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Può una donna morire due volte? Quando l'impossibile diventa possibile

Dalla penna dello svedese Leif GW Persson un nuovo caso per il cinico, fascinoso e corrotto commissario Evert Bäckström


19/11/2018

di Catone Assori


E siamo a quota nove. Per tipi della Marsilio è arrivato infatti sui nostri scaffali il quarto episodio della serie di Evert Bäckström, il fascinoso commissario dell’anticrimine di Stoccolma che, in quanto a difetti, non si fa mancare nulla: si propone infatti maschilista, cinico, presuntuoso e persino corrotto (a dispetto dell’uniforme). Caratteristiche che, per certi versi, lo rendono unico nel panorama narrativo che arriva dal Grande Freddo, senza peraltro dover attingere alla cruda brutalità dei fatti di sangue. In altre parole giocando di fioretto sul Male. 
Ma di chi e di cosa stiamo parlando? Di Leif GW Persson (all’anagrafe Leif Gustav Willy Persson), nato a Stoccolma il 12 marzo 1945, il noto professore di criminologia che per tredici anni, dal 1999 al 2012, ha tenuto banco come docente presso l’Accademia di polizia della capitale svedese. Oltre a proporsi come consulente del ministero di Giustizia e dei Servizi segreti del suo Paese. 
Ma è soprattutto come scrittore che Persson si è guadagnato stima e notorietà a livello internazionale, collezionando peraltro premi importanti e sbarcando in venti diversi Paesi. Con un traguardo di prim’ordine: nel 2015 l’emittente televisiva americana Cbs ha infatti messo in onda una serie voluta da Hart Hanson (quello di Bones) e ispirata dai romanzi - pur ambientata in quel di Portland - con protagonista il citato Evert Bäckström (interpretato da Rainn Wilson). D’altra parte sulla credibilità delle sue indagini ci si potrebbe mettere la mano sul fuoco, in quanto attinte dalle sue esperienze lavorative. Oltre che da una fantasia di prim’ordine, che lo ha portato a giocare a rimpiattino con gli avvenimenti a fronte di una studiata malizia. 
E il cosa? Ci riferiamo a La donna che morì due volte (Marsilio, pagg. 478, euro 18,00, traduzione di Katia De Marco), una favola cattiva - a detta dell’autore - per bambini cresciuti, che però tra i protagonisti ha un bambino vero: il piccolo Edvin, di soli dieci anni, “vicino di casa del mio commissario, al quale risulta unito da una profonda affinità interiore”. Un bambino che vede in Bäckström il suo mentore e il suo modello. Così quando Edvin, durante un campo scout, fa un inquietante ritrovamento dai chiari risvolti polizieschi non manca di chiedergli aiuto. “Forse nella speranza di poterlo assistere in quella che fin dal primo istante appare come una promettente indagine per omicidio”. 
Ma andiamo con ordine. È un pomeriggio di luglio quando Edvin suona alla porta del commissario Bäckström. “Durante un’escursione in solitaria, invece dei funghi che stava cercando, sull’isola disabitata dove è stato depositato dal suo capo scout ha trovato un teschio umano con un foro di pallottola ben visibile sulla tempia. Per l’investigatore più furbo e cialtrone dell’intero corpo di polizia svedese” si tratta di un fattaccio sul quale indagare: non gli resta quindi che mettere in moto la sua fidata squadra per far luce sul caso. I primi riscontri riservano però una sorpresa: la vittima in questione risulta morta in Thailandia dodici anni prima, nello tsunami del dicembre 2004, con tanto di funerale celebrato e le ceneri disperse. 
A questo punto, la domanda diventa di “ordine quasi filosofico: si può morire due volte? Dopo un’indagine in cui ricostruire la storia raccontata dalle tracce si rivela particolarmente complicato, Evert Bäckström dimostrerà di avere ancora il solito fiuto. E per una volta, in modo del tutto inaspettato, anche un cuore...”. 
Il giudizio? Anche in questo caso positivo, a fronte di una scrittura capace di intrigare e divertire al tempo stesso, ma sempre all’insegna dell’intelligenza. In altre parole dando voce a noir pronti a immergersi in una realtà fangosa - evidentemente anche nei Paesi scandinavi non si vive in oasi ideali -  ma senza mai dare una soluzione ai suoi mali. Semmai proponendo fatti e misfatti con estrema cura e all’insegna di una robusta veridicità. Una dote pronta a conquistare anche il lettore più smaliziato. E fermo restando che dal giorno del suo debutto sugli scaffali - era il 1978 quando venne pubblicato Grisfesten - di strada Persson ne ha percorsa parecchia. Peraltro affinando, libro dopo libro, la sua intrigante penna.

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