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Quale motivo spinge un serial killer a darsi da fare secondo un rituale celtico di duemila anni fa?

Cattura e inquieta l’intrigante penna della spagnola Eva G. Sáenz de Urturi. Sugli scaffali, da vincenti, anche Marina Di Guardo e la statunitense Samantha Downing


25/01/2021

di MAURO CASTELLI


L’abbiamo imparata a conoscere, e ad apprezzare, con Il silenzio della città bianca, primo romanzo di una trilogia datato 2016 e definito dai critici “romanzo rivelazione”, dal quale è stato tratto l’omonimo film Netflix uscito lo scorso anno per la regia di Daniel Calparsoro e interpretato da Belén Rueda e Javier Rey. Un vero e proprio fenomeno editoriale (ha già venduto oltre un milione di copie), prima autopubblicato e poi diventato un bestseller, oltre che in Spagna, anche negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Australia. Un romanzo ambientato nella città natale dell’autrice, peraltro ben documentato: per scriverlo, infatti, oltre a confrontarsi con la locale accademia di polizia, l’interessata ha seguìto due corsi di ispezione oculare tecnica e sviluppo delle impronte digitali. 
Di chi stiamo parlando? Di Eva G. (Garcia) Sáenz de Urturi, nata a Vitoria-Gasteiz il 20 agosto 1972, laureata in ottica e optometria, settore dove ha lavorato per una decina d’anni prima di accasarsi presso l’Università di Alicante. Lei che aveva debuttato sugli scaffali nel 2012 con il primo volume de La saga de los longevos, intitolato La vieja familia, seguito due anni dopo da Los hijos de Adán
Ma torniamo al dunque. Dopo aver dato alle stampe la prima storia della citata Trilogía de la Ciudad Blanca, Piemme ne ha ora proposto la seconda intitolata I riti dell’acqua (pagg. 496, euro 18,90, traduzione di Paola Olivieri), un thriller datato 2017 e anticipatore del terzo, Los señores del tiempo, uscito in Spagna nel 2018. 
I riti dell’acqua, si diceva. Una storia nera come la pece che si muove “tra archeologia, mitologia, menti criminali e segreti di famiglia”, oltre che condita di una macabra scia di morte, incentrata su un antico rituale celtico, che sconvolge la potente bellezza dei Paesi Baschi. 
Un canovaccio costruito come si conviene dall’autore (che lo scorso anno, con Aquitania, ha vinto il Premio Planeta), ricco di raffinate atmosfere e caratterizzata da una tensione e una suspense montante che non mancheranno di far fare le ore piccole ai lettori. Ma anche una vicenda elegante e ben orchestrata, che si nutre di una scrittura semplice e al tempo stesso intrigante, forte di personaggi che non mancheranno di lasciare il segno. 
Detto questo, spazio alla trama. Ana Belén Liaño, la prima ragazza di Unai López de Ayala - ispettore e profiler della Omicidi del commissariato di Vitoria conosciuto come Kraken (un poliziotto più ostinato che brillante al quale, nel suo ultimo caso, il serial killer di turno gli aveva conficcato una pallottola in testa, ragion per cui non è ancora in grado di parlare, se non con qualche suono gutturale) - viene trovata assassinata nel Tunnel di San Adrián, parte del noto Cammino di Santiago, nei Paesi Baschi. La donna è stata appesa con una corda ai piedi e affogata nell’acqua contenuta in un calderone di bronzo, un reperto rubato probabilmente a un museo. 
Una morte strana, a fronte di uno scenario elaborato. Di certo non un omicidio come tanti altri. Per di più Unai e la collega Estíbaliz scoprono che Ana Belén era incinta e che è stata giustiziata secondo un antico rituale risalente a oltre duemila anni fa: la Tripla morte celtica
Dopo aver consultato alcuni esperti, gli uomini del commissariato di Vitoria capiscono di trovarsi di fronte all’operato di un assassino seriale che uccide le sue vittime in luoghi di culto della mitologia celtica, collegati tra loro dai cosiddetti riti dell’acqua, situati nella confinante regione di Cantabria. 
Ma c’è dell’altro. Un filo rosso unisce le vittime: sono tutti donne e uomini che stavano per diventare genitori. Così quando Unai scopre che la vicecommissaria Díaz de Salvatierra è incinta, e il figlio potrebbe essere suo, capisce che anche lui è probabilmente nella lista dell’assassino. Un bel guaio, con un interrogativo al seguito: riuscirà Unai a spezzare quella catena di violenza durata millenni? 


Il secondo suggerimento è legato alla penna di Marina Di Guardo, siciliana d’origine ma nata a Novara il 29 ottobre 1961, che oggi vive fra Cremona e Milano. Una bella donna - madre di quattro figli (fra cui Chiara Ferragni, nota imprenditrice, blogger e designer) - che ha lavorato come vicedirettrice dello showroom di Blumarine prima di dedicarsi alla scrittura. Esordendo nel 2012 con il romanzo L’inganno della seduzione, pubblicato dalla casa editrice Nulla Die, seguito due anni dopo da Non mi spezzi le ali. Quindi nel 2015 avrebbe dato alle stampe, per la collana digitale ZoomFiltri di Feltrinelli (curata da Sergio Altieri, al quale ha dedicato l’ultimo libro), il suo primo thriller intitolato Bambole gemelle
Nel 2017 il passaggio alla Mondadori con il romanzo Com’è giusto che sia, opzionato per una serie televisiva, seguito da La memoria dei corpi (tradotto in Grecia, Polonia e prossimamente anche in Brasile e in altri Paesi), i cui diritti per il grande schermo sono stati ceduti a una casa di produzione americana. 
Opinionista del rotocalco televisivo Mattino Cinque, Marina Di Guardo ha ora dato alle stampe Nella buona e nella cattiva sorte (Mondadori, pagg. 222, euro 18,00), confermando la sua indubbia capacità nell’amalgamare “intrecci imprevedibili e ricchi di suspense con prese di posizione su tematiche forti di cronaca vera”. 
Protagonista di questa storia di piacevole lettura è Irene, una illustratrice di talento di 35 anni, madre di Arianna, che vive da tempo ostaggio del marito Gianluigi, un pezzo di marcantonio alto un metro e novanta geloso e manesco, convinta, come tante altre vittime di violenza domestica, di meritarsi la semi-segregazione nella quale viene costretta. Una donna che tende peraltro a colpevolizzarsi, a sentirsi responsabile della sua situazione piuttosto che denunciarla. Come se quelle percosse che ogni tanto si busca le avesse meritate. Una situazione tutt’altro che nuova: nella vita di tutti i giorni sono infatti molte le donne oggetto di violenza che, piuttosto di denunciare, cercano alibi per i loro compagni violenti. 
Sta di fatto che all’indomani dell’ennesimo litigio, grazie al sostegno di Alice (l’amica d’infanzia trapiantata a Londra), Irene trova finalmente il coraggio di ribellarsi: mentre il marito è al lavoro, carica in macchina la figlia di nove anni e mezzo e scappa da Milano, per correre verso un piccolo paese di provincia nella casa in cui è cresciuta e che i genitori le hanno lasciato in eredità. Una casa che l’aveva vista crescere felice, coccolata dal padre e amata a modo suo da una madre piegata da una malattia psicologicamente debilitante. 
Un difficile passo, quello di Irene, non solo per se stessa, ma volto anche a proteggere la sua Alice, anche se il padre, almeno su di lei, non ha mai alzato un dito. Alice che però non sembra accettare di buon grado il trasferimento, la separazione dal suo ambiente. Forse non rendendosi conto della situazione. 
Gianluigi ovviamente non accetta la fuga della moglie. Così la rintraccia e le ordina di tornare in città, preannunciando ritorsioni, e non solo, da parte dei suoi avvocati. Irene sente le sue già esili forze cedere, anche se nel paese scopre due insperati alleati: un’anziana vicina di casa - Lucia (una donna alta, ben piazzata, sui sessant’anni), che l’aiuta a rimettersi in piedi - e soprattutto un affascinante negoziante, Piero, che la fa di nuovo sentire bella e desiderata dopo anni di soprusi e violenze. 
La ritrovata speranza di una vita migliore dura tuttavia poco, in quanto inquietanti incidenti ben presto minacciano la sua fragile serenità. Irene, nonostante tutto, cerca faticosamente di rimettere insieme i cocci della sua vita, sin quando proprio colui che avrebbe dovuto proteggerla viene brutalmente assassinato… 


