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Lo strano caso dei carabinieri premiati con le mani in pasta

Una volta, se un uomo dell’Arma spendeva più di quello che guadagnava, veniva sottoposto a inchiesta interna. Ora invece… E che dire delle mancanze della politica, della magistratura e dei sostenitori dell’import di Coronavirus dall’Africa sotto forma di migranti sui barconi?


27/07/2020

di Sandro Vacchi


Ringraziamo il mitico Sessantotto, perché tutto è nato di lì. 
Un drappello di carabinieri trenta-quarantenni dirigeva a Piacenza traffici di droga e di denaro, festini in caserma: la Levante, dove sorge il sole. Ma il sole è definitivamente tramontato, in questo Paese allo sfascio. “Nei secoli fedele”? Ma quando mai! 
Un tempo, se un carabiniere spendeva più denaro di quello che guadagnava, veniva sottoposto a inchiesta interna per dimostrare in breve tempo, e in modo inequivocabile, come se l'era procurato. Oggi? Bassa forza e graduati di medio livello dell'Arma avevano costituito un'associazione per delinquere (parole loro) e questo Stato – ignaro e imbecille – li aveva addirittura premiati un paio di anni fa: un bell'encomio per la meritoria lotta al traffico di droga. Non lo sapevano? Peggio ancora, allora: non sapevano fare il loro mestiere di investigatori. Non vogliamo nemmeno sospettare che non lo volessero fare. 
Da alcuni anni circola l'autogiustificazione-principe del nuovo millennio: le mele marce sono dappertutto. Ah sì? Strano che questo boom produttivo di frutta avariata sia esploso abbastanza di recente, quando sono entrati in attività i diplomati e i laureati del Sessantotto – e degli anni seguenti - decantato da compagnie di ebeti sognatori, di figli di papà con Che Guevara tatuato sull'esile bicipite di chi non ha mai lavorato un giorno in vita sua, di “intellettuali” analfabeti incapaci di leggere mezzo passo più in là delle direttive dell'ufficio politico del Cominform. 
Figli di Lotta Continua, di Potere Operaio, perfino delle Brigate Rosse, hanno occupato “manu militari” redazioni di giornali, telegiornali, aziende di Stato, fino allo Stato stesso. 
Scuola – I nostri figli sono nelle mani di Lucia Azzolina, che non sa quando riprenderà l'anno scolastico, ma è bravissima a pubblicizzare i nuovi banchi con le rotelle. Si vanta di avere due lauree, ed è già un bel passo avanti rispetto alla ex ministra Valeria Fedeli, che il solo diploma che aveva era quello di terza media. Peraltro meritato così così, visto che pochi giorni fa ha “postato” una foto di giovani afgane “in spiaggia”. Ma certo! Kabul dista centinaia di chilometri dalla costa più vicina. Quanto alla preparazione dei liceali italiani, da tutte le statistiche risultano i più somari d'Europa, spesso incapaci di leggere e comprendere un testo elementare. 
Magistratura – La super casta nel giro di un paio di mesi ha incassato una di quelle sputtanate che gli autogol di Comunardo Niccolai erano mentine, a confronto. Prima l'eroico Luca Palamara, che ha aperto il bugliolo del Consiglio Superiore della Magistratura, che conteneva un po' tutto quello che l'italiano medio sospettava. Poi un giudice (defunto) di Cassazione che ha parlato di sentenze pilotate politicamente per far fuori Silvio Berlusconi. Ma vah! Chi l'avrebbe mai detto, negli ultimi venticinque anni. Nel contempo, dalle aule tribunalizie escono sempre più spesso sentenze che fanno inorridire: quando escono, perché campa cavallo prima di arrivare a sentenza, soprattutto in campo civilistico. E la gente aspetta, spera e paga. 
Giornalismo – La configurazione massima del Politicamente Cretino, tradotto da Lor Fighetti in Politicamente Corretto. Ma corretto per chi? Non certo per la lingua italiana che esce dalle redazioni, passata al frullatore dai produttori del giornale unico nazionale, capace di nascondere nelle pagine interne uno scandalo epocale come quello di Bibbiano e di cantare le lodi di Conte avvocato Giuseppe, il quale da Bruxelles ci ha portato a casa debiti che, forse, finiranno di pagare i nostri figli. 
Intellettuali – Me ne vengono in mente alcuni. Paolo Mieli, Massimo Cacciari, Giampiero Mughini, Alessandro Barbero, Roberto Calasso. E soprattutto Marcello Veneziani. Gli altri? Se vi accontentate di Roberto Saviano e Michela Murgia, beati voi. Poi c'è una pletora di ex impiegate del canile impegnate per i diritti Lgbt (avrò senz'altro sbagliato la sigla), di ex magistrati col romanzo del secolo nel cassetto, di trombati allo Strega dell'anno precedente che nessuno ricorda mai chi l'ha vinto. Poi incombono le biografie di Alba Parietti, Belen Rodriguez, presto di Rocco Casalino: non vediamo l'ora! 
