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Le armi e la guerra: dall'uomo di Neanderthal ai giorni nostri

Marco Lucchetti, esperto di storia militare, ci racconta le origini e l’evoluzione dei più letali strumenti bellici mai creati dall’uomo


26/08/2019

di Giambattista Pepi


Sembra, ma non è provato in maniera inoppugnabile, che gli uomini abbiano cominciato a combattersi in un periodo compreso tra i 200.000 e i 40.000 anni fa. Il rinvenimento di scheletri di uomini di Neanderthal con punte di lance di pietra conficcate tra le ossa documentano infatti che, durante l’età della pietra, Homo Neanderthalis, Homo Erectus e Homo Sapiens avevano già prodotto le prime armi rudimentali: il bastone e la lancia. I primi bastoni, poi divenute clave, servirono a proteggersi e ad allontanare animali feroci; successivamente - quando l’uomo da nomade cominciò a diventare stanziale - servirono a cacciare gli animali (a volte di taglia piccola come le gazzelle, altre volte di dimensioni notevoli come i mammut - da cui ottenere carne per nutrirsi, oltre che da utilizzare come pellicce per coprirsi e ripararsi dal freddo oppure come giaciglio su cui stendersi per dormire. Poi fu la volta di tendini, ossa e avorio utilizzati per realizzare amuleti, ornamenti, utensili e per fabbricare armi più sofisticate. 
Armi usate in origine per difendere la vita e il territorio stanziale dalle aggressioni o dalle invasioni di altre tribù di umani: Con bastoni, clave e lance impiegati nei combattimenti primitivi di quell’epoca. 
Durante tutta la preistoria, le armi con le quali gli uomini cacciavano e si affrontavano fra di loro erano realizzate impiegando come punta o come lama la pietra. Per renderle appuntite e taglienti venivano lavorate: scheggiate, smussate, affinate.  Ma si trattava pur sempre di armi fragili: la pietra si frantumava nell’impatto con materiali più duri, inoltre perdeva facilmente il filo, quindi la propria efficacia, nella caccia o nel combattimento, e, infine, le armi a pietra non potevano essere prodotte in serie con una foggia uniforme. 
La prima rivoluzione nella realizzazione di armi fu la scoperta e la lavorazione dei metalli: nacquero così le spade. A lama corta e a doppio taglio, con sezione a losanga o curva: erano fabbricate utilizzando il rame.  Siamo a ridosso del III millennio avanti Cristo. Quindi i fabbricanti di armi scoprirono le leghe e nacquero i primi manufatti in bronzo, le spade, che soppiantarono le armi fatte con il rame. 
A partire dal XIII secolo a. C. il ferro e l’acciaio ebbero il sopravvento e diedero vita a quella che è stata definita come l’età del ferro. Nacquero così le lance. Usate per essere scagliate anche a distanze notevoli, oppure come arma di affondo per impegnare il nemico da vicino. Da quel momento in avanti è stato un fiorire incessante di armi. Concepite, progettate, realizzate, affinate per fare la guerra. In fondo, se ci pensate, la storia dell’uomo è soprattutto storia di guerre e di battaglia: dall’antichità ai giorni nostri. 
Strada facendo l’uomo si è evoluto e, con esso, le tecniche e le tecnologie per progettare e realizzare armi sempre più sofisticate per uccidere e addirittura sterminare il genere umano. In quest’ottica può risultare terribile, ma estremamente suggestivo, leggere il libro Le armi che hanno cambiato la storia (Newton Compton, pagg. 334, euro 12,00) di Marco Lucchetti. 
Dalla lancia alla bomba atomica, dalla freccia al drone, l’autore (ufficiale della riserva e benemerito dell’ordine dei Cavalieri di Vittorio Veneto, esperto di storia militare e uniformologia nonché consulente scientifico della rivista Focus Wars) ripercorre magistralmente, e con una ricca documentazione, la storia delle armi che hanno cambiato il volto della guerra e, spesso, contribuito allo sviluppo delle nuove scoperte in ambito civile. 
