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La manovra assistenzialistica che toglie tanto e regala poco

Di fatto il Governo del cambiamento è riuscito a scontentare tutti. Ma proprio tutti


24/12/2018

di Sandro Vacchi


È veramente il governo del cambiamento. È riuscito a scontentare tutti, ma proprio tutti: imprenditori e operai, sindacati e Confindustria, pensionati e disoccupati, autonomisti del Lombardo-Veneto e mantenuti che, soprattutto al Sud, incasseranno un reddito di cittadinanza certo inferiore alle promesse e alle aspettative. 
Ha trasformato compassate senatrici dell'opposizione, come la solitamente algida Anna Maria Bernini, in una erinni scatenata, e altre in pugilatrici come Rocki Balboa. Ha instillato dubbi profondi in grillini timorosi per la propria poltrona, e choccati per i provvedimenti, “ad personam”, o quasi, a favore degli abusi edilizi di papà Di Maio e dei debiti fiscali di papà Di Battista. Altrettanti mugugni ha suscitato in leghisti convinti, spesso di reddito elevato, molto seccati (eufemismo) di dover tirar fuori quattrini per i “terroni” che non hanno pagato contributi e si trovano premiati. 
L'Italia dei furbi prevale su quella che produce, l'egualitarismo straccione e veterocomunista sull'attivismo, l'imprenditorialità, il liberalismo; e, soprattutto, la tanto vituperata Europa di Bruxelles su un'Italia autonoma e affrancata. Sì, buonanotte! Inutile raccontarci fandonie, comanda su tutto l'Unione Europea, soprattutto su quest'Italia fanfarona capace solamente di dichiarazioni di guerra alla Merkel, a Juncker, agli euroburocrati, salvo poi farsi mettere da loro dietro la lavagna. 
I nostri Capitan Fracassa hanno fatto un can can della malora, prima, salvo poi farsi mettere in un angolo con la minaccia della procedura d'infrazione in caso di violazione della regola sul debito, con la prospettiva di un congelamento dell'attività economica. I rodomonti che predicano, sparano e minacciano, si sono rivelati agnellini al cospetto del costosissimo ma potentissimo carrozzone comunitario, capace di mettere in gravi difficoltà la Gran Bretagna dopo la Brexit, figuriamoci dei Pulcinella come i nostri capetti da operetta. 
GOVERNANTI COME TOTO' - L'unico che si diverte è, potremmo scommetterci. Beppe Grillo, un comico, autentico capo di questo governo da ridere che manda al macero certezze costituzionali, contratti fra Stato e cittadini, sacralità della proprietà privata e dei contributi versati, per premiare demagogicamente assistenzialismo, elemosine e furbizia. Se dovessimo scegliere figuire simboliche di questa manovra con tanto di maxiemendamento sceglieremmo Totò e Alberto Sordi, interpreti della cialtroneria italica: altroché De Gasperi, Pertini, Garibaldi, Cavour. 
«Si arriva al paradosso che la manovra partorita dal governo giallo-verde che aveva fatto del no ai diktat europei la propria bandiera finisca per essere quella più condizionata da Bruxelles», ha scritto “Il Giornale”, ipercritico verso i legogrillini, in quanto quotidiano del “tradito” Silvio Berlusconi. Siamo sicuri, però, che una maggiore indipendenza dall'Unione Europea sarebbe un bene, con governanti come i nostri? 
La follia, il dilettantismo, l'ignoranza, l'incompetenza, la litigiosità interna sono le caratteristiche di un esecutivo che Vittorio Feltri definisce il più incapace nei secoli. «La farsa continua», sbotta il Partito Democratico, e per una volta ci trova d'accordo. Sul versante opposto, Maurizio Gasparri invita Matteo Salvini a staccare la spina a “un governo che ha ingannato le famiglie. Incombe il disastro”. 
Eppure Luigi Di Maio se ne è uscito tutto pimpante con un foglietto di appunti: «Questo...Fatto! Quest'altro... Fatto!». Fatto anche il macello, egregio ministro, alla faccia della ragionevolezza e del buon senso che avete predicato per poi lasciarlo fuori dall'uscio. 
Fin dall'inizio del matrimonio, anzi del “contratto”, ci si interroga su come possano andare d'accordo con i grillini i leghisti che vogliono, a parole, potenziare le infrastrutture e non intendono, sempre a parole, sentir parlare di reddito di cittadinanza, taglio alle pensioni più elevate ed ecotassa sulle automobili inquinanti. Si sono messi insieme il diavolo e l'acqua santa e il risultato è questo: una manovra fatta, rifatta, aggiustata, raffazzonata, infine partorita (o abortita) senza traccia di crescita, sviluppo, detassazione, aiuti autentici alle imprese, tranquillità per i pensionati. 
«La manovra del popolo è passata», gongola Di Maio. E Salvini, ruspante come sempre: «Questo è un governo con le palle». Sì, quelle che i due presidenti del consiglio (Giuseppe Conte è un fermo-immagine) ha raccontato agli italiani: le pensioni non saranno toccate, metteremo la flat tax, rilanceremo gli investimenti. Buonanotte! 
PENSIONATI E RAI - E il vergognoso reddito di cittadinanza, massimo esempio di assistenzialismo e carta di scambio fra i due dioscuri, non ha ancora la copertura necessaria, ma andrà sforbiciato, sembra sacrificando settecentomila dei cinque milioni di potenziali “fortunelli”. I 780 euro mensili non andranno a chi possiede l'abitazione, e al Sud sono la maggioranza. 
