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Little Bee, la Piccola Ape alla ricerca del fiore della vita

Chris Cleave coniuga il presente e il passato evocando due mondi: l’Inghilterra della giornalista Sarah O’Rourke e la “sua” Nigeria


26/08/2019

di Tancredi Re


Quella di Lettle Bee, Piccola Ape, è la storia di un’immigrata fuggita da un minuscolo villaggio alla foce del Niger (la tormentata regione della Nigeria dove gli interessi delle compagnie petrolifere internazionali confliggono con quelli delle popolazioni locali e alimentano un aspro conflitto etno-politico, cominciato nei primi anni Novanta e protrattosi fino ai giorni nostri con attentati, sequestri di persona, sabotaggi), dove l’orrore e lo sfruttamento costituiscono il destino drammatico delle popolazioni che lo abitano, che potrebbe sovrapporsi e coincidere con quelle di molti altri immigrati dal Continente nero. 
Molte storie, apparentemente diverse, eppure tremendamente simili poiché le motivazioni dell’esodo sono quasi sempre le stesse: la fuga dalla fame, dalla miseria, dall’orrore, dallo sfruttamento e la speranza di poter vivere una vita normale in un paese dell’Occidente, dove, una volta accolti, trovi la pace, la libertà e, se hai le capacità e sei fortunato, anche le opportunità per lavorare e crearti una famiglia. 
È Lettle Bee, appunto, la protagonista di Piccola Ape (Superbeat, pagg. 255, euro 17,00),il romanzo di Chris Cleave (tradotto dall’inglese da Alberto Cristofori), giunto da poco nelle librerie. Naturalmente luoghi e personaggi del romanzo sono immaginari, anche se il tema - quello dell’immigrazione - non è mai stato così attuale come negli ultimi anni e non soltanto nel nostro Paese. 
Nel romanzo l’autore (scrittore e giornalista che lavora, tra l’altro, per il Guardian e il Daily Telegraph; ha pubblicato Incendiary, vincitore del premio Somerset Maugham Award nel 2006 da cui è stato tratto un film  interpretato da Ewan McGregor e Michelle Williams e I coraggiosi saranno perdonati,edito da Neri Pozza nel 2017) racconta le vicissitudini di una sedicenne finita - dopo un rocambolesco viaggio, durato tre settimane (cinquemila miglia in tutto) come clandestina in una nave che trasportava un carico di tè verso il Regno Unito - nel Black Hill Immigration Removal Centre. Niente altro che un centro di internamento per immigrati situato nell’High Easter vicino Chelmsdorf in Inghilterra (“Quando mi ci misero, mi diedero una coperta marrone e un bicchierino di plastica di tè. E quando lo assaggiai, avrei voluto risalire a bordo della nave e tornarmene al mio paese. Il tè e il sapore del mio paese: è amaro e caldo, forte, pieno di ricordi”). 
Da quel centro (“Avevo quattordici anni quando sono arrivata, ma non avevo documenti per dimostrarlo, per cui mi hanno messo nello stesso centro di detenzione degli adulti. Il problema è che c’erano uomini e donne rinchiusi insieme, in quel posto. Di notte tenevano gli uomini in un’altra ala del centro. Li rinchiudevano come lupi in gabbia, quando il sole calava. Ma durante il giorno gli uomini camminavano fra di noi. Pensavo che mi guardassero con occhi pieni di desiderio. Così i resi indesiderabile…”) uscirà dopo due anni, piena di paura, con un escamotage alla ricerca di un rifugio dove potersi nascondere. 
A quel punto Piccola Ape busserà alla porta di Sarah O’Rourke, una giornalista inglese, direttrice di una rivista di moda e attualità, che aveva conosciuto in Nigeria, mentre era in vacanza con suo marito Andrew. Sarah abitava a Kingston sul Tamigi nella contea del Surrey. 
Sarah accoglie senza esitazioni la giovane immigrata nigeriana, ma la nasconde (essendo una clandestina, non una profuga, non ha diritto d’asilo e rischia, se scoperta, di essere rispedita con foglio di via obbligatorio nel suo paese) sebbene debba fronteggiare un momento delicato della sua vita: Andrew, editorialista del Times, è morto, ucciso dalla depressione; Charlie, il bambino avuto dal marito, è preda di strane fantasie: indossa l’abito di Batman e crede di essere una sua incarnazione; e Lawrence, l’uomo con il quale Sarah aveva tradito il marito adesso avrebbe voluto chiarire la natura del loro rapporto. 
Sradicata dal Paese d’origine, dopo avere assistito alla fine disumana della sorella Nkruka (violentata, seviziata e uccisa), scappata in Inghilterra, come clandestina, anche l’esistenza di Piccola Ape è complicata. Mentre era detenuta, aveva imparato la lingua inglese ed era in qualche modo “rinata in cattività”. 
Ora la ragazza africana deve trovare la sua strada che passa necessariamente da un confronto e una riconciliazione col suo passato. Un passato che torna prepotente nel presente con il suo carico di angosce, paure, timori, quando viene scoperta, arrestata e messa su un aereo per essere rispedita nel suo paese d’origine. 
Ma, inaspettatamente, è in Nigeria che ogni membro di quella singolare famiglia - Piccola Ape, Sarah, Charlie e Lawrance - scioglierà i nodi della propria esistenza. Già perché il ritorno alle origini non è la fine, ma un nuovo inizio: per lei e per tutti gli altri membri della famiglia di cui è entrata a far parte per non uscirne più. 
Con una prosa palpitante e un ritmo incalzante, Chris Cleave dà, dunque, vita all’odissea di una ragazzina di un continente - l’Africa - dove l’orrore e la bellezza si danno la mano. Un libro forte e suggestivo da leggere.

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