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Non chiamatelo voto di protesta

Cosa vuole l'elettorato? Nuove leve alla guida del Paese


05/03/2018

di Damiano Pignalosa


Punto e a capo. Come una vecchia macchina da scrivere, l’Italia aspetta di capire se ci sarà l’inchiostro sufficiente per poter iniziare una nuova pagina della storia del Paese, o si dovrà accontentare di qualche fotocopia sbiadita. Il popolo italiano ha risposto presente alle elezioni, più del 73% degli aventi diritto si è recato alle urne per esprimere il proprio parere politico. Un dato interessante, vista la forte paura che aleggiava nei giorni precedenti alle elezioni riguardante soprattutto la possibilità di un forte astensionismo di massa dettato dall’insoddisfazione di gran parte dei cittadini.
I proclami di vittoria sono molteplici. Da una parte la coalizione di centrodestra guidata dalla Lega di Salvini che, con il 37% di preferenze, vince nei numeri ma non arriva ad avere la maggioranza. Dall’altra il Movimento 5 Stelle che si assesta come primo partito ma si ferma al 32%. Fa da spettatore quel Partito Democratico sfiduciato dall’intera popolazione, specchio di una nazione che ha voglia di cambiare e di passare lo scettro del potere a facce nuove distanti dalla vecchia politica.
Come un’aspirina presa per far passare il mal di testa post sbornia, la palla passa a Mattarella, che dovrà decidere a chi affidare la gestione del Paese visto che nessuno dei parteciparti è riuscito ad arrivare alla maggioranza assoluta.
L’aspetto che più fa riflettere è quello riguardante la caduta di tutte le roccaforti, soprattutto di sinistra, a discapito dei ruspanti Di Maio e Salvini che hanno fatto incetta di voti spaccando in due il Paese. Il centronord ha seguito quasi in toto la coalizione di centrodestra, mentre il sud si è riscoperto penta-stellato. Ma quello che più di altre cose salta all’occhio è che figure come Berlusconi e Renzi, passando anche per la Bonino e D’Alema, siano usciti in maniera netta dalle preferenze degli elettori che hanno scelto di appoggiare il nuovo che avanza. 
Ma se nessuno ha raggiunto la maggioranza, chi ha davvero vinto queste elezioni?
La risposta è abbastanza semplice e diretta: l’insoddisfazione e la voglia di cambiamento. È giunto il momento ormai di distaccarsi dalla solita filastrocca del voto di protesta, perché Lega e 5 Stelle non sono più quel brutto anatroccolo poco ascoltato da tutti, ma si preparano ad affrontare le vere sfide nazionali ed internazionali per cercare di ristabilire quell’ordine nelle cose che tanto è mancato in questi anni. Un italiano su due ha votato per Salvini e Di Maio, è questa la realtà. Quello che chiede il Paese è una maggiore attenzione con un risanamento a livello nazionale ed una presenza forte e diretta a Bruxelles, mettendo fine a ai diktat impositori emanati dalla Ue, cercando di far parte attivamente delle scelte e delle soluzioni da prendere per il bene di tutti.
Le difficoltà dell’Europa intera e la presunzione dell’asse franco-tedesco sono i temi principali da affrontare con tutti i membri dell’Unione. Forse, per la prima volta, l’Italia può essere un esempio di cambiamento anche nei confronti del mondo intero, dove il popolo ha cercato di ribellarsi ai poteri forti e alle solite relazioni, per costruire tutti insieme un sogno di governabilità e rispetto dei cittadini. Tocca al prossimo governo, qualunque esso sia, portare avanti in primis gli interessi del Paese. È il popolo italiano che lo chiede.       

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