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M5S e Pd stangano la casa e le piccole partite Iva

Una cosa è certa: per non aumentare l'Iva il Governo punterà su altri rincari. Come dire, siamo alle solite


21/10/2019

di Artemisia


Per non aumentare l’Iva su alcuni beni, alla fine ci saranno una sventagliata di rincari che incideranno sulla maggioranza delle persone. 
Cominciamo dalla casa. Il settore è depresso, eppure il governo non ha esitato a colpirlo. D’altronde quando si vuole far cassa in modo sicuro non c’è niente di meglio che agire sul mattone. La manovra 2020 prevede esplicitamente una vera e propria mini stangata per il mercato immobiliare. La cedolare secca fissata come forma di tassazione agevolata per gli affitti, introdotta per far emergere il nero, sarà portata dal 10% al 12,5%, un rialzo pari al 25%. Il ministro dell’Economia Gualtieri per spiegare questa misura ha detto che “l’aliquota del 10% era temporanea ed era destinata a risalire al 15%. Con il nostro intervento invece la rendiamo strutturale al 12,5%. A ben vedere quindi si tratta di una riduzione e non di un aumento di tasse”. Insomma dovremmo quasi ringraziarlo. 
La Confedilizia gli ha risposto a stretto giro: “La cedolare secca era una misura sociale. In questi sei anni di applicazione ha garantito un’offerta abitativa estesa, favorendo la mobilità di lavoratori e studenti sul territorio. Inoltre, come rileva la nota di aggiornamento del Def, la cedolare ha determinato una riduzione senza precedenti dell’evasione fiscale nelle locazioni“. 
Non finisce qui. Triplicano le imposte ipotecarie e catastali. Salgono ciascuna da 50 a 150 euro sui trasferimenti immobiliari soggetti all’imposta di registro (prima casa e altri immobili). 
In vista c’è anche l’accorpamento di Imu e Tasi. Il rischio è che, come accade di consueto nelle semplificazioni, venga fissata un’aliquota totale superiore all’aliquota massima dell’Imu sommata alla Tasi. 
Procedendo nell’elenco dei balzelli troviamo l’abolizione della flat tax al 15% per professionisti e due milioni di partite Iva con redditi compresi tra 65.000 e 100.000 euro. Il che si traduce nell’obbligo di determinare il reddito cui applicare la tassa piatta tenendo conto di costi e ricavi. Oggi con il forfait, imprese e professionisti semplificano tutto senza avere l’obbligo di tenuta di registri e conti, né di dover conservare le fatture per gli acquisti di beni e servizi. 
Proseguendo troviamo il taglio delle agevolazioni che colpirà anche le detrazioni fiscali al 19% (restano esclusi gli interessi passivi sui mutui) per i contribuenti che dichiarano redditi superiori a 100-120mila euro. 
Lotta dura alla plastica e allo zucchero. La sugar tax, risparmierà le merendine ma si abbatterà sulle bibite gasate. I tecnici del Tesoro sono andati a pescare anche nelle lezioni di scuola guida sulle quali graverà l’Iva al 22%. Un classico sono le tasse sul tabacco (160 milioni arriveranno da un aumento di imposte su liquidi, bruciatori, trinciato e oltre 45 dalle sigarette). 
Giro di vite anche sui giochi con l’aumento del prelievo sugli apparecchi di intrattenimento. Da qui l’Erario conta di incassare 499 milioni nel 2020 e 574 a regime negli anni successivi. 
Sarà introdotta l'imposta sugli imballaggi di plastica con decorrenza dal 1° giugno 2020 (aliquota 1 euro per kg). 
E’ inevitabile che l’industria della plastica si rivarrà di questa imposta scaricandola sui consumatori finali. Aspettiamo una raffica di rincari generalizzati. 
Scatta il riordino delle esenzioni per i ticket restaurant. Vengono ridotte in particolare quelle per i buoni pasto cartacei a 4 euro ed è previsto un contestuale aumento dell’esenzione a 8 euro per i buoni pasto elettronici. Attualmente i ticket non concorrono alla formazione del reddito fino a 5,29 euro al giorno, che diventano 7 nel caso di formato elettronico.

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