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Medicina: il "luogo dove ci si cura e ci si medica". Parola di Federico Barbarossa


04/05/2020

di Valentina Zirpoli


Sono gli eroi del nostro tempo. C’è chi li definisce addirittura supereroi. Sono i medici che, insieme a infermieri e a tutto il personale paramedico, sta affrontando in prima linea la difficile lotta al Coronavirus mettendo a repentaglio la propria vita. Forse non tutti sanno che esiste un piccolo comune dell’Emilia-Romagna, in provincia di Bologna, il cui nome celebra proprio questa scienza. Una antica cittadina, a lungo zona “rossa” a causa dell’elevato numero di contagi, che vale la pena di scoprire in tutta la sua bellezza storica, artistica e culturale.  

Storia e leggenda  

La cittadina ha antiche origini: presso il museo civico, infatti, sono conservati reperti risalenti all’Età del Bronzo e all’Età del Ferro. Medicina continuò ad essere abitata in epoca romana, come attestano diversi reperti archeologici e la presenza del cardo e del decumano, oggi corrispondenti rispettivamente a Via Cavallotti e Via Libertà, in pieno centro storico. 
La prima fonte medievale riguardante Medicina risale all'anno 855, quando, in un documento ravennate, comparve per la prima volta il nome "Medicina" in riferimento a questi luoghi. 
Nel corso dei secoli, Medicina fu soggetta a diversi domini: inizialmente fu governata dall'impero germanico, poi fu inclusa nei domini della gran contessa Matilde di Canossa (XI – XII secolo), tornò poi sotto il controllo del Sacro Romano Impero e, infine, fu soggetta allo Stato della Chiesa fino all'unità d'Italia, avvenuta nel 1861. 
La posizione di Medicina era strategica: collocata presso i confini con il ravennate e il ferrarese, era un ottimo luogo per i collegamenti con entrambi i territori, grazie ai suoi porti vallivi di Buda e Portonovo sulla valle Padusa, vasta area paludosa che si estendeva a Sud del corso del fiume Po. A causa della sua posizione, Medicina fu spesso conquistata da Bologna, ma la sua privilegiata condizione fu sempre ristabilita dai poteri centrali e, più volte, i bolognesi dovettero ricostruire o restaurare le mura cittadine, ancora oggi visibili nella parte meridionale del centro storico. 
L’imperatore Federico I, meglio noto come Federico Barbarossa, è sicuramente il personaggio storico al quale i medicinesi sono più legati: oltre ad essere il protagonista di una famosa leggenda popolare, nel 1155 dichiarò Medicina comune libero e autonomo dalle ingerenze dei bolognesi e ne definì il vasto confine territoriale. 
Attestato fin dall'855, il toponimo di questo luogo è un riflesso del latino medicina, nel significato di "luogo dove ci si cura e ci si medica". 
La leggenda racconta che la città fu così nominata dall'imperatore Federico Barbarossa. Passando per questi luoghi provenendo da Milano per l'incoronazione a Roma, l'imperatore si ammalò e fu costretto a riposo nei pressi del piccolo castello. Il Barbarossa guarì miracolosamente dopo aver bevuto un brodo dal quale, dopo la cottura, era fuoriuscito un serpente vivo, tra lo stupore dei cuochi. È stato però dimostrato che il nome era antecedente al passaggio di Federico Barbarossa, che tuttavia avvenne realmente nel maggio del 1155. Tuttavia, come rievocazione di questa leggenda, si celebra ogni anno la "Festa del Barbarossa", il terzo fine settimana del mese di settembre.