In chiusura di rubrica un gradito ritorno: quello dell’americana Samantha Downing che, dopo aver guadagnato le luci della ribalta (i suoi primi romanzi erano infatti passati sotto silenzio) con Il matrimonio dei segreti - un graffiante thriller tradotto in 23 Paesi - torna nelle nostre librerie, sempre per i tipi della Newton Compton, con Non uccidere domani (pagg. 318, euro 9,90, traduzione di Marialuisa Amodio). 
Un lavoro incentrato su un quasi obbligato viaggio di famiglia in giro per gli Stati Uniti, che a un certo punto si trasforma in un vero e proprio incubo. Un modo come un altro, secondo l’autrice, per regalare - oltre alla storia - anche pennellate di smalto ad attrazioni, località turistiche e musei a stelle e strisce. “E per poterlo fare in maniera credibile - tiene a precisare - ho svolto approfondite ricerche, molte delle quali sfruttando la miniera di informazioni contenute nell’online”. 
Risultato? Un romanzo ancora una volta avvincente e ricco di colpi di scena, oscuro quanto brillante e ingegnoso. Nel quale l’autrice - una bella donna dai lunghi capelli biondi nata nella Contea di Marin, in California, che attualmente vive a New Orleans dove si dedica alla scrittura a tempo pieno - mette in scena tre fratelli che non si frequentano da anni (c’è da dire che hanno buoni motivi per non farlo), ovvero Beth (la voce narrante della vicenda), Portia, la più piccola, ed Eddie Morgan, il maggiore. Costretti dagli eventi a un forzato riavvicinamento. 
È infatti morto il nonno, vedovo, il quale ha lasciato un criptico messaggio contenente le condizioni per un lascito da capogiro. E nessuno dei nipoti se la sente di rifiutare. Così i tre fratelli (e i rispettivi partner) intraprendono quell’interminabile viaggio di riappacificazione già fatto vent’anni prima (stesse strade, stessi ristoranti e stessi motel) per assecondarne le ultime volontà. 
In altre parole le ceneri del defunto dovranno essere disperse nel luogo finale di destinazione di un massacrante tour lungo quattordici giorni, che si snoderà - a partire dall’Alabama - dalla Louisiana all’Arkansas, dal Missouri al Kansas, dall’Oklaoma al Colorado, dallo Wyoming al Montana, dall’Idaho allo Stato di Washington, dall’Oregon al Nevada. Conditio sine qua non per poter incassare i quattrini del vecchio. 
Eccoli quindi ripercorrere il maldigerito tragitto, tutti insieme su un Suv, con Eddie al volante, al suo fianco la moglie Krista (incapace di adattarsi e tutt’altro che simpatica), nella fila centrale Beth con il marito Felix (una presenza, la sua, accettata malvolentieri), nella terza Portia, la figlia non cercata, che non è né sposata né fidanzata (una ragazza dalle… mani lunghe che si dà da fare come spogliarellista e ha un carattere impossibile). 
Insomma, cinque persone che, per un verso o per l’altro, faticano a sopportarsi. E se lo fanno è soltanto perché non vogliono perdere l’eredità. Anche se la convivenza risulterà subito complicata, tanto da trasformarsi, strada facendo, in una specie di incubo. Soprattutto perché ognuno di loro nasconde scottanti segreti. 
In effetti le complicazioni non tarderanno ad arrivare: una sorella scomparsa da tempo, una vendetta che attende di essere consumata, un inquietante pick-up nero che ha cominciato a seguirli… Fermo restando che, tra di loro, si nasconde un assassino. Per farla breve: fin dove sono disposti a spingersi in nome dei soldi?

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