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Quanto pesano i mali della politica di sinistra avvolti nella bambagia dell'ideologia?

Il caso di Matteo Salvini che, demonizzato e clandestinizzato, guadagna consensi proprio per la stupidità della controparte. Vogliano allora parlare di parallelismi e di storia? 


29/04/2019

di Sandro Vacchi


Come amministratori, in genere, fanno pena; come storiografi, però, sono peggio. Intendo le Menti Eccelse della sedicente sinistra, boldriniana, savianesca o lerneriana che dir si voglia, quella Cosa senza contorni né anima, né soprattutto cervello, convinta però di essere sempre dalla parte della ragione, sempre espressione della massima intelligenza, sempre colta, buona e solidale. 
Si chiama superbia, questo peccato capitale, e va di pari passo con un altro, l'invidia, che dalle origini anima bolscevichi, giacobini e manettari vari: leggere Ludwig von Mises per verificarlo. Gli altri peccati capitali (ira, gola, accidia, lussuria e avarizia) si distribuiscono con minore dovizia fra i democraticissimi detentori del pensiero dominante, ai quali non fa invece difetto quello che è forse il peggiore di tutti i peccati, l'ipocrisia, giustificazione di ogni malefatta, giravolta e pensiero tossico. 
Ci sarebbe anche l'ignoranza, colpevole se non si legge né si studia pur potendolo fare, preferendo invece restare nella bambagia acritica dell'ideologia. Allora diamo la colpa all'ignoranza, per carità di patria, mentre sospettiamo che, se anche sapessero discernere fra verità e menzogna, preferirebbero la seconda, in quanto spacciata dal Partito: sotto forma di pensiero corrente, di melassa buonista, di opportunismo diffuso. Il politicamente corretto è questo. Ciò che ne rimane fuori è anticonformismo, autonomia, pensiero libero, ragionamento individuale, incontrollabile dalle loro gabbie. Volete mai che lo accettino? Siamo seri. 
Loro lo sono, a volte perfino credono in ciò che dicono, convinti che il falso e la fantasia siano la verità, che l'ideologia sia la storia, che i fatti non esistano se non all'ombra delle convinzioni. 
La più salda di queste, nella sgangherata Italietta di oggi, è che Matteo Salvini sia il diavolo, o quanto meno la reincarnazione di Benito Mussolini. I molti e a volte autorevoli nemici lo raffigurano appeso per i piedi, gli augurano sventagliate di mitra, gli sparano addosso ad alzo zero, gli sguinzagliano contro magistrati inferociti. 
Sono capaci di tutto per arginare l'ondata di consensi che si riversa sul capo leghista. Di una sola cosa sono incapaci, però: di capire il perché. 
E qui casca l'asino, cioè proprio loro, perché in realtà sono un branco di capre che non individuano in sé stesse il carburante del mortale nemico che si sono date. La forza incommensurabile di Salvini sono i suoi peggiori avversari, coloro che lo vorrebbero morto e appeso. 
Partiamo dal paragone con il duce. Fino al 1919 Mussolini era un socialista di sinistra, e se non avesse fondato i Fasci sarebbe stato tra i fondatori del Partito comunista, a Livorno nel 1921. Non me lo sto inventando: Antonio Gramsci lo ammirava molto, Lenin lo adorava. 
Bene, Salvini era nei comunisti padani, gruppuscolo paraleghista di sinistra. 
La svolta di potere di Mussolini comincia dopo il delitto Matteotti, sulle cui responsabilità i punti oscuri sono numerosi. Dal 1925-26 in avanti, almeno fino alla conquista dell'impero da operetta e all'entrata in guerra nel 1940, per quindici anni abbondanti, Mascellone fu non solo l'uomo più potente d'Italia, ma il più amato. 
Di più: adorato, venerato. Un esempio? I tanto citati professori universitari che rifiutarono di giurare sul fascismo nel 1931 furono la bellezza di... dodici! Su 1.225. Vale a dire meno dell'uno per cento. Eppure si citano sempre questi, che furono indiscutibilmente eroi, ma non tutti gli altri. Eroi che preferirono non accodarsi al pensiero dominante, allora fascista, il politicamente corretto del Ventennio. 
Anche oggi gli eroi sono pochissimi. Giornali, reti televisive, mondo accademico, spettacolo, la canzone: trovate le mosche bianche schierate con Salvini. Non esistono. Eppure lui non è un clandestino, ma un ministro della Repubblica con l'importantissimo dicastero degli Interni. Però li ha tutti contro. Ovviamente l'opposizione rossa e azzurra; ovviamente centri sociali, Chiesa bergogliana, coop di accoglienza, organizzazioni non governative, damazze dei salotti; quasi ovviamente ha contro l'intellighentzia, che non gli bacerà gli stivali (pardon, le scarpe) finché lui non avrà un potere forte e assoluto. Per nulla ovviamente ha contro perfino i suoi alleati di partito, ma sul quoziente di intelligenza dei grillini-grullini si potrebbero ormai scrivere trattati di psichiatria. 
