Share |

Quando la lotta al terrore si trasforma in una letale partita a scacchi

Un omaggio al grande Tom Clancy con il supporto di Mark Greaney. A seguire i tradimenti di Anna Ekberg e la musica fatale di Livermore & Mogliasso


26/11/2018

di Mauro Castelli


Un tributo, che è anche un omaggio, a uno scrittore - oltre che sceneggiatore e autore di videogiochi - che ha lasciato il segno nella narrativa mondiale: ovvero Tom Clancy, colui che ha conteso a Craig Thomas e Michael Crichton la corona di miglior narratore di tecno-thriller, purtroppo scomparso a soli 66 anni il primo ottobre 2013. 
Il quale Clancy, supportato ancora una volta dalla penna di Mark Greaney (già autore della serie culto The Gray Men e suo partner nella stesura de Il giorno del falco, Scontro frontale, Command Authority, Support and Defend, Comandante supremo e Sfida totale), si propone nell’ennesima avventura dell’ex analista della Cia, John Patrick (“Jack”) Ryan, ora nel ruolo di presidente degli Stati Uniti. 
Affiancato, ancora una volta, da un corollario infinito di altri ben riusciti personaggi: segretari, direttori, procuratori, agenti segreti e speciali, ufficiali, responsabili della sicurezza, misteriosi cittadini russi, combattenti di varia estrazione, capi di pericolose cellule e via dicendo. 
Il tutto a fronte di un romanzo frenetico e avvincente - Clear Shot. Colpo mortale (Rizzoli, pagg. 664, euro 22,00, traduzione di Andrea Russo) - che “catapulta il lettore nel mondo del crimine informatico, in cui la lotta al terrore si trasforma in una macabra quanto letale partita a scacchi”. 
E visto che abbiamo introdotto le tematiche trattate, spazio alla sinossi di questo lavoro che, nonostante il robusto numero di pagine, si legge che è un piacere dall’inizio alla fine. Con due casi caldi a tenere la scena. E più precisamente a Princeton, nel New Jersey, dove un comandante della Marina statunitense sopravvive alle raffiche del kalashnikov di un cittadino russo in cerca di vendetta, mentre nell’aeroporto internazionale Imam Khomeini di Teheran un agente della Cia sotto copertura viene trattenuto dalla polizia iraniana per irregolarità sul passaporto. 
Come dire che si entra subito nel vivo della storia. “Orchestrate da entità anonime, queste sono infatti le prime di una serie di azioni contro le principali istituzioni del Governo americano. Benché apparentemente non siano collegati tra loro, i colpi assestati al cuore degli Stati Uniti sono accomunati da una destrezza e una precisione che possono essere attribuite unicamente alla conoscenza di informazioni secretate di primo livello”. 
Per il presidente Jack Ryan tutto questo ha un solo significato: “qualcuno ha violato la banca dati federale; e non si tratta di un hacker qualunque, perché solo uno specialista avrebbe potuto aprirsi un varco nel sistema più sofisticato e protetto del mondo. Il tempo per scoprire la sua identità è poco: la violazione del database ha già attirato l’attenzione di nemici ben più temibili. Con un finanziere arabo pronto, spinto dalle sue ambizioni nel settore petrolifero, ad affiliarsi allo Stato Islamico. Ed è così che scendono in campo le cellule terroristiche di Abu Musa al-Matari, feroce membro dell'Isis, determinato a mietere il più alto numero di vittime possibile”. 
Nemmeno a dirlo, assieme al numero di morti cresce anche il terrore, e Jack Ryan, aiutato dai membri del Campus e da suo figlio, Jack Ryan Junior, deve affrontare la peggior minaccia che l’intelligence americana abbia mai subìto per difendere, a largo raggio, la nazione da un pericoloso salto nel vuoto. 