Politica – Fiato alle trombe! Il Parlamento italiano è la più grande Corte dei miracoli del mondo occidentale. Ospita l'Avvocato del Popolo, il fratello di Montalbano, una grillina che girava filmetti spinti con il fidanzato, la beata vergine MEB (Maria Elena Boschi), più seguita da “Novella 2000” che dal “Corsera”, il venditore di chinotti Gigino Di Maio, la predetta Valeria Fedeli. E la Taverna, la Lezzi, la Serracchiani... Un campionario interminabile di cultori della banalità allo stato puro, della fanfaluca da decreto legge. Non ricordo bene se al banchetto partecipa ancora l'onorevole Razzi, che sarebbe comunque il migliore. Questa compagnia di giro tesa soltanto a mantenere le natiche comode, in quanto non è in grado di fare pressoché nulla, riesce a farci rimpiangere non già Togliatti, De Gasperi e così via, ma Berlusconi, Occhetto, Prodi. Addirittura Fini e Casini. Dico di più: D'Alema. 
Ci stupiamo che le forze dell'ordine siano anch'esse contagiate dal degrado, come se il Coronavirus risparmiasse i carabinieri? Un tempo chi non aveva risorse si dava da fare come un matto anche di notte, anche la domenica. A me, quando qualcuno mi augurava “Buon week-end”, giravano furiosamente i cosiddetti: mai fatto un week-end in vita mia, lo giuro. A lavorare nei quotidiani tutte le domeniche, spesso anche i sabati: un giorno libero a settimana, non due come i comuni mortali; e fino a notte fonda, anche le tre, per i primi quindici anni. Ma mettetevelo dove dico io, il week-end! Guadagnavo bene? E allora? Tutti meritati fino all'ultimo, mentre oggi eserciti di trenta-quarantenni piangono miseria, ma guai a togliergli l'happy hour, la movida, l'apericena. A volte anche la cocaina. O sono geni nell'arte di far soldi chissà come, oppure non gliene frega niente del futuro. 
Vivono in un presente aleatorio e senza la minima certezza. Una famiglia? Il lavoro? La casa? La pensione? Nemmeno la morte, poiché si sentono immortali, eterni. Non si credevano intoccabili, i carabinieri della Levante? 
D'altronde, che cosa si potrebbe fare, in un Paese che non ha mascherine, ma importa il Coronavirus dall'Africa sotto forma di migranti sui barconi? Un Paese che ti multa per centinaia di euro se non indossi la mascherina, ma poi accoglie a man bassa chi a volte ha perfino la tubercolosi? Un Paese dove la politica, la vita civile, le leggi, sono mosse dalla Piattaforma Rousseau e da un comico in disarmo? 
E' lo stesso Paese che mette da parte e sbeffeggia la famiglia tradizionale a vantaggio del terzo, quarto, quinto sesso, e che è riuscito a trascinare in questa deriva perfino una Chiesa sempre meno credibile e sempre più corrotta. Lo stesso Paese che sta per votare la legge Zan contro l'omofobia: un termine, per altro, inesistente e assurdo: chi ha paura degli omosessuali (omofobia significa questo)? Tutto al più si potrebbe parlare di repulsione, ma dov'è la paura? Attenti, però, perché d'ora in avanti non si potrà più dire busone, lesbica, o cose del genere, così come sono già state eliminate parole come negro e clandestino. Una volta si chiamava censura, oggi è “politicamente corretto”. 
La signora Margherita Graglia, prossima al santone di Bibbiano Claudio Fofi, dice: «E' a scuola che si incontrano le differenti soggettività in formazione, un luogo in cui le persone Lgbt possono trovare un contesto sicuro in cui esprimersi e quelle cisgender/etereosessuali imparare il rispetto». Capito a cosa dovrebbe servire oggi la scuola, secondo certi benpensanti politicamente corretti? 
Capito dove si può arrivare con idee del genere? Che escludono ogni individualismo, ogni autonomia cerebrale? Portano a lavori di pura sopravvivenza, stile Unione Sovietica e Corea del Nord, alla schiavizzazione della grande finanza. Il singolo muore, esiste solo il gender, il genere. La sovranità individuale e statale? Macché: solo globalismo, omogeneizzazione, appiattimento. 
Ecco a che cosa porta l'ammasso dei cervelli. Ecco il lascito del Sessantotto, con l'esaltazione di ignoranza, finta eguaglianza, amore universale, globalismo, ecologismo senza se e senza ma. I carabinieri di Piacenza ci hanno sguazzato dentro dall'adolescenza: c'è proprio tanto da stupirsi?

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