Share |

La mozione su Bankitalia? Solo un finto braccio di ferro

A Matteo Renzi non importa un bel nulla di Visco (riconfermato a sorpresa da Paolo Gentiloni) e della poltrona più importante di Palazzo Koch


23/10/2017

di Sandro Vacchi


Fanno braccio di ferro su Palazzo Koch, ma è un gioco. E' tutto qui il senso della mozione PD sul governatore della Banca d'Italia, della “crisetta” fra governo e maggior partito dello stesso, delle dichiarazioni avvelenate delle opposizioni, altroché la “difesa dei risparmiatori” di cui vaneggia Matteo Renzi. Da che pulpito, poi... Mai come con lui a Palazzo Chigi il “risparmiatore bue” è stato vittima del sistema bancario, mentre la vicenda di papà Boschi e di Banca Etruria ha fatto ridere mezzo mondo, e piangere lacrime amare chi ci ha rimesso i risparmi di una vita.
Eppure eccolo qui, il Sor Matteo che un anno fa si sarebbe dovuto ritirare dalla politica, dopo la batosta al referendum istituzionale suo e della signorina Boschi (un'altra che aveva promesso di andarsene, proprio sincera!), a far la “moraletta”, a impartire lezioncine di educazione civica a quei capitalisti cattivi dei banchieri, squali pronti a divorare gli ignari, indifesi risparmiatori. Roba da non crederci!
In realtà Renzi vuole dimostrare la propria esistenza in vita. C'è in ballo la legge elettorale, la primavera prossima si terranno finalmente le elezioni politiche, Lombardia e Veneto sono l'avanguardia di un desiderio di autonomia crescente in almeno la metà dell'Italia, comunque in quella più ricca.
Il Giovane Sbruffone Fiorentino non intende rimanere indietro nemmeno di un passo rispetto agli avversari, soprattutto a quelli nel suo partito sgangherato anche a causa sua. O qualcuno dubita che non sia il segretario piddino (o postcomunista, comunista, margheritino, ulivista, e chi più ne ha più ne metta) maggiormente detestato?
A Renzi non importa un bel nulla di Ignazio Visco sulla poltrona più importante di Bankitalia, forse non sa nemmeno chi sia. Se potesse, ci metterebbe qualcuno del Giglio Magico, ma per fortuna non può. Quanto sia “determinato” nel contrastare il super-banchiere lo dimostra la ridicola mozione sua e della Boschi a uso di Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio.
Nella prima versione sottolineava che la scelta del governatore è particolarmente delicata in considerazione del fatto che l'efficacia dell'azione di vigilanza della Banca d'Italia è stata, in questi ultimi anni, messa in dubbio dall'emergere di ripetute e rilevanti situazioni di crisi o di dissesto di banche, che avrebbero potuto essere mitigate da una più incisiva e tempestiva attività di prevenzione e gestione delle crisi bancarie e di esercizio dei correlati poteri sanzionatori. Questa versione non è stata presentata, però, chissà perché. Troppo dura? Diciamo che è stata scritta apposta così per dare un'impressione di virile determinazione da statista.
Ecco allora la seconda versione, quella portata in aula alla Camera, ammorbidita, però: via il riferimento al “correlati poteri sanzionatori”. E' stata invece votata, ed è passata, la terza versione della mozione di guerra, a quel punto ai mulini a vento, dove scompare la sottolineatura che gli effetti di crisi e dissesti avrebbe potuto essere mitigata da una più incisiva e tempestiva attività di prevenzione e gestione delle crisi bancarie. E si impegna il governo a individuare la figura più idonea a garantire nuova fiducia nell'istituto.
Ma vah! Sai che paura! Il terribile segretario del Partito Democratico, novello Piccolo Padre al quale mancherebbero solamente i baffoni staliniani, afferma solennemente che il governo del suo ventriloquo Gentiloni dovrà individuare la figura più idonea a garantire bla, bla, bla. Roba da far tremare i polsi a Visco, al presidente Mattarella chiamato a designare il governatore, alla BCE, alla Merkel, a Trump e a Putin, per non dire del Bombarolo nordcoreano,
Ci prendono per i fondelli, ci prendono per gonzi, ci prendono i soldi, e non stupiamoci se veneti e lombardi sono stufi marci di certi minuetti e reclamano cose concrete. Ignazio Visco rimarrà in via Nazionale, così Gentiloni potrà fare finta di aver deciso lui alla faccia di Renzi, che non gli dà mica ordini, vero? Renzi potrà far finta di aver ammorbidito i “durissimi” accenti della mozione per radicato senso dello Stato. Mattarella potrà far finta di essersi imposto ai due galletti del pollaio. Mario Draghi e Angela Merkel potranno far finta di credere alla serietà dei giochetti di noi italiani e tornare a fare i conti su come impoverirci un altro po'.
Sì, perché se le cose si facessero sul serio, Palazzo Koch diventerebbe il nuovo Palazzo d'Inverno, preso un secolo fa dai bolscevichi. O qualcuno crede ancora nel ruolo di vigilanza dell'istituto, dopo quello che negli ultimi anni è accaduto in un numero incredibile di banche? Non parlo io, ma Vincenzo Imperatore, ex dirigente di banca e autore del libro “Sacco bancario”. La sostanza è che i controlli sono omessi soprattutto sulle piccole banche territoriali, mentre a quelle grandi pensa la Banca Centrale Europea. Il mondo finanziario, inoltre, è sempre più popolato di consulenti superspecializzati nella falsificazione dei bilanci. Non ce ne eravamo accorti?
Che l'uscita di Renzi, rimodulata, rivista, corretta sia stata poco più di un bluff lo dimostra colui che vorrebbe essere il capo dell'opposizione, cioè Silvio Berlusconi. <Attaccando Bankitalia – dice – si scalfisce l'intero sistema bancario europeo e si incide negativamente sulle relazioni internazionali.> Appunto: leggere sopra, per favore.
D'altronde, ammorbidire le posizioni è da sempre “doveroso” per chi vuole ottenere qualcosa, altroché Asia Argento con il produttore hollywoodiano denunciato a vent'anni dal fatto! Theresa May, premier britannico, ha dei problemini niente male per mettere in atto la Brexit votata dalla maggioranza dei suoi connazionali, pur se da lei osteggiata, ma oggi fermamente voluta per rispetto della democrazia: trovarlo, un politico italiano capace di tanto. La Vispa Teresa deve pagare una buonuscita da cinquanta miliardi di euro (cinquanta, capito?) per saltare giù dal carrozzone europeo, ma potrebbe cavarsela con venti miliardi, soprattutto dopo aver garantito i diritti dei cittadini extra-britannici nella Perfida Albione.
L'Europa comunitaria – vale a dire la Merkel - ci sta pensando, anche alla luce della malattia mortale di cui soffre: la crescita inarrestabile dei movimenti che la osteggiano, da nord a sud, da est a ovest. A Praga hanno appena vinto i “populisti” del miliardario Andrej Babis, l'indipendenza della Catalogna da Madrid è tutt'altro che una questione risolta, l'autonomia amministrativa di Veneto e Lombardia è appena stata votata in due referendum e altre Regioni italiane si preparano a fare altrettanto. E fra sei mesi arriveranno le sospirate elezioni politiche che, oggi come oggi, non sembrano affatto cosa del PD: un partito suicida che dalla canna del gas tenta almeno di attaccarsi a quella dell'ossigeno. Si chiamasse anche Banca d'Italia.

(riproduzione riservata)