Nel volume si comincia dalle armi bianche (bastone, lancia, spada di bronzo e di ferro, normanna, a due mani, katana, arco, balestra, ascia, picca, alabarda e baionetta) per poi passare alle armi da fuoco individuali (fucili a miccia, a pietra focaia, a canna rigata, a retrocarica, a ripetizione Winchester, Garand M1, a pompa, M-16, automatico, pistole Glock, Colt 1911, Beretta M-9, mitragliatore Yhompsons, Bazooka), passando per le artiglierie (onagro, catapulta, ballista, trabucco, obice, mortaio da trincea, cannone da campo). E ancora bombe, razzi, missili e siluri (bomba a mano, granata, Javelin, Stinger, Sidewinder, Tomahawk, mine), armi chimiche e batteriologiche, psicologiche e tecnologiche (gas lacrimogeno, iprite e gas venefici). 
Tutte queste armi e armamenti nel libro sono descritti nei particolari e accompagnate da aneddoti ed eventi storici in cui sono state impiegate per la prima volta o sono risultate decisive. 
Nel volume, ma non sembri strano, trovano spazio anche armi rivelatesi un flop, ma anche invenzioni non strettamente belliche - come la jeep, la radio, il filo spinato - che però hanno contribuito più degli armamenti alla vittoria sui campi di battaglia. 
La cosa interessante nel leggere il libro è scoprire che alcune armi o armamenti concepiti, realizzati e utilizzati nelle guerre, sarebbero poi stati utilizzati anche per scopi civili. “Dai bombardieri che devastarono dall’alto le città si svilupparono i grandi aerei che avrebbero contraddistinto l’epopea dell’aviazione civile” ricorda Lucchetti nell’introduzione. “La stessa energia atomica inizialmente indirizzata solo alla progettazione della più micidiale e distruttiva delle bombe, sarebbe poi stata sfruttata come nuova, e, in molti casi criticata, fonte energetica” prosegue lo studioso. “Senza gli studi sui missili balistici portati avanti dagli scienziati nazisti non ci sarebbe poi stata la corsa allo spazio che nel 1969 portò l’uomo sulla Luna”. 
Apprendere che l’uomo nell’ingegnarsi a mettere a punto armi sempre più letali per fare la guerra, sia poi riuscito a diversificarne l’impiego indirizzandolo verso il raggiungimento di scopi più nobili è una consolazione. Ma va anche detto che in quasi tutti gli Stati del mondo – le eccezioni si contano sulla punta delle dita di una sola mano! – si continuano a produrre e vendere armi, gli arsenali sono strapieni di armi convenzionali e di sterminio di massa (si pensi ai missili con ogive nucleari sia delle potenze nucleari, sia di quelle che aspirano a esserlo) e una parte non esigue dei loro bilanci è destinata a finanziare la produzione e l’acquisto di armi. L’uomo, insomma, è sempre armato e pronto ad offendere. E gli Stati hanno forze armate e ben equipaggiate, che vengono formate, addestrate, e tenute per poter essere impiegate a volte per scopi offensivi, altre per quelli difensivi.  
È forse anche per questa ragione, che la lettura di questo libro può offrirci lo spunto per riflettere su come il genere umano possa e debba ancora percorrere molta strada prima di abbandonare l’idea che sia la guerra lo strumento di risoluzione delle controversie tra i popoli e le nazioni. 
Sarebbe utopistico - lo riconosciamo - immaginare che gli Stati possano optare per il disarmo visto che sono ancora molti i conflitti bellici conclamati o latenti in corso in quasi tutte le regioni del mondo, ma proprio la descrizione accurata che l’autore ha fatto nel suo libro delle armi e degli armamenti attraverso i secoli e della morte e delle distruzioni che hanno procurato al genero umano,dovrebbe indurre governi, popoli e nazioni ad adoperarsi - tutti insieme - e impegnarsi di più per promuovere la coesistenza e la pace nel mondo.

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