al Consiglio di disciplina territoriale, inviando nella sede regionale di Corso Italia a Trieste una segnalazione formale. I due ritennero, infatti, che Luana De Francisco si fosse resa protagonista di espressioni diffamatorie e ingiuriose nei confronti di una parte politica, compromettendo così in modo grave e insanabile la necessaria terzietà e imparzialità legata al delicato ruolo ricoperto dalla giornalista proprio in seno al Consiglio di disciplina territoriale del Friuli-Venezia Giulia. E non è accaduto nulla. 
Ma veniamo a quello che è capitato a Gianluca Versace, giornalista e volto televisivo di Canale Italia. Alcuni mesi fa, Gianluca Versace ha ricevuto un provvedimento disciplinare dallo stesso Consiglio di disciplina per aver rilasciato un’intervista ad un personaggio grottesco vestito da fascista, Ferdinando Polegato, durante la trasmissione Notizie oggi senza prendere chiaramente le distanze dalle sue affermazioni. I fatti risalgono a novembre 2017. Anche in questo caso ci fu una segnalazione, da parte di un telespettatore di Lucca, che si era sentito offeso dalla presenza in trasmissione di un personaggio vestito come un gerarca fascista con tanto di fez in testa. L’accusa che gli fu mossa dall’Ordine è quella di aver tenuto un comportamento apparentemente professionalmente inadeguato. Nessuna accusa è stata invece mossa nei suoi confronti circa le affermazioni di Ferdinando Polegato o di apologia al fascismo. 
Siamo quindi di fronte ad un caso di auto-censura? 
Purtroppo sembra di capire che esistano due pesi e due misure nel modo in cui tali avvenimenti vengono giudicati dagli organismi di competenza. 
La legge è davvero uguale per tutti e la stampa è davvero libera? Ai lettori l’ardua sentenza.

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