Solamente un elemento, chiamiamolo così, è a favore di Salvini, lo è smaccatamente, apertamente, e si chiama popolo. E' quella cosa informe, bruta, becera, ignorante, che ogni tanto va a votare, vista in questi termini dalla realmente Informe, Bruta, Becera e Ignorante “sinistra” nostrana quando il popolo non vota come vorrebbe lei. Al punto che il suffragio universale e la democrazia sono stati schifati con la puzza sotto il naso da due mostri sacri dell'ex PCI, vale a dire D'Alema e Napolitano, quando i voti presero a correre dall'altra parte. 
Siamo al punto che il centro di sondaggi Ipsos dà al momento la Lega vicina al 35 per cento dei consensi, il doppio di un anno fa e nove volte più di quando Salvini la prese per mano. E manca quasi un mese alle elezioni europee. 
Il Ruspa è al potere, pur senza essere primo ministro, ed è amato, o apprezzato, o sostenuto, da più di un terzo degli elettori. Non ha certo le percentuali bulgare di cui avrebbe goduto Mussolini se si fossero fatti i sondaggi ai suoi tempi, ma c'è un particolare: nel Ventennio non esisteva informazione, spettacolo, sport, canzone, cinema che potesse non essere fascista; nel Ventennio, inoltre, dopo le elezioni del 1924 si tennero due plebisciti (1929 e 1934), e peraltro i fascisti presero quasi la totalità dei voti, poi fine dei giochi e della democrazia, anche di quella apparente- Si sarebbe tornati alle urne soltanto nel 1948. 
Dal 4 marzo dell'anno scorso ci sono invece state le elezioni politiche e una decina di elezioni regionali, che non hanno fatto che confermare la marcia trionfale dell'odiatissimoi Salvini, il quale prepara il colpo da KO delle europee. Odiatissimo da chi? Dai maestri del pensiero, dai padroni delle menti, da chi ritiene di capire tutto... ma non capisce una beata mazza. 
Eccoli qui, i manovratori di tutta la macchina da guerra anti-Salvini, frustrati, massacrati, impotenti, ormai incapaci di intendere e di volere: come fa quello là a marciare imperterrito verso il potere e la gloria mentre risuona la Cavalcata delle Valchirie? Eccoli, livorosi, astiosi, rabbiosi, accusarlo delle peggiori nefandezze: xenofobia perché chiude i porti, razzismo perché tutti quelli che arrivavano erano africani, machismo perché ha aperto la strada alla libera difesa, populismo perché parla alla pancia degli italiani. Fascismo perché riassume tutte le accuse. 
Era – e secondo Lor Signori continua ad essere – l'offesa più infamante in un'Italia devastata dalla retorica resistenziale di chi la Resistenza non l'ha nemmeno immaginata, ma continua a mantenerne le ceneri in custodia dell'Anpi, mentre i partigiani veri si contano ormai sulle dita di una mano. Anpi, peraltro, che rifiuta di far sfilare la Brigata Ebraica alle feste per il 25 aprile, ma intanto accoglie a braccia aperte i palestinesi, che di quegli ebrei partigiani erano e sono nemici giurati. 
Pensiero unico, ipocrisia, invidia: è un tutt'uno che si chiama comunismo e che pochissimi di questi sinceri democratici mette mai in discussione, forse nella speranza che possa rinascere dalle ceneri della storia, in grado com'è di prosperare solamente in presenza di un nemico da odiare, vero o presunto che sia, vivo o morto che sia, spettro da agitare davanti ai poveri di spirito e di conoscenze. Una volta erano l'imperialismo, il capitalismo, la religione, poi il fascismo, che in Italia significa tutto e niente. 
Salvini fascista? Lui manda “selfie” e bacioni, incarta e porta a casa: sotto forma di altri voti. E allora viene da dare ragione a Churchill: «Strano popolo gli italiani. Fino al luglio del 1943 c'erano 40 milioni di fascisti, poi ci sono stati 40 milioni di antifascisti. Non sapevo che l'Italia avesse 80 milioni di abitanti». 
E adesso vediamo alcuni degli incomprensibili, inspiegabili, misteriosi motivi 
Ha lanciato la legittima difesa, in un Paese dove i rapinati e aggrediti in casa propria sono stati spessissimo trattati peggio dei delinquenti. Chi di noi, piddini compresi, non è mai sbottato: «Se mi entra un ladro in casa non so cosa gli faccio»? 