Insomma, colpi di scena a ripetizione, a fronte di una trama al cardiopalma che non abbassa mai la tensione. Supportata da una storia che viaggia dall’inizio alla fine a cento all’ora, senza mai un rallentamento, una pausa, un tentennamento. Come dire, la classe narrativa non è acqua. Semmai un brandy d’annata.   
Detto questo un interrogativo: quanto c’è di Clancy e quanto di Greaney in questa nuova avventura imbastita sul tentativo dell’Isis di portare il terrore negli Stati Uniti? Difficile dirlo, anche perché la penna a supporto del “genio” è quella di un altro numero uno, dotato di uno stile che si rifà a Ken Follett, Fredrick Forsyth e Nelson DeMille. Ferma restando la sua serietà narrativa che si avvale di un grande lavoro di ricerca, portato avanti sia attraverso viaggi in quindici Paesi caldi, sia addestrandosi con le forze militari e di polizia all’uso delle armi, oltre che al soccorso da campo e alle tattiche dei combattimenti corpo a corpo. Lui che è nato Memphis, nel Tennessee, dove si è laureato in Relazioni internazionali e Scienze politiche: una città che ama e dove tuttora vive. 
Di fatto Greaney ha saputo “affiancare” al meglio Clancy in quella che era la sua prerogativa principale: la capacità di dare vita a storie ben documentate quanto verosimili, quelle stesse che avevano tenuto banco da bestseller sugli scaffali delle librerie di mezzo mondo a suon di milioni di copie vendite. 
E per quanto riguarda Clancy? Sicuramente una irriverente penna che ha saputo intrigarci come pochi altri - mischiando fantasia e attualità, tecnologia e spionaggio, cacce all’uomo e terrorismo - attraverso le sue avventurose storie inquadrate nel contesto delle zone di guerra medio-orientali. Spesso traendo spunto dalle continue contrapposizioni russo-americane. 
Qualche esempio per rinfrescare la memoria? Rainbow Six, La mossa del Drago, Nome in codice: Red Rabbit, I denti della tigre, le serie Giochi di potere, Splinter Cell, Op-Center, Net Force e via dicendo. 
Clancy, si diceva. Un personaggio fuori dalle righe del quale abbiamo già parlato e riparlato. Ma siccome repetita iuvant, eccoci a ripetere alcuni passaggi di vita di questo straordinario scrittore il quale, dopo aver abbandonato il sogno di una carriera militare per via di una forte miopia, aveva iniziato a lavorare come assicuratore, per poi debuttare alla grande con il bestseller La grande fuga dell’Ottobre Rosso, travasato sul grande schermo (Caccia a Ottobre Rosso) dal regista John McTiernan, film del 1990 superbamente interpretato da Sean Connery e Alec Baldwin. 
Per la cronaca Tom, all’anagrafe Thomas Leo Clancy Jr, era nato a Baltimora, nel Maryland, il 12 aprile 1947 da una famiglia cattolica, secondo di tre figli di un postino e di una impiegata di un negozio di credito. Lui che a soli 22 anni si era sposato con Wanda Thomas King, dalla quale aveva avuto quattro figli: Michelle Bandy, Christine Blocksidge, Kathleen e Thomas Clancy III. Storia finita nel gennaio 1999 per il suo innamoramento con la giornalista Alexandra Marie Llewellyn, sposata sei mesi dopo, che a sua volta gli avrebbe regalato un’altra figlia, Alexis. 
Lui che strada facendo sarebbe stato amico di presidenti e di personaggi del mondo che conta. Lui che si era spesso vantato del possesso di un carro armato M4 Sherman del 1943 (glielo aveva regalato la sua prima moglie Wanda) nonché del poligono di tiro sotterraneo dove si dilettava a sparare con la sua pistola “italiana”, una Beretta 92FS. Insomma, un uomo per certi versi unico anche nel suo privato. Del quale molti lettori sentiranno la mancanza.

