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Nemmeno il... gelo artico ferma il Gruppo Sicim

L'azienda parmense, leader mondiale nel settore degli idrocarburi, si è aggiudicata un contratto del valore di 240 milioni di dollari per l’ampliamento dell’impianto di Karachaganak ad Aksai


05/11/2018

Nemmeno il gelo artico, con temperature che scendono pesantemente sotto lo zero, rappresentano un ostacolo per Sicim. Questa azienda, leader mondiale della progettazione, approvvigionamento e costruzione nel settore Oil&Gas, continua a dimostrare di essere specialista nelle “imprese impossibili”. Proprio per la capacità di operare in condizioni climatiche e geofisiche difficili, Sicim si è aggiudicata il contratto denominato KPC Gas Debottlenecking (KGDBN) in una zona del Kazakhstan, vicino alla città di Aksai, in prossimità del confine con la Russia, nota per le estreme condizioni climatiche. Qui da Novembre a Febbraio le temperature scendono anche a -40°C per effetto del “Buran”, il vento che scende direttamente dall’Artico. 
In questa zona, che Sicim conosce bene perché vi ha operato nei primi anni 2000, c’è l’impianto di Karachaganak, tra i maggiori in Kazakhstan per la produzione di condensati e gas naturale. La produzione del campo risale al periodo sovietico e solo dopo la dissoluzione di quella che era la USSR, l’Agip (adesso ENI), in qualità di capofila di un consorzio di imprese occidentali, ne ha riattivato lo sfruttamento. Recentemente il KPO (il consorzio tra ENI al 29,25%, British Gas al 29,25%, Chevron al 18%, Lukoil al 13,5% e l’azienda di stato KazMunayGas al 10%) ha annunciato un investimento di circa 20 miliardi di dollari per apportare una serie di modifiche all’impianto a cominciare dal prolungamento. Gli ultimi interventi risalgono a 18 anni fa, eseguiti a cavallo del Duemila. 
L’obiettivo è di incrementare la produzione di condensato, che viene esportato attraverso la Russia con l’oleodotto CPC fino al Mar Nero a Novorossisk, e del gas che viene inserito nella rotte dei gasdotti russi a Orenburg. 
Il fatto che Sicim abbia già operato su quel territorio e la capacità di operare con soluzioni tecnologicamente all’avanguardia, di garantire il meglio anche in situazione climatiche impossibili, le ha garantito la commessa che ha un valore di circa 240 milioni di dollari. I lavori si prevede che debbano durare 26 mesi però già a fine 2020 ci sarà la messa in esercizio delle opere commissionate. L’azienda ha già realizzato un campo abitativo per alloggiare gli operai, situato a circa 6 km dalla città di Aksai e a 23 km dall’impianto KPC. È anche prevista l’installazione di un’area industriale in prossimità dell’impianto con mensa, area di parcheggio e manutenzione dei mezzi d’opera. 
Per caratteristiche tecniche e imponenza, questo progetto è il più grande e complesso mai realizzato da Sicim in Kazakhstan e uno dei maggiori a livello mondiale. Per Sicim ha un valore strategico che va oltre l’ammontare della commessa. Con questa opera punta a ristabilire una base in Aksai e diventare uno dei fornitori di eccellenza del KPO. Sicim ha capito in anticipo, rispetto ad altri competitor europei, le potenzialità del Kazakhstan per le sue sconfinate risorse energetiche in gran parte da sfruttare. E nell’arco di quasi 20 anni ha consolidato la propria presenza nel Paese, diventando uno dei principali player del proprio settore, puntando sulla diversificazione dei servizi e sull’utilizzo di risorse locali qualificate. 
L’ex Repubblica dell’Unione sovietica, che è una terra ancora vergine per le enormi opportunità che offre, ha anche la capacità di realizzare, con le grandi Oil Company, importanti progetti dal respiro internazionale, che sono molto attrattivi per le grandi aziende occidentali. La Sicim qui ha messo radici profonde: opera con oltre 4.000 dipendenti e ha investito oltre 100 milioni di dollari tra facilities e attrezzature, puntando a ricoprire un ruolo importante in una serie di progetti che saranno eseguiti tra il 2018 e il 2023. 
La Sicim sta operando in Kazakhstan anche su altri fronti: per lo sviluppo del campo offshore al nord del Caspio denominato Kashagan sviluppato dal Consorzio NCOC (comprende ENI, Exxon Mobil, Shell, Total, ConocoPhillips, Inpex e KazMunayGaz); e nel campo onshore di Tengiz, sviluppato dalla società Tengizchevroil (TCO), costituita da Chevron con Exxon Mobil, KazMunayGas e LukArco). Queste commesse, grazie al prestigio di cui gode, fanno sì che, secondo le previsioni, nel 2018 raggiungerà nel Paese un fatturato di circa 200 milioni di dollari, con un incremento costante superiore al 20% negli ultimi anni. 
Il gruppo ha chiuso il 2017 con un fatturato di 545 milioni di euro. Sicim è al top anche nel rispetto dell’ambiente. Di solito ciò che è legato al petrolio è sinonimo di inquinamento. L’azienda italiana ha ricevuto il titolo di Runner up durante la convention “2018 IPLOCA Environmental Award sponsored by Shell” per l’utilizzo di fluido idraulico biodegradabile.

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