Lo si alimenterà anche con le pensioni “ricche”, denominate non più d'oro, ma addirittura di platino, per additarle al discredito popolare e all'invidia che muove le azioni dei comunisti: leggere “L'azione umana” di Ludwig von Mises, prego, per capire come va il mondo. 
Gli ex dirigenti in pensione sono 850 mila. Poiché si dice che ogni persona ne influenza sette in vista delle elezioni, cinque o sei milioni di elettori potrebbero voltare le spalle soprattutto alla Lega. Sono infatti elettori residenti in prevalenza al Nord, titolari di pensioni “di platino” totalmente pagate con decenni di contributi superiori ai centomila euro annui, quindi mitragliate dal governo con un contributo quinquennale di solidarietà. Solidarietà a chi? A chi non ha reddito, perché per motivi diversi non ha versato un euro all'Inps. E' il reddito di cittadinanza, che esula però dalle competenze previdenziali dell'istituto di Tito Boeri, in quanto si tratta di una misura puramente assistenziale. 
In compenso, i pensionati con più di 1.522 euro (lordi) al mese non riceveranno se non in parte i pochi euro di adeguamento della pensione, peraltro già tassata come se fosse un reddito anziché ciò che è, una rendita accumulata negli anni, in altri Paesi tassata al massimo al 12 per cento. 
Il reddito di cittadinanza, simbolo dell'abolizione della povertà strombazzata da Di Maio (prossimo passo l'abolizione della morte), non è la sola elemosina da parte di uno Stato che già scippa d'ufficio il canone Rai. Al carrozzone di via Mazzini regalerà altri ottanta milioni (a Mediaset e agli altri niente, vero?) e nel contempo eliminerà le provvidenze che da decenni vanno ai quotidiani. Il motivo è semplice, altroché la mascherata del servizio pubblico e del blabla sulla “funzione culturale” di un ente che al massimo ci propina San Remo, Fabio Fazio e delle straboiate domenicali per dementi integrali. 
Le migliaia di dipendenti Rai, molti dei quali impegnati a grattarsi la panza piena, sono tutti lottizzati, quindi appecorati al potere, qualunque esso sia, mentre i giornali sono aziende private che marciano con le proprie gambe e le proprie idee, spesso drasticamente diverse da quelle del governo. 
Leggo che Fausto Carioti, vicedirettore di “Libero”, punta su un ravvedimento di Salvini, ritenendolo il premier migliore che oggi possa avere il Paese. Io credo che se il capo della Lega ha accettato e varato una legge di bilancio del genere mirando. Però, a rovesciare il banco e a entrare in carrozza a Palazzo Chigi dopo le elezione europee di maggio, allora è un incrocio fra Machiavelli e Napoleone. Lo credete voi? 
LEGGERE L'ECCLESIASTE - Tanto di cappello per quanto ha fatto e fa per contrastare l'immigrazione clandestina e lo strapotere dei clan, ma non dimentichiamo che l'idea di richiamare pensionati al Sud è proprio del Matteo “Ruspa”, il quale se ne vanta pure. Attirati per cinque anni da una tassazione fissa del 7 per cento, i pensionati che da almeno cinque anni si sono trasferiti a decine di migliaia in Paesi a tassazione agevolata dovrebbero fare salti di gioia e tornare in Italia, ma solo nelle regioni dal Molise in giù e in piccoli Comuni. 
Certo, la vita ideale per persone anziane e spesso malandate! 
Ospedali, trasporti, servizi in genere, attività culturali, sono all'avanguardia a Orgosolo oppure a San Vito lo Capo e a Tropea, lo sanno tutti. E la gran parte dei “fuggiaschi” ha lasciato l'Italia nell'ultimo biennio, usufruendo di trattati bilaterali fra Roma e altri Paesi. Portogallo in testa, che fa sì pagare le tasse ai pensionati stranieri, ma con aliquota zero. E per dieci anni, e senza limitazioni di località dove vivere, per cui ci si può sistemare al mare nell'Algarve o nell'Alentejo, dove con cinquecento euro si affittano appartamenti di ottanta metri e dove fare la spesa costa la metà che in Italia. 
Si può vivere senza vincoli anche a Lisbona, comunque. La capitale è la città più “cool” d'Europa, una fucina di attività, di musei, di servizi perfetti a cominciare dalla metropolitana... come a Roma, vero? E il ponte Vasco da Gama, lungo 17 chilometri, noi quanto avremmo impiegato a costruirlo? I portoghesi ci hanno messo tre anni: si informi chi lavora al Morandi di Genova, o chi si balocca da mezzo secolo con il Ponte sullo Stretto, che finora ha ingoiato miliardi solo per essere pensato. 
Gli scemi, caro Salvini, non sono quelli che se ne sono andati dall'Italia, e che sempre più numerosi se ne andranno “grazie” a voi, ma chi pensasse di tornarci attirato dalle meraviglie che producete. 
Si capisce che siate euforici, lei e Di Maio, in quanto l'Ecclesiaste dice: «Molta sapienza molto affanno. Chi accresce il sapere aumenta il dolore». Chiaro? E aggiunge: «Vanità delle vanità, tutto è vanità». Il regalo di Natale lo avete fatto, aspettatevene uno molto meno bello dagli elettori subito dopo Pasqua…

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