Voltiamo pagina. Dalla Danimarca arriva un graffiante lavoro firmato Anna Ekberg, nom de plume dietro al quale si nasconde una coppia di apprezzati autori danesi: Anders Rønnow Klarlund (con trascorsi da sceneggiatore e regista) e Jacob Weinreich (prolifica penna di libri per bambini e giovani adulti, oltre che di sceneggiature per il grande schermo e di drammi radiofonici). Due scrittori, tradotti in una quindicina di Paesi, capaci di miscelare emozioni e brividi all’insegna della psicologia e della suspense e che, in passato, avevano già lavorato a quattro mani sotto lo pseudonimo di A.J. Kazinski, riscuotendo buoni riscontri sia da parte della critica che del pubblico dei lettori. 
Loro che - dopo aver proposto ai lettori italiani, lo scorso anno, La donna senza passato - adesso tornano sugli scaffali con Un marito fedele (Nord, pagg. 380, euro 18,60, traduzione di Alessandro Storti), un titolo pronto a giocare sull’ironia più amara, in quanto “tradire è un po’ morire”, come recita uno strillo della copertina. Loro capaci di giocare a rimpiattino sulle difficoltà che si possono incontrare in un matrimonio e che possono portare sino alle estreme conseguenze per via di ripicche, rinunce e insoddisfazioni. Loro bravissimi nell’addentrarsi nel distruttivo tessuto familiare, dando voce a personaggi che lasciano il segno. Compresi quelli di seconda fascia, come il vicino di casa, i suoceri, le amiche nonché un padre assente. 
Il tutto quasi ovattato fra le pieghe di una tragedia (forse) annunciata. D’altra parte, con il passare degli anni, tutto può cambiare in un matrimonio. E così anche in quello di Christian, il protagonista della storia, il quale si rende conto che la donna che aveva sposato vent’anni prima, Leonora, non è più la stessa. “Non è la madre del suo unico figlio. È qualcos’altro: una nemica, una minaccia”. Bisogna quindi prendere drastici provvedimenti, perché lei è intenzionata a rovinargli la vita. 
Eccolo quindi aspettarla nel buio, al volante del suo furgone, solo con la sua coscienza, i fari spenti e il motore pronto a essere acceso. Non appena la vede correre oltre la curva, con fare aggressivo e la coda di cavallo che dondola sotto la pioggia estiva, Christian mette in moto, accelera, la investe, si ferma. Poi, visto che era ancora viva, ingrana la retromarcia e le passa di nuovo sopra il corpo. Deve essere sicuro di averla uccisa, quella “brutta stronza”, altrimenti non sarà mai libero. A questo punto torna a casa, ma si rende conto che l'incubo è tutt’altro che finito. Anzi, è appena cominciato… 
Un salto indietro nel tempo di un paio di mesi. Christian dovrebbe essere felice. Nella bella villetta di mattoni che si affaccia su uno spettacolare fiordo si respira un’aria nuova, anche se - come accennato - ben presto si consumerà il drammatico atto finale di una lunga vita matrimoniale. L’aria nuova risulta legata al fatto che, dopo aver lottato a lungo contro una lunga quanto pericolosa malattia, suo figlio Johan è stato dichiarato fuori pericolo. Mentre sua moglie - una brillante violinista che ha lasciato il lavoro per prendersi cura del ragazzo - può finalmente rifarsi una vita. Non bastasse il suo studio di architettura ha appena vinto un ricco e prestigioso appalto. 
Purtroppo, “in quegli anni di preoccupazioni e sacrifici, la fiamma del loro matrimonio si era consumata e ora restano solo le ceneri dell’abitudine. Così, quando Leonora lo sorprende a letto con l’amante, Christian è quasi sollevato. Almeno non dovrà più mentire; anzi, ora che Johan è guarito, non c’è più nulla che gli impedisca di chiedere il divorzio”. 
Nel momento in cui Christian affronta il discorso con la moglie, però, lei reagisce in modo molto diverso da quello che si era aspettato. In altre parole lo ricatta. Leonora conosce infatti tutti i suoi segreti e, se lui la lascerà per quell’altra donna (più giovane, più bella, più spensierata e più sensuale di lei), lo farà andare in galera per evasione fiscale.  “Christian è sconcertato: è vero, in passato ha preso decisioni discutibili, ma soltanto per garantire a suo figlio le cure migliori. Leonora non può rinfacciargli di aver salvato il loro ragazzo. Ciò che Christian non ha ancora capito è che lei è una moglie troppo orgogliosa e determinata per non fargli pagare il prezzo dell’umiliazione…”. 
E questo è quanto. Anzi, no. Dimenticavano il fatto che a raccontare la storia è una voce fuori dal coro: quella dell’ex poliziotto Holger (sarà lui il… marito fedele?) che ha indagato sul crimine e ora cerca di spiegare alla sua insofferente figlia Josefine, già adulta, la dinamica della tragedia. Una voce asettica che ci porta a riflettere su quel che può succedere quando ci si lascia sopraffare dagli eventi…

