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Lotta all’evasione: più parole che fatti (purtroppo)

Dopo la sentenza della Corte costituzionale del 17 marzo 2015, il Fisco si è fermato e gli evasori ovviamente ringraziano


25/11/2019

di Salvina Morina e Tonino Morina


Parole, parole, parole, soltanto parole. Parafrasando una canzone di Mina, è un po’ questa la situazione del Fisco italiano in materia di lotta all’evasione, che è spesso fatta solo a parole. Tante chiacchiere, pochi fatti. Anche perché, da qualche anno, la macchina fiscale è praticamente ferma, con poco personale disponibile, che si va sempre più assottigliando, visto che ogni anno sono centinaia i funzionari che vanno in pensione, senza essere però rimpiazzati. È quasi “scomparso” il controllo del territorio, che significa tentare di scovare i veri evasori. Per lo più, i controlli che si fanno sono soprattutto quelli affidati alle banche dati a disposizione del Fisco. Il “blocco” della macchina fiscale è anche frutto della sentenza della Corte costituzionale, n. 37 del 17 marzo 2015, che ha “cancellato” i dirigenti nominati senza concorso. 
Dopo la sentenza, ormai di oltre quattro anni fa, l’agenzia delle Entrate, a fronte di circa 1.100 dirigenti che aveva, ne dispone meno di 250, visto che 800, i cosiddetti “incaricati”, sono decaduti in quanto dichiarati illegittimi e altri 50 circa, dal 17 marzo 2015, sono andati in pensione. Per usare un parallelismo con il calcio, è come se una squadra di serie A si presentasse in campo con soli tre calciatori, quando, per regolamento, ne servono almeno sette. Così, la partita non può avere nemmeno inizio, e la squadra “incompleta” subisce la sconfitta a tavolino per 3 a 0. E’ questa, in pratica, la situazione degli uffici dell’agenzia delle Entrate. 
Semplificazioni e contrasto all’evasione- L’agenzia delle Entrate, divisione contribuenti, con la circolare 19/E dell’8 agosto 2019 indica agli uffici la via da seguire per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale. Più semplificazioni fiscali, più contrasto all’evasione, uguale a più gettito per le casse dell’erario. Sono queste, in teoria, le priorità del Fisco. Queste priorità richiedono azioni degli uffici mirate a favorire l’assolvimento degli obblighi tributari e la conseguente emersione spontanea delle basi imponibili in una logica ex ante, cioè prima di emettere accertamenti, nonché a contrastare l’evasione e l’elusione fiscale attraverso mirati interventi di controllo e accertamento ex post, cioè a posteriori, all’esito di specifiche analisi di rischio. Belle parole, ma nei fatti non è così. Con l’aggravante che alcuni uffici, dopo avere individuato una categoria di contribuenti, emette accertamenti per più annualità nei confronti degli stessi. Insomma, sotto l’occhio del Fisco restano i soliti noti ed i veri evasori continuano a farla franca. 
Passare da uno stato di paura ad uno di certezza del diritto e fiducia -Come si è detto, però, gli uffici sono in grande difficoltà, per la mancanza di dirigenti e di personale. E la gente è stanca di sentire annunciare continue “semplificazioni” che, alla prova dei fatti, sono nuove complicazioni. I contribuenti, anzi i “Cittadini” meritano più rispetto ed un sistema fiscale che generi certezze, non paure, ansie e panico, come quello degli ultimi anni, probabilmente il peggiore degli ultimi 20 anni. Anche l’ex ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nell’illustrare le linee guida davanti alla Commissione Finanze del Senato, il 17 luglio 2018, aveva affermato che è “doveroso passare da uno stato di paura nei confronti dell’amministrazione finanziaria a uno stato di certezza del diritto e fiducia”. I princìpi guida devono essere quelli di buona fede e reciproca collaborazione, ricordandosi che l’autotutela esiste, non è “una specie di optional” e l’ufficio emittente “non possiede una potestà discrezionale di decidere a suo piacimento se correggere o no i propri errori”. 
Se però l’ufficio non ha alcun obbligo di risposta in tempi certi, e il contribuente non ha alcuna tutela giurisdizionale, l’autotutela serve a poco, così come, oggi più che mai, sono una rarità i funzionari degli uffici che si assumono la responsabilità di annullare gli atti illegittimi o infondati. Come si è detto, ancora prima dell’autotutela, è indispensabile che qualcuno rimetta in moto l’agenzia delle Entrate, risolvendo il grande “problema” generato dalla sentenza della Corte costituzionale del 17 marzo 2015. Diversamente, che la si smetta di prenderci in giro, parlando di lotta all’evasione, fatta solo a parole. E gli evasori ringraziano.

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