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Ostacoli al “fare sociale”: il pensiero usuale


03/12/2023

di Andrea di Furia

Mano a mano che si approfondisce la situazione economica, politica e culturale odierna salta sùbito all’occhio attento una situazione di chaos sociale continuo. Generazione dopo generazione, negli ultimi 2 secoli siamo stati alle prese con gli stessi problemi sociali, solo leggermente modificati (da pochi decenni) da una tecnologia doppiamente stupefacente: sia nel senso di mirabile, sia nel senso di dopante.

Cosa mantiene, per così dire, immutato il nostro caotico approccio alle problematiche sociali tridimensionale?

Il nostro modo di pensare: che in un primo momento assumiamo identico a quello dei nostri genitori, dei nostri nonni e così via retrocedendo fino ai tempi delle Rivoluzione francese.

Parrà strano, ma il pensiero di Otto von Bismark del regime prussiano nell’Europa dell’800 e quello di Joe Biden del regime Nato nel mondo di inizio terzo millennio sono lo stesso: entrambi sono conservatori del ruolo del loro Paese; il primo vuole l’unità della Germania con al centro la Prussia, il secondo vuole l’unità dell’Europa con al centro gli Stati Uniti d’America.

Questa osservazione non vuole parlare della guerra in Ucraina – magari dando la patente di buoni e cattivi, come ormai vediamo su media e social (attività assolutamente sterile, salvo per il business pubblicitario e la manipolazione mediatica) – ma della modalità di pensiero che è la medesima in Bismarck e in Biden.

Il problema, tuttavia, è che tutti pensiamo il sociale come Bismarck e Biden: cosa che rende impossibile la soluzione di qualsiasi problema sociale.

La prova del nove, che raramente richiediamo al posto di accusare qualcuno fuori di noi, sta nelle continue emergenze economiche, politiche e culturali cui non si riesce più a star dietro. Oppure dalla continuità di riforme della Scuola in Italia dal 1861 ad oggi: il risultato finale, per la Scuola, è quello dei guerrieri al fronte che vengono falcidiati dal cosiddetto “fuoco amico”.

Ma che dire della burocrazia, dei giudizi decennali nei tribunali, della malasanità aumentata trasformando gli ospedali in imprese di lucro, della diminuzione del potere del denaro ecc.: altro fuoco amico derivante dalla modalità antica di pensare un sociale che è molto cambiato, specialmente negli ultimi 30 anni che hanno visto l’avanzata a tutto gas dell’informatica e di un’altra forma di “fuoco amico” cui si dà il nome di algoritmi e di Intelligenza Artificiale.

Ora la caratteristica più evidente, del pensiero che applichiamo al sociale, è che “finge” di sapere tutto, ma solo perché non è in grado di vedere le conseguenze del proprio uso o abuso.

Questa “finzione” la ritroviamo: nelle promesse elettorali con cui ogni Segretario di Partito pubblicizza il proprio futuro impegno al Governo; nel considerare viva una Democrazia ormai esausta, tanto che gli specialisti parlano di Democrazia “recitata”; nella guerra che serve alla pace, mentre sembra più onesto parlare di ipocrisia.

Ma non c’è da accusare nessuno: solo rendersi conto che anche il proprio pensiero sociale “finge” di sapere cosa fare: così come “fingono” di saper cosa fare i tifosi di una squadra di calcio, meglio del loro allenatore.

Accusare poi chi? Certo, l’imperialismo americano o quello cinese o quello russo ci colpiscono tutti, ma indirettamente. La guerra in Ucraina Nato-Russia e forse la futura guerra di Taiwan Nato-Cina si svolgeranno in quelle latitudini, ma è ingenuo pensare che eliminati Biden, Putin Xi e Jimping le cose si risolveranno.

Altri loro sosia nel pensiero applicato al sociale si sostituiranno ai precedenti potenti, così come in Italia ai Governi precedenti si sostituisce un’Opposizione che poi non cambia il risultato: come avviene nelle moltiplicazioni nelle quali cambiando l’ordine dei fattori il risultato non cambia.

Ecco: la matematica, il pensiero matematico scientifico è proprio quello che applichiamo, errando senza accorgercene, al sociale. Inevitabili i risultati approssimativi: perché è un pensiero abilissimo su tutto ciò che è quantitativo, meccanico, inerte ma è pessimo rispetto a ciò che è qualitativo, organico, vivente.

E poiché il sistema sociale non è un meccanismo inerte (che si può tradurre nel linguaggio binario), ma un organismo vivente (che non si può tradurre nel linguaggio binario), ecco spiegato come mai il pensiero scientifico è diventato il vero ostacolo alla socialità e il vero promotore dell’antisocialità permanente.

La matematica sociale di questo pensiero inadatto ha il difetto di non masticare creatività e futuro, mentre mastica solo statistiche e passato. Non riesce a misurare che il presente, un presente... usa e getta.

Per dare un’idea, gli antichi romani quando progettavano un acquedotto pensavano ad una sua durata millenaria (ancora ne abbiamo di funzionanti), mentre noi oggi pensiamo l’usa e getta: e far durare un ponte in cemento (vedi il crollo del viadotto Polcevera a Genova) più di 70 anni diventa quasi un miracolo.

Evidentemente gli antichi Romani, come gli antichi Greci ed Egiziani, usavano un pensiero diverso dal nostro scientifico. Un pensiero concreto (che non poggiava su presupposti-slogan inosservati come il nostro astratto) e i cui risultati ancor oggi ci riempiono di ammirazione.

Meglio perciò indirizzare i nostri giovani e chi pensa il sociale ad un esame attento dello strumento pensante che usano, non aizzarli contro Tizio, Caio e Sempronio. Meglio indicare ai Filosofi e agli Psicologi che non c’è più da chiacchierare sul pensiero, ma trovare la strada per percepire il pensiero: il pensiero che pensa, non l’oggetto pensato dal pensiero (che di solito è funzionale ad un volere-istintivo incosciente inosservato o a un sentire-emotivo incosciente, anch’esso inosservato).

Cosa fare in concreto? Rendere la Scuola autonoma da Stato e Mercato.

Quando Maestri e Professori (assieme a Genitori e Studenti) potranno occuparsi direttamente loro della Scuola fino all’amministrazione di locali, strumentazione, orari, materie, forniture e vettovaglie senza tutoraggio di Stato e mercato... sarà fatto il primo passo istituzionale per far salire di un gradino il debole pensiero scientifico applicato al sociale.

E’ una scelta istituzionale così logica e di buon senso che l’inadeguato pensiero scientifico che usiamo nel sociale non riesce a vederla da oltre 2 secoli. E, per questa cecità selettiva, forse ci vorranno decenni o secoli per arrivarci… mentre è già possibile adesso come sfidante missione della Comunità politica italiana.

Questo però non esime le singole Persone (il soggetto/oggetto della dimensione Cultura) di provvedere a in proprio a portare il pensiero con cui pensano anch’esse il sociale all’altezza dell’attuale rapporto tra Essere umano e Società umana di inizio terzo millennio.

Risolvere interiormente nel proprio pensare le problematiche di continuo suscitate dalle emergenze, promuovere la raccolta differenziata del sociale economico, politico e culturale è un enorme aiuto per superare i più grandi ostacoli al “fare sociale” di oggi e di domani.

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