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Omicidi e misteri per Nestor Burma, l'investigatore sciupafemmine di Léo Malet

Per i tipi della Fazi arriva in libreria 120, rue de la Gare, il romanzo che nel 1943 segnò il debutto di un personaggio unico nel suo genere


05/02/2018

di Catone Assori


Onore al merito. Ovvero all’editore romano Fazi che, nella collana Darkside, continua a proporre ai lettori le storie intriganti e fuori dal coro di quel genio della narrativa che è stato Léo Malet. Il maestro del noir d’oltralpe che, all’apice della sua carriera, aveva dato voce all’investigatore sciupafemmine Nestor Burma (nato, si racconta, come risposta al Maigret di Georges Simenon, con il risultato di proporsi come suo contraltare nonché come uno dei maggiori rappresentanti del poliziesco in lingua francese insieme ad André Hèléna). Un personaggio rude quanto ironico, che si muove con disinvoltura nei meandri del mistero, protagonista di oltre trenta romanzi (inclusa una interessante “serie nella serie” intitolata I nuovi misteri di Parigi, che comprende quindici racconti, ognuno dei quali dedicato a un diverso arrondissement cittadino) che aveva fatto debuttare nel 1943 in 120, rue de la Gare
E appunto 120, rue de la Gare (pagg. 216, euro 15,00, traduzione di Federica Angelini) viene ora riproposto a beneficio della sua lunga schiera di lettori. Affascinati da questo protagonista cinico e ironico, contraddistinto dalla passione per le pipe taurine e un debole dichiarato per la scorrettezza politica. Un personaggio ben caratterizzato, che ama giocare all’anarchico conservatore, “mostrando grande malizia nello scardinare il perbenismo borghese che, ieri come oggi, si nutriva e continua a nutrirsi di avidità, apparenze e ambizione”. Una prima guida diventata mito che, per un verso o per l’altro, avrebbe influenzato - tanto per citare - penne del calibro di Jean-Claude Izzo, Fred Vargas e Dominique Manotti. 
Ricordiamo inoltre, riprendendo e arricchendo le nostre stesse note, che Léo Malet (Léon all’anagrafe) era nato il 7 marzo 1909 a Montpellier per poi lasciare questo mondo il 3 marzo 1996 a Châtillon-sous-Bagneux. Figlio di Jean-Marie Gaston Malet, impiegato, e di Louise Nathalie Refreger, sarta, per colpa della tubercolosi perse il padre a due anni, due giorni dopo il fratellino di appena sei mesi e l’anno seguente anche la madre. Così, a occuparsi di lui, furono i nonni Omer Refreger, un bottaio amante dei libri, e Marie Refreger, guardiana in un parco avicolo. 
Irrequieto e con una forte propensione all’indipendenza, a soli sedici anni si trasferì a Parigi, con una manciata di franchi in tasca, dove incontrò André Colomer, che lo introdusse negli ambienti anarchici, collaborando come freelance alle pubblicazioni del movimento (l'En dehors, l'Insurgé, Journal de l'Homme aux Sandales, La Revue Anarchiste). Ma per mantenersi avrebbe dovuto fare di tutto: dall’impiegato al manovale, dal gestore di un negozio d’abbigliamento alla comparsa cinematografica e persino lo strillone. Non bastasse, nel 1925 debuttò anche come chansonnier al cabaret La Vache enragée di Montmartre. Quindi, nel 1931, su invito di André Breton, si legò alla corrente surrealista, facendo amicizia con Dalí, Tanguy e Prévert, per poi essere espulso dal movimento nel 1949, non prima però di aver scritto alcune raccolte di poesie e di essersi sposato con Paulette Doucet, con la quale negli anni precedenti aveva fondato il Cabaret du poète pendu
Ma facciamo un passo indietro per ricordare un delicato passaggio della sua vita. Il 25 maggio 1940 Malet venne infatti arrestato con l’accusa di far parte di un complotto trotskista e quindi internato in un campo di concentramento nazista, dove iniziò a scrivere polizieschi firmandosi con svariati pseudonimi (Frank Harding, Léo Latimer, Omer Refreger, Lionel Doucet, Jean de Selneuves…). 
Detto dell’autore, spazio alla trama del poliziesco che avrebbe fatto da battistrada a una serie vincente, tradotta in mezzo mondo. Appunto 120, rue de la Gare, ambientato nei primi anni Quaranta, in quell’inquietante periodo storico che i francesi avevano battezzato drôle de guerre. Dove impariamo a conoscere Nestor Burma, reduce dai campi di prigionia tedeschi e che si racconta in prima persona, mentre incontra - davanti alla stazione Perrache di Lione - Bob Colomer, suo socio all’agenzia investigativa Fiat Lux prima che venisse chiusa. Ma giusto il tempo di riconoscersi e Colomer viene freddato con un colpo di pistola. Prima di morire, però, riesce a sussurrare all’amico un indirizzo: 120, rue de la Gare. Lo stesso che Burma aveva sentito ripetere all’ospedale militare da un prigioniero colpito da amnesia. 
Sulla scena del delitto, guarda caso, c’è anche una ragazza armata appunto di una pistola. Sarà lei l’assassina? Ed eventualmente quale ruolo potrebbe avere nell’omicidio? Partendo dal rebus del misterioso indirizzo, Burma inizia a indagare, aiutato dal poliziotto Florimond Faroux e dalla bella Hélène Chatelain, ex segretaria della Fiat Lux che, sospettata di nascondere qualcosa, verrà addirittura pedinata dalla polizia…

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