In chiusura di rubrica quello che non ti aspetti. Ovvero il matrimonio narrativo fra un regista d’opera di fama mondiale, Davide Livermore, e una scrittrice che ha lasciato il segno nel campo dei thriller, Rosa Mogliasso. Una strana coppia, ma sino a un certo punto visto la tematica trattata, arrivata sugli scaffali con 1791. Mozart e il violino di Lucifero (Salani, pagg. 332, euro 18,00), un lavoro imbastito su una profezia che fa tremare i potenti della terra, su un bambino in grado di salvare l’umanità con la sua musica, su due società segrete che si contendono le sorti del mondo e su una scia di sangue lunga tre secoli. Il tutto supportato da personaggi storici e immaginari che non mancheranno di catturare il lettore. 
Risultato? Secondo l’editore un “Codice da Vinci in chiave mozartiana; un divertissement pop irresistibile sul genio della musica”. E per certi versi è proprio così. A fronte di un’avventura che si snoda fra presente e passato, pronta a nutrirsi di una cascata di imprevedibili colpi di scena. Proiettando il lettore, secondo l’interpretazione di Marco Buticchi, “in una dimensione parallela sapientemente congegnata, dove ogni pagina suona come una sinfonia”. 
Detto questo spazio ai contenuti del romanzo che si sviluppa sul crinale che separa la storia dalla fantasia. Un testo cui fanno da contrappunto, per non farsi mancare nulla, le illustrazioni del pesarese Francesco Calcagnini, uno dei più interessanti scenografi e registi italiani nel campo del teatro di prosa e di figura, oltre che in quello della danza e dell’opera lirica. Lui che si era diplomato presso l’Accademia di Belle arti di Urbino, dove guarda caso attualmente insegna. 
A tenere la scena nel libro “mozartiano” che stiamo proponendo sono un paio di interrogativi: si può indagare su un violino come si indagherebbe su un delitto? Si possono utilizzare i frammenti di un prezioso strumento accidentalmente stritolato tra le porte automatiche di un teatro come indizi di un crimine che trova le sue radici nel passato e che solo nel presente può essere svelato? 
Il violino è uno Stradivari di proprietà del maestro Flavio Tondi (la qual cosa non stupisce viste le ricchezze di famiglia sparpagliate in mezza Europa). Un uomo serio e metodico, ma dalla vita infiammata da donne fatali, il quale decide di “affrontare una ricerca che lo porterà in bucolici cottage della campagna inglese, in fatiscenti palazzi parigini e, infine, sul podio del teatro di Astana in Kazakistan, dove la sua ossessione troverà pace. E pace potrà donare non a lui solo, ma a tutta l'umanità”. 
Di fatto un gradevole un thriller storico - corredato da un ricco parterre finale di note esplicative - che partendo da un vecchio quanto sperduto monastero si sviluppa fino ai giorni nostri. Che altro? Una storia fantastica portata avanti a briglia sciolta, nonché corredata da fatti reali e personaggi esistiti: conti, marchesi, principi illuminati, vecchie suore, ma anche poveri contadini, barbieri eviratori, giovani puttanelle spregiudicate. “Figure rivisitate in chiave bizzarra e spesso spietata, tanto quanto spietate sono state le loro vite”. In primis la lancinante umanità di Venanzio Rauzzini, l’unica voce di castrato amata da Mozart. 
Detto del libro, appunti di vita sui due autori. Davide Livermore, nato a Torino nel 1966, ha lavorato come scenografo, costumista, lighting designer, ballerino, sceneggiatore, attore e insegnante, oltre a esibirsi come cantante a fianco di artisti come Luciano Pavarotti, Placido Domingo e José Carreras. È stato inoltre sovrintendente e direttore artistico del Palau de les Arts Reina Sofìa di Valencia. Sue le regie di spettacoli andati in scena alla Scala di Milano (dove nei prossimi giorni firmerà l’apertura della stagione 2018-19 con l’Attila di Verdi), ma anche al Bolshoj di Mosca e alla Sidney Opera. 
A sua volta Rosa Mogliasso - nata a Susa nel 1960 e di stanza a Torino, dove si è laureata in Storia e critica del cinema - vanta trascorsi lavorativi variegati, come l’agente immobiliare in Costa Azzurra o la direzione di un club sportivo al Sestriere. Lei che ama leggere e rileggere i classici, come Flaubert, Nabokov, Tolstoj, senza trascurare Philip Roth o Fruttero e Lucentini; lei che aveva debuttato nella narrativa nel 2010 con L’assassino qualcosa lascia, entrato nella selezione del Bancarella e forte - se non andiamo errati - di sette ristampe. Lei che in seguito avrebbe, fra l’altro, dato alle stampe L'amore si nutre di amore (finalista del Premio Scerbanenco), La felicità è un muscolo involontario, Chi bacia e chi viene baciato, Bella era bella, morta era morta nonché il libro per bambini All’ombra dell’uomo montagna.

(riproduzione riservata)