I nemicissimi grillini, alleati di governo di Salvini, hanno varato il reddito di cittadinanza. Lo hanno richiesto più marocchini che abruzzesi, per non dire dei friulani, e in tutto su 946 mila domande, 116 mila sono di stranieri. Chi di noi non ha mai detto o pensato: «Basta con questa elemosina elettorale! Quanto ci costerà?». Chi si opponeva alla paghetta in stile Achille Lauro e non lo ha mai nascosto? Salvini. Perché l'ha lasciata passare? Per non mandare a carte quarantotto il “suo” governo prima di aver cucinato bene Di Maio e soci. 
Nello Sri Lanka gli assassini dell'Isis hanno fatto a pezzi centinaia di cristiani. La Chiesa è stata quasi del tutto zitta. A quale parrocchia politica viene unanimemente associato papa Bergoglio? Non a quella di Salvini. 
Il leghista ha chiuso i porti italiani alle navi delle ONG che ci scaricavano profughi più o meno veri. A Mazara del Vallo, tanto per dire una località, i pescatori del Maghreb che lavorano regolarmente e sono da anni in Italia, applaudono e dicono che voteranno per la Lega. 
Lo sanno i visionari della xenofobia? 
Da tempo Fabio Fazio brama per avere Salvini in trasmissione. Dopo avergli detto che se lo può sognare, il Ruspa gli ha fatto sapere che ci andrà se quello che definisce “miliardario comunista” si dimezzerà la stipendio. Trovate un solo italiano contento di pagare, con i soldi che la Rai gli scippa con il canone nella bolletta elettrica, il cachet dorato di Fazio(so). 
Infine la flat tax, o tassa piatta, cavallo di battaglia salviniano che consentirebbe, sembra, di ridurre il carico fiscale a molti connazionali. Al di là dei distinguo accademici, chi non gradirebbe di versare qualche euro meno di oggi all'Agenzia delle entrate, visto che siamo il Paese con le tasse più alte d'Europa dopo la Svezia? 
A proposito di flat tax, il suo importatore in Italia, il sottosegretario leghista Armando Siri, è indagato per una bustarella da trentamila euro che non si sa se gli sia stata recapitata o soltanto promessa da Paolo Arata, imprenditore del settore eolico. A parte l'entità miseranda dell'importo, che un sottosegretario di Stato si porta a casa in un paio di mesi, Arata in una intervista al Corsera ha smentito la tangente (e ci mancherebbe), e ha definito Siri onestissimo. I grillini, giustizialisti come sono, hanno dapprima chiesto di corsa le dimissioni con infamia di Siri, ma adesso ci stanno ripensando. Forse per andare all'incasso del favore fatto a Salvini risparmiandogli il processo per la nave “Diciotti”. 
Se il governo dovesse saltare prima delle Europee, infatti, il Movimento si sgretolerebbe, e da Davide Casaleggio in giù non se lo potrebbero proprio permettere: la gran parte di loro sono dove sono per puro caso, per non dire miracolo. Si tratta di persone arrivate a guadagnare cifre molto importanti, insperabili viste le incompetenze caprine di cui dispongono. Non intendono rinunciarvi per niente al mondo, al punto che molti di loro - grillini sì ma poco grullini - da mesi hanno smesso di versare la sovvenzione obbligatoria al partito, come si usava molti anni fa nel PCI. 
La Casaleggio & C. e la sua piattaforma Rousseau si sta rivelando per ciò che è: una specie di Grande Fratello, una centrale di controllo capillare dei propri adepti, come dimostra il caso della disinvolta Giulia Sarti. Non ho elementi per proseguire, ma una serie di sospetti che attendono solamente un'inchiesta approfondita per essere verificati. 
Salvini ha commentato il caso Siri in modo laconico: «Deciderà Conte». 
Alla luce di tutto questo, i superuomini che tutto sanno ma nulla capiscono si domandano ancora come mai la Lega sia data vicinissima al 50 per cento nella seconda circoscrizione delle Europee (Veneto, Friuli, Trentino, Emilia-Romagna), e come osi puntare a conquistare le roccaforti rosse dell'Emilia e della Toscana, compresa la “piccola Atene” intellettuale di Capalbio, che – guarda caso – rifiutava di accogliere i migranti che tanto invitava gli altri a ospitare. Come è possibile, si domandano, che vada così forte un “fascista, xenofobo, populista, razzista”, visto che gli italiani non lo sono? Molto semplice: non lo è nemmeno Salvini, ma non ditelo ai Fenomeni: sono rimasti indietro di mezzo secolo e potrebbero svegliarsi in un mondo parecchio diverso da quello che immaginano, in un incubo dove l'estrema destra entra per la prima volta nel Parlamento spagnolo. 
Saranno diventati fascisti, razzisti eccetera anche a Madrid? “No pasaran!” gridava Dolores Ibarