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Nei borghi della Sardegna-scrigno di storie spettrali…


13/09/2021

di Alessandra Pinzi


Oltre alle spettacolarità delle sue spiagge, la Sardegna possiede un patrimonio culturale estremamente importante, che sfocia spesso in racconti e leggende che rendono ancora più fascinosi i luoghi da visitare. 
Regione antica delle quali origini si perdono nella notte dei tempi, come dimostra la presenza di menhir, dolmen e soprattutto di nuraghi di epoca preistorica. 
Nel nord-ovest della Regione, in provincia di Sassari, sorge Stintino, un borgo che possiede nella spiaggia uno dei suoi simboli più rappresentativi, le torri costiere della Pelosa e delle Saline ma soprattutto il Museo della Tonnara, massima espressione dell'economia del luogo fino a pochi decenni fa. 
Il territorio stintinese è un lembo di terra tra due mari. A ovest il suggestivo ‘mare di fuori’, con costa alta e frastagliata alternata a calette di sabbia e ciottoli: da Capo Falcone, luogo selvaggio sorvegliato anch’esso da una torre spagnola (la più alta della Nurra) e sorvolato da falchi pellegrini e della regina, sino a Cala del Vapore, attraverso Valle della Luna e Coscia di donna. A est il ‘mare di dentro’, all’interno del golfo: costa bassa e riparata, che dalla Pelosa, passando per L’Ancora e gli scogli di Punta Negra, arriva sino ai sassolini bianchi e tondi del lungo litorale de Le Saline ed Ezzi Mannu. In mezzo un’oasi naturale con stagni (Cesaraccio e Pilo), dove vivono l’airone rosso, la garzetta e il martin pescatore. 
In principio Stintino era un paesino di pescatori, del tutto simile a Cala d’Oliva sull’Asinara, borgo di provenienza delle 45 famiglie liguri, che lo fondarono nel 1885. Il paese, Comune dal 1988, sorge in una lingua di terra tra due insenature - isthintìni significa ‘intestini’ - i porti ‘Vecchio’ e ‘Nuovo’, dove sono ormeggiati gozzi in legno a vela latina, di cui Stintino è ‘capitale’. Dal 1983 ne ospita una famosa regata. La pesca è alla base della tradizione culinaria: polpo in agliata e alla stintinese, zuppa d’aragosta, bottarga di tonno, frutti di mare e pescato fresco, da assaporare nei ristoranti delle stradine del borgo e della costa.


In questo contesto da favola, dove nessuno immaginerebbe mai storie di spettri e condanne, si inserisce la leggenda della Femminedda, una fanciulla di magnifico aspetto che venne accusata di un crimine terribile. Le autorità decisero di farne esempio per il popolo e la condannarono a morte per decapitazione. Pare che il corpo della donna sia conservato in una chiesa ormai sconsacrata fuori dal centro di Stintino, mentre la testa si trovi nel cuore del borgo. I cantos del luogo narrano che l'anima della giovane si aggiri ancora per il paese, tra il porticciolo e l'entroterra, in cerca della pace che in vita mai trovò.


In provincia di Oristano, affacciata sul fiume Temo, sorge Bosa, dove tradizione e modernità si fondono e infondono curiosità e fascino. Un borgo che, grazie alle sue case colorate e al quartiere medievale di Sas Conzas, è stato definito uno dei borghi più belli d'Italia inerpicato sulle pendici del colle di Serravalle e dominato dal castello dei Malaspina, risalente al XII secolo e raggiungibile a piedi. Il poetico Lungotemo con il Ponte Vecchio che cavalca il Temo, unico fiume navigabile in Sardegna, “cicerone” di passeggiate alla scoperta delle antiche concerie, che ricordano le radici di un centro famosissimo in Italia da metà 1800 a inizio 1900 per le produzioni di pellame d’alta qualità. A testimoniarlo anche il museo delle Conce. 
All’interno del borgo soffermati sulla chiesa dell’Immacolata Concezione, duomo cittadino, e sui suoi bellissimi affreschi. Dentro le mura del castello sorge la chiesa di Nostra Signora de sos Regnos Altos, impreziosita da un ciclo di dipinti del 1370: qua si svolgono a fine settembre le celebrazioni più suggestive dell’anno bosano. Vicino al centro abitato, nella località campestre di Calmedia, sorge la chiesa romanica di san Pietro extra muros, in origine centro della Bosa vetus prima che la popolazione trasmigrasse nel quartiere di sa Costa (Bosa nova), dove ammirerai sa funtana manna, monumento ottocentesco in trachite rossa. 
Bosa è il centro principale della regione storica della Planargia, luogo di tradizione artigianale ed enogastronomica, che ti accoglie con un calice di pregiata malvasia, uno dei vini dolci sardi più amati, e ti mostra le sue eccellenze: gioielli di corallo, cesti di asfodelo, tessuti, tra cui il filet, nato dall’antico sapere femminile e, non ultimo, il pescato. Un’altra tradizione contraddistingue il borgo: il Karrasegare osincu. Il Carnevale di Bosa è uno dei più caratteristici e popolati della Sardegna, unisce il fascino delle maschere tradizionali all’allegoria dei carnevali moderni.


Ma torniamo al Castello dei Malaspina, posseduto alla famiglia toscana giunta in Sardegna nell'XI secolo. Tra le sue mura si narra si sia consumato l'omicidio del marchese Malaspina ai danni della sua giovane moglie. Si racconta che l'uomo, all'inizio amabile, si sia rivelato tanto violento da costringere la sua sposa a vivere in una prigione dorata. Pare che la donna per andare a pregare nella romanica Cattedrale di San Pietro percorresse un’oscura galleria che impediva a sguardi indiscreti di vederla. 
Ebbene proprio in un raptus di gelosia il marchese, convinto di un presunto tradimento, approfittò di una battuta di caccia per uccidere la moglie e non soddisfatto le tranciò di netto le dita della mano conservandole in un fazzoletto. Durante una cena con gli amici, il marchese dimenticandosi del quadrato di stoffa, lo sfilò dalla tasca in cui era conservato svelando il lugubre segreto. L'uomo fu subito imprigionato mentre l'anima della defunta raccontano che si aggiri ancora tra le mura del castello disperata.


Ed ora andiamo ad Alghero, splendida cittadina cinta da mura punteggiate da torri e bastioni, affacciata sulla Riviera del Corallo: il Museo del Corallo testimonia la tradizione della città nella lavorazione di questa graziosa pietra marina che ne svela storia e forme. 
Gran parte della costa è protetta dall’area marina di Capo Caccia - Isola Piana, dove sono custoditi centinaia di tesori, tra cui la grotta di Nettuno, raggiungibile via terra, tramite l’Escala del Cabirol, e via mare, con imbarcazioni che partono dal porto turistico. 
Il parco di Porto Conte abbaglia con le sue distese di macchia mediterranea, le ricche zone boscose e la laguna del Calich. Le domus de Janas di santu Perdu, la necropoli di Anghelu Ruju e i complessi di Palmavera e sant’Imbenia, sono le testimonianze delle radici preistoriche di Alghero, a partire dal Neolitico. Il centro storico è la parte più affascinante della città. Un labirinto di vicoli che sbucano in piazze piene di vita. Le mura gialle e le case antiche rievocano le origini catalane del paese. Così come gli edifici religiosi: la cattedrale di Santa Maria (XVI secolo), le chiese del Carmelo (seconda metà del XVII), con il suo grande retablo dorato, di san Michele, con la caratteristica cupola in maiolica colorata, e di Sant’Anna (1735), in stile tardo-rinascimentale. A proposito di cultura, la Casa Manno, si mostra centro di ricerca con un ricco patrimonio di quadri, arredi, libri e manoscritti. Tra gli eventi, è suggestivo il Cap d’Any de l’Alguer, il capodanno, con spettacoli che animano il centro. Il momento più appassionato dell’anno è la Settimana Santa, con i riti religiosi della tradizione spagnola.


La città sarda non lesina leggende relative ai suoi luoghi più iconici: ad esempio si narra che l'antico villaggio dei minatori di Argentiera sia infestato dalle anime di tutti coloro che sono morti, spesso sepolti vivi mentre estraevano l'argento e che durante le notti d'estate si possano udire ancora colpi metallici provenienti dalle gallerie scavate a 700 mt di profondità.


C'è poi il Lago di Baratz, unico bacino lacustre naturale di tutta la Sardegna che, secondo la leggenda, pare nasconda un'antica cittadina sommersa. Si dice infatti che al posto del lago sorgeva Baratz, villaggio abitato da gente avida e malvagia: un giorno ad una buona fanciulla apparve all'improvviso un vecchio che gli intimò di scappare subito senza voltarsi mai a guardare indietro. La ragazza, troppo curiosa e impavida, fuggì ma si voltò e all'improvviso si tramutò in roccia e il borgo attorno a lei fu cancellato per sempre.


Non si può infine non ricordare la leggenda di Capo Caccia, lo spettacolare promontorio che sorge a 20km da Alghero. La leggenda racconta che altro non sia che un gigante disteso sulle acque: fu il Sole a condannarlo in quella forma, punendolo per avere osato amare sua sorella Luna. Quest'ultima, che ricambiava l'amore di quel ragazzo deriso dalle giovani del suo paese per la sua statura, pregò l'Acqua di donargli bellezza e così fu: nel cuore di quel promontorio nacquero stalattiti, stalagmiti e luccicanti pareti in alabastro, ovvero un mondo sotterraneo incantato che oggi rappresenta una delle bellezze di Alghero, ovvero le Grotte di Nettuno.

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