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Le idi di marzo, Roma è in lutto e la vendetta è già pronta

Un gradito ritorno: quello di Conn Iggulden, di nuovo in scena con un altro episodio della saga Imperator. E con lui la storia cambia vestito


03/09/2018

di Catone Assori


Raccontare la storia: come se fosse facile. Intanto è necessario un robusto lavoro di documentazione, e questo dipende soltanto dalla disponibilità dell’interessato all’approfondimento; poi è necessario riuscire ad annodare i fatti con le ambientazioni e il ruolo dei personaggi; quindi risulta vincente la capacità nell’addentrarsi con malizia narrativa in quel che è successo nei tempi andati. Ma soprattutto è indispensabile disporre di una mano calda, quella capace - per intenderci - di attualizzare contesti complicati attraverso la semplicità delle parole. Dando voce al vissuto antico come se si trattasse di un romanzo. In buona sostanza facendo rivivere odio e ferocia, vendetta e passioni, ma anche il coraggio che animava certe importanti figure nei periodi andati. 
Caratteristiche, queste, che non difettano all’inglese Conn Iggulden, nato a Londra il 24 febbraio 1971 da padre inglese (un pilota della Raf durante la Seconda guerra mondiale) e madre irlandese. Una penna che all’ombra della City si sarebbe dedicata allo studio della Letteratura e della lingua del suo Paese presso la London University. Portandosi a casa una laurea che gli sarebbe valsa il ruolo di capo del dipartimento di inglese alla St. Gregory’s Roman Catholic School, dove avrebbe insegnato per sette anni prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura. Portandosi ben presto a casa il Premio Alex con un libro su Gengis Kan, al quale avrebbe dedicato cinque lavori. Ovvero altrettante chicche in termini di ambientazione e trame, alle quali avrebbero fatto seguito i primi quattro libri dedicati all’Imperator Giulio Cesare, ovvero Le porte di Roma, Il soldato di Roma, Cesare padrone di Roma e La caduta dell’aquila
Saga della quale Piemme - la sua casa italiana di riferimento - ha dato ora alle stampe Il sangue degli dei (pagg. 450, euro 20,00, traduzione di Paola Merla), un lavoro del 2013 che, sin dalle prime battute, cattura e intriga anche il lettore più distratto. Coinvolgendolo sin dalle prime battute nell’omicidio di Cesare da parte dei suoi nemici, quelli che sino al giorno prima sembravano suoi fidati alleati. Cospiratori dei quali l’autore ne cita per nome diciannove. In altre parole quelli passati alla storia, da Gaio Cassio Longino a Marco Bruto, da Publio Casca (colui che assestò il primo colpo e mal gliene incolse, in quanto i suoi beni furono sequestrati e venduti all’asta) a Gaio Trebonio, il senatore che distrasse Marco Antonio durante l’assassinio. Marco Antonio che prima di essere impalmato da Cleopatra aveva avuto diversi figli dei quali rimane poco o niente nei libri di storia. 
Per farla breve, siamo nel 44 avanti Cristo. “L’anno dopo il quale nulla sarà più come prima. L’anno in cui, il quindici di marzo, Giulio Cesare viene ucciso da quelli di cui si fidava di più. Quelli che adesso si considerano i Liberatores della patria. Ma, mentre gli assassini cercano rifugio nel senato, c’è un uomo per cui la vendetta è già iniziata: il figlio adottivo di Cesare, Ottaviano, che segnerà un’epoca nuova, e passerà alla storia come Cesare Augusto. Sarà lui, alleandosi con Marco Antonio, il suo grande rivale, a cercare la punizione per i traditori, e vendicare la morte di suo padre”. Perché, in una Roma in lutto, il piatto della vendetta è già pronto e sta per essere servito. 
Il suo odio si concentrerà infatti su Bruto, l’amico d’infanzia, e non solo, di Cesare (Tu quoque, Brute, fili mi, ricordate?), il traditore che fino a poco prima era stato il suo principale alleato, per poi diventare il vessillo dei cospiratori. “E mentre il popolo riempie le piazze della Capitale, i Liberatores dovranno affrontare il loro destino. Alcuni sceglieranno la via della fuga, altri non ce la faranno a darsela a gambe. Di fatto a nessuno di loro il fato riserverà una morte naturale. E, per Bruto, la resa dei conti arriverà con la sanguinosa e terribile battaglia di Filippi”. 
Detto questo altre brevi note su Iggulden, il quale ha ovviamente beneficiato di ulteriori bestseller, in particolare quelli legati alla serie sulla “Guerra delle due rose” (Stormbird, Trinity, Bloodline e La battaglia di Ravenspur). Lui che strada facendo si è dedicato alla narrativa per ragazzi, firmando sette romanzi a quattro mani con il fratello Hal.  Lui che è sposato, ha quattro figli e vive nell’Hertfordshire, vicino al Chorleywood Golf Club. Lui che nel 2014 ha sottoscritto, con altri duecento firmatari illustri, una lettera pubblicata sul Guardian per opporsi all’indipendenza scozzese in vista del relativo referendum. 
Lui che lo scorso aprile, per la prima volta, è stato in Italia, e più precisamente a Piove di Sacco (in provincia di Padova) in occasione di Chronicae 2018, il Festival internazionale del romanzo storico, organizzato “dalla gang di Sugarpulp” sotto la direzione artistica, geniale quanto fuori dalle righe, di Matteo Strukul. Un incontro con autori di livello internazionale contraddistinto da rievocazioni, show in costume, sfide d’armi, reading, conferenze nelle scuole e chi più ne ha più ne metta.

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