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Mirino puntato sulle baggianate "firmate" da Gad Lerner, Delrio e Cuperlo

Secondo i quali la destra si identificherebbe in una accozzaglia di ignoranti, subalterni, alcolisti e razzisti. Come se l'intelligenza fosse solo un benefit della sinistra


03/06/2019

di Sandro Vacchi


Saranno tonti, i sedicenti esponenti della élite contrapposta alle “classi subalterne”? La definizione è di Antonio Gramsci, ma l'ha fatta propria Gad Lerner con una scopiazzatura doppiamente sgradevole, in quanto opera di un ebreo. E' un intellettuale? Allora la definizione plagiata è tre volte inaccettabile nell'anno 2019, è roba da impero britannico. Comunque, non tutti gli ebrei possono essere intelligenti, così come non tutti i neri corrono veloci né tutti i gay fanno gli stilisti di moda. 
Invece, una bella quota di compagni di destra, quelli con la erre blesa, la puzza sotto il naso e la pashmina al collo anche a ferragosto, sono razzisti. Sì, razzisti. Graziano Delrio sostiene che hanno votato per la Lega i frequentatori di bar, come a dire ubriaconi abituati, appunto, a chiacchiere da bar, mica ai loro pensatoi: think tank, li definiscono per darsi un tono. 
E Gianni Cuperlo, penna nascosta (ma loro dicono ghostwriter, naturalmente) di Massimo Baffino D'Alema? E' un laureato al Dams (Dipartimento Arte Musica e Spettacolo. Li me' cojoni! dicono a Roma), ma evidentemente ritiene di essersi laureato in filosofia a Friburgo con Martin Heidegger (troppo di destra?) con tesi in tedesco sul passaggio dalla fenomenologia all'esistenzialismo, vista l'alterigia, la boria, l'albagìa usate per bollare di ignoranza gli elettori leghisti, a suo modo di vedere scarsamente scolarizzati. Li scusi, eccellentissimo professore, non sanno quello che fanno quando mettono una croce sulla figurina di Alberto da Giussano, è probabile che con la croce firmino anche, vero Cuperlo? 
Nel 2014, alle precedenti elezioni europee, il PD, partito del nostro “coltissimo” signorino ignorante e/o ipocrita, aveva raccolto il 40 per cento dei voti e la Lega la miseria del 6 per cento. Secondo l'illuminata analisi cuperliana, in cinque anni il tasso di scolarità in Italia avrebbe dunque subito un bombardamento a tappeto. Infatti i “colti” (elettori PD, scesi al 20 per cento) si sarebbero dimezzati, mentre gli ignoranti (elettori leghisti, balzati al 32 per cento) si sarebbero moltiplicati per più di cinque volte, Il ministro della Sanità non interviene? Un pazzo del genere in libertà è la più clamorosa conferma del fatto che la legge Basaglia sulla chiusura dei manicomi è stata un suicidio. 
Ebbene, certe pensate escono da alcune delle teste considerate fra le più lucide del Partito Democratico. Complimentoni vivissimi, compagni! Continuate pure a disprezzare chi vi ha votato per una vita e vedrete quale fine vi aspetta. 
Hanno annusato l'andazzo altri due pensatori “de sinistra”. Eugenio Scalfari, fondatore di “Repubblica”, organo ufficiale del Pci-Pd dopo che l'“Unità” è stata mandata al macero e – horribile dictu! - quel “fascistone” illiberale di Maurizio Belpietro è stato l'unico a farsi avanti per firmarla almeno un giorno e consentirle così di mantenere viva la testata. Barbapapà, da tempo autonominatosi filosofo, poeta ed esegeta di papa Bergoglio, pubblica le proprie opere con l'arcinemico Berlusconi, ma si sa: “Pecunia non olet”, i soldi non puzzano. 
L'altro pensatore è Massimo Giannini, direttore di Radio Capital e già numero due di “Repubblica”. Una settimana fa, usciti i risultati delle urne, la gazzetta piddina, che le damazze dei salotti scarlatti compulsano col batticuore mentre la filippina serve loro il the, titolava: “Ondata nera”, ma non credo si riferisse ai passati sbarchi di migranti nordafricani sulle coste italiane. 
I due giornalisti repubblichini (nel senso di “Repubblica”, anche se Scalfari non ha mai negato una giovinezza in camicia nera), devono aver fatto una riunione di redazione. O, più probabile, hanno letto i sondaggi dell'istituto Winpoll ad appena una settimana dal voto europeo. Chi credeva che la rivoluzione lo tsunami, il big bang fossero terminati, si sbagliava. 
Fra il 26 maggio e il primo giugno, Forza Italia ha perso un altro punto. Verdi, Sinistra, Partito Comunista e Più Europa, vale a dire la galassia di partitini di sinistra, hanno perduto complessivamente un altro punto e mezzo. I Cinque Stelle si stanno disintegrando, visto che sono scesi dal patetico 17,1 al 16,5 per cento. 
Chi va su, invece? Giorgia Meloni passa dal 6,4 al 6,8 per cento ed è ad appena un punto dal Berlusca. Il PD sale dal 22,7 al 23,8, incamerando preferenze dai grullini e dai sinistri. Sapete di quanto aumenta la Lega, cioè gli ignoranti (v. Cuperlo) alcolizzati (v.Delrio)? Di altri due punti giusti, salendo dal 34.3 al 36,3 per cento. Se i due giganti del pensiero piddini avessero ragione, significherebbe che in questa povera Italia aumenterebbero di pari passo alcolisti e ignoranti. Scusate, e quel punto in più del Pd? Mi viene il sospetto che la sigla significhi Partito Demente. 
Scalfari e Giannini saranno di “Repubblica”, ma il loro mestiere lo sanno fare. E sanno osservare, vedono un Paese che cambia ben oltre le boiate paraideologiche di un partito di supponenti, superbi e montati che deve ringraziare solamente la nullità dei Cinque Stelle se ancora non precipita nell'abisso. 
Il Padre Fondatore scrive, nella sua predica domenicale: «Salvini ha le attitudini per condurre un popolo intero, Di Maio no: ha perso il suo nucleo populista ma non l'ha rimpiazzato in nessun modo». 
Attenzione: tutto questo è stampato con tanto di evidenziatore giallo, una cosa inaudita. 
Passiamo a Giannini, e a un'altra frase evidenziata: «Dopo le elezioni di domenica scorsa, si impone la domanda delle cento pistole. Cosa vuole fare Salvini dell'Italia, dell'Europa e dell'euro? Chiederlo a Di Maio è ormai inutile. In questi mesi i Cinque Stelle hanno dimostrato di essere una pura agenzia del risentimento, una struttura servente e mimetica, al servizio di qualunque causa, meglio se dissennata». 
In nessun altro articolo del quotidiano del PD esistono paragrafi messi in evidenza. Che cosa significa? Che il PD si è accorto con chi deve fare i conti: con un tale che, stravinte le elezioni, una settimana dopo continua a salire nel gradimento degli italiani. Chi è l'ignorante? Chi è l'alcolista? 
Questo tizio, per mesi accusato di tutto il possibile e impossibile, tranne la pedofilia e l'abigeato (ma c'è speranza, non dubitate), ha dalla sua parte 36 italiani su cento. Il suo partito, che era a livelli da Partito Repubblicano nella prima repubblica, in cinque anni è salito ai livelli della Democrazia Cristiana degli anni d'oro. Che alcolizzati e ignoranti bevano meno aperitivi e sparino meno cazzate dei saputoni che pretendono di insegnare a tutti senza vedere né capire niente? 
Scalfari e Giannini, invece, vedono, analizzano e molto probabilmente capiscono. E reagiscono a modo loro. Quei passi evidenziati in giallo possono aprirlo, un “giallo”, vale a dire un'apertura di credito al nemico assoluto, riconosciuto come vincitore, seguìto e ascoltato dalla gente, adorato dai suoi almeno quanto è detestato da facinorosi, nullafacenti, fancazzisti, evasori, cooperative di cuori d'oro a pagamento, buonisti coi soldi altrui. 
C'è moltissima gente stufa del canone scippato legalmente da una Rai in cui Salvini non è minimamente appoggiato in proporzione ai suoi voti, gente che invoca la flat tax dopo anni di austerità filoeuropeista, gente che non digerisce le elemosine grilline. 
Salvini è già presidente del consiglio, lo sottolinea Paolo Mieli, non certo un leghista. Che abbia ragione? si domandano forse i repubblichini? Che i mercati, tanto idolatrati dal pensiero liberal- europeista, non preferiscano un governo vero a una mascherata come quella attuale? Una “cosa” informe nella quale chi ha il 36 per cento dei consensi dispone però di solo il 17 per cento dei seggi, mentre chi è sotto il 17 per cento ha il doppio dei parlamentari? E mentre il presidente del consiglio è un ologramma messo a Palazzo Chigi su raccomandazione fortissima di un partito, i Cinque Stelle, che si è dimezzato in un anno? 
Salvini sta seduto all'ansa del fiume - si ritiene un buon pescatore - e aspetta. «Questa litigiosità non può che essere interrotta», dice Carlo Verdelli, direttore di “Repubblica”. Ci provano ancora, compagni, ex compagni e paracompagni, ad agitare, ma con calante convinzione, il fantasma dello spread, che fino al 2011 nessuno sapeva cosa fosse, ma che servì a mandare all'aria Berlusconi e che oggi è tirato fuori da tutti gli alcolizzati e ignoranti d'Italia come se fosse un gol di Ronaldo. 
«Vado avanti se mi fanno fare», dice laconico il “capo del governo”. 
Che si dimetta? Né Scalfari, né Giannini, né Mieli, né Verdelli si fanno illusioni, però vedono, osservano, fanno i conti. E traggono le conclusioni. 
Ne traggono una, forse, anche sulla nuova icona mondiale della sinistra perduta e sperduta: la buona, ecologista, salvifica adolescente svedese Greta. Smetterà di andare a scuola. Che sia leghista anche lei?

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