La Chiesa di San Mamante

A Medicina si trovano numerose chiese, tra le quali spicca la parrocchiale di San Mamante. 
L'originaria pieve di Medicina era situata all'esterno del locale castello e fu riedificata nel 1406. Questa chiesa era caratterizzata dall'aula rettangolare, dal presbiterio quadrato e dal soffitto a capriate. Era dotata di fonte battesimale, di un nartece, di una facciata a capanna con un oculo e di un campanile la cui cella era ingentilita da bifore. 
Tra i secoli XVII e XVIII vennero realizzate le cappelle laterali del Rosario e di Santa Lucia. 
Sul finire del Seicento la chiesa non era più adatta a soddisfare le esigenze della popolazione e si decise di riedificarla. I lavori di realizzazione dell'attuale parrocchiale, progettata in stile barocco da Giuseppe Antonio Ambrosi da Bologna, iniziarono nel 1734 e terminarono nel 1739. Nel 1752 venne deliberata l'edificazione del campanile e il progetto fu affidato agli architetti Carlo Francesco Dotti e Angelo Venturoli e nello stesso anno iniziarono le pratiche relative; la torre campanaria, alta 53 metri e portata a compimento nel 1777, venne realizzata sfruttando parte delle fondamenta di un torrione dell'antico castello. 
Nel 1836 il presbiterio fu modificato e nel 1843 la sacrestia - al giorno d'oggi adibita a cappella feriale - venne riedificata in stile neoclassico. Nello stesso periodo fu ricostruita, adiacente alla chiesa, la canonica, la quale venne in parte rifatta nella seconda metà del Novecento. 
Nel 1953 il pavimento venne completamente rifatto. 
L'edificio subì alcuni danni durante il Terremoto dell'Emilia del 2012. 
Opere di pregio conservate all'interno della chiesa sono l'altare maggiore, costruito con bronzi e marmi dorati su disegno di Angelo Venturoli, una pala raffigurante la Madonna di Guadalupe con, ai lati, i santi Magno ed Emidio, realizzata forse sul finire del Settecento e all'inizio del Novecento, una tela con la Morte di San Giuseppe, eseguita nel XVII secolo da Carlo Bononi e originariamente posta nella chiesa della Madonna del Carmine, un dipinto con Sant'Isidoro Agricola, opera ottocentesca della bolognese Anna Mignani Grilli, e una pala il cui soggetto è la Beata Vergine Assunta in adorazione della Santissima Trinità.


La Stazione radioastronomica di Medicina

Nel 1963 a Medicina viene costruita la stazione radioastronomica. 
Si tratta di un osservatorio astronomico gestito dall'Istituto di radioastronomia dell'INAF (Istituto nazionale di astrofisica). 
La stazione comprende due strumenti di rilevazione: la grande "Croce del Nord" e una antenna parabolica da 32 metri di diametro. Quest'ultima lavora sulle frequenze comprese tra 1,4 e 23 GHz, e viene usata sia per le normali osservazioni astronomiche, da sola o come stazione VLBI per le osservazioni interferometriche, sia nell'ambito del progetto SETI tramite lo strumento "SERENDIP IV". 
La "Croce" è costituita da due rami perpendicolari di antenne a schiera lunghi rispettivamente 564 metri (in direzione Est-Ovest) e 640 metri (direzione Nord-Sud) con un'area di raccolta complessiva di oltre 30 000 m², e lavora sulla frequenza di 408 MHz. 
Al momento è in fase di conversione per agire in futuro come prototipo del progetto internazionale SKA. 
La stazione radioastronomica fu progettata dal fisico Marcello Ceccarelli che lavorava presso l'INAF di Bologna. Oggi il museo dei radiotelescopi è dedicato a lui. 
La costruzione della Croce del Nord, uno dei più grandi radiotelescopi di transito esistenti al mondo, iniziò nell'estate del 1963. Lo strumento fu inaugurato nell'ottobre del 1964. 
A circa 20 anni dall'entrata in funzione della "Croce", nello stesso sito venne eretta l'antenna parabolica VLBI di 32 metri di diametro. 
L'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) è il principale ente di ricerca pubblico italiano per l'astronomia e l'astrofisica. Raccoglie l'eredità culturale, e anche storica, degli osservatori astronomici e degli istituti italiani già del CNR che vi afferiscono. 
Il campo delle ricerche svolte in ambito INAF si estende a tutto l'arco delle scienze dell'Universo, dagli studi del sistema solare alla cosmologia, sia dal punto di vista osservativo e sperimentale che teorico. L'INAF mantiene anche una stretta collaborazione con gli altri organismi che svolgono ricerca astronomica in Italia e all'estero, in particolare con l'Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN), per l'astrofisica delle particelle, l'ASI, l'ESA e la NASA.



Biotopi e Ripristini ambientali di Medicina e Molinella

Nel 2002 vengono istituiti nelle frazioni di Buda, Portonovo e Sant'Antonio e nel comune di Molinella i Biotopi e ripristini ambientali di Medicina e Molinella, che sono una zona di protezione speciale (ZPS) secondo la Rete Natura 2000 dell'Emilia-Romagna. 
Sono un insieme di zone umide e boschetti dove nidificano diverse specie protette di uccelli come gli aironi cenerini e la sgarza ciuffetto. 
È presente nel complesso anche l'oasi del Quadrone che comprende una fattoria didattica. 
Il sito si estende in pianura nei comuni di Medicina e di Molinella, in provincia di Bologna. 
In queste zone il sottosuolo presenta conche geomorfologiche con terreni limoso-argillosi di origine alluvionale e prima delle bonifiche del XVIII secolo il territorio era occupato da paludi. Dopo le bonifiche si usarono i terreni come risaie; tuttavia alcune paludi rimasero fino al XIX secolo. Fino agli anni cinquanta parecchie zone umide furono usate come casse di espansione per le risaie, per la caccia e la pesca. A seguito della diminuzione della coltivazione del riso molte di queste vennero prosciugate.


La Partecipanza agraria di Villa Fontana

Villa Fontana è la più popolosa delle frazioni del comune di Medicina. Qui Matilde di Canossa istituì la Partecipanza agraria: non avendo eredi, decretò che i territori che possedeva fossero spartiti tra i figli maschi dei Partecipanti (residenti a Villa Fontana, Fiorentina, Sant'Antonio e la Valòna). Ancora oggi queste famiglie sono comproprietarie di questi appezzamenti di terreno. Recentemente il diritto è stato esteso alle primogenite femmine. 
Il termine Partecipanza rappresenta una forma di proprietà collettiva, piuttosto diffusa dal Medioevo in poi nella bassa Pianura Padana, il cui patrimonio fondiario viene ripartito secondo regole antichissime fra tutti gli aventi diritto, cioè i discendenti delle famiglie che ottennero il privilegio. Queste forme di proprietà collettive svolsero un ruolo fondamentale nella bonifica idraulica della pianura emiliana.


La tradizione musicale di Medicina

La tradizione musicale di Medicina ha radici molto profonde, tanto che Medicina è fra i primi paesi dell'area bolognese che, in un contesto culturale favorevole, ha sentito il desiderio di costituire un organico di tipo musicale. Può infatti vantare la presenza nel suo Comune di una tra le più antiche bande dell'Emilia-Romagna. Si tratta della Banda Municipale di Medicina, fondata nel 1844 e tuttora esistente. Tra le personalità più eccellenti si ricordano i maestri Augusto Forni, Augusto Modoni e Walter Grandi, i quali, avvicendatisi tra il 1871 e il 1941 hanno avuto il merito di consolidare e dare prestigio all'istituzione musicale medicinese. Essi hanno inoltre composto pezzi d'opera e altri brani con strumentazione originale per banda. 
Oggi la banda municipale di Medicina, diretta dal maestro Ermanno Bacca, è composta di circa quaranta musicisti e mette a disposizione della cittadinanza una scuola di musica, attiva senza interruzioni dal 1978 e riconosciuta con legge regionale, che le permette di formare validi allievi, da inserire poi nell'organico. 
A Medicina ha sede il "Coro delle mondine" un gruppo di donne, ormai non più giovani, che tramite il canto, vogliono mantenere viva una tradizione del territorio medicinese. La coltura delle piante da riso è stata un tempo molto diffusa nelle campagne medicinesi. Queste donne per dare il ritmo nella piantumazione delle piantine di riso e per schernire i proprietari terrieri, o i "caporali", intonavano canzoni. Questi canti rappresentano la tradizione popolare, soprattutto canti di lavoro, ma anche di carattere gioioso, amoroso e canti "di osteria". I canti sono strettamente legati alla realtà della campagna bolognese dall'inizio del XX secolo: dal lavoro, alla fatica, la fame, la miseria e gli amori, da quelli fortunati e a quelli sfortunati. Il coro dal 1976 ha lo scopo di raccogliere e tramandare una cultura che sta scomparendo. Hanno pubblicato un libro e un CD nel 2012 (Siam tutte un sentimento, registrato dal vivo a Roma) in cui raccolgono le canzoni più significative e raccontano la vita delle mondariso. 
Il 1º maggio del 2012 hanno cantato alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.


Fonti: 
www.comune.medicina.bo.it

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