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Ma guarda: la Germania torna a chiedere sacrifici all'Italia

Insomma, è ricominciato il solito tiro al piccione


29/01/2018

di Artemisia


A poche settimane dal voto, in piena campagna elettorale, è cominciato il tiro estero contro l’Italia. Le bordate provengono dalla Germania, che arriva addirittura a porre il nostro Paese dietro la Grecia. Sono i soliti annunci di cui abbiamo ampia esperienza e che in un passato non molto lontano hanno contribuito a creare quella sfiducia dei mercati verso l’Italia, creando le premesse per manovre restrittive e dannose per la nostra economia. Alcuni giorni fa il noto quotidiano tedesco in un articolo sosteneva che siamo messi peggio della Grecia. In un articolo intitolato “Se i greci lasciano indietro gli italiani” pubblicato il 25 gennaio, Timo Schwietering, analista della banca Metzler, sostiene che gli economisti delle banche d’affari sono preoccupati perché temono che alle prossime elezioni, indipendentemente da chi vinca, “non c’è da aspettarsi riforme di base”.
Segue il solito mantra: “Solo riforme radicali, come in Grecia, potrebbero cambiare qualcosa”, dice il quotidiano di Berlino. “Ma cose del genere non sono nel programma elettorale di nessuno dei contendenti alle elezioni”. 
Insomma si chiede all’Italia di impoverirsi ancora di più come se non fosse bastata la “cura” di Monti. L’analista tedesco sottolinea che “l’Italia è l’unico paese in cui il livello di vita dall’entrata dell’euro, è diminuito”. Queste considerazioni si aggiungono quelle di Daniel Hartmann, capo economista della banca Bantleon, secondo il quale prima della moneta unica, “quando la congiuntura si bloccava, si usava la svalutazione della lira per ridare fiato all’economia, favorendo le esportazioni”. Ora questo giochetto, dicono i tedeschi, non si può fare più e quindi l’Italia per essere competitiva deve fare sacrifici. La Germania ci chiede ancora sacrifici, come se questa fosse l’unica medicina in grado di salvare il malato, ignorando quanto è ormai opinione condivisa in tutta Europa che solo una politica espansiva può rimettere in moto l’economia. 
Si chiede innanzitutto una riforma della pubblica amministrazione che ha prestazioni scarse e care e una revisione del sistema giudiziario ancora troppo lento. 
Queste osservazioni, in piena campagna elettorale, hanno il tono di un monito a chi arriverà a Palazzo Chigi. Come dire che nessuno deve sognarsi di allargare i cordoni della spesa pubblica e di tradurre in atti concreti quanto promesso durante la ricerca dei consensi. Quel superamento del tetto del 3% del rapporto tra deficit e Pil che è uno dei vessilli della Lega, è bocciato come il peggiore dei mali. 
Insomma ancora una volta Berlino vuole vestire i panni del tutor dell’Italia. Un ruolo che sconfina in un commissariamento mascherato. Ciò che ci stupisce è che nessun politico abbia il coraggio di rinviare al mittente queste affermazioni, rivendicando la sovranità sulla politica economica che spetta a ciascun governo eletto. 
Uno dei primi atti del nuovo esecutivo dovrebbe proprio essere quello di ribadire che il paese non ha bisogno di “badanti” e tantomeno di lezioni. Ma ci vuole carattere e orgoglio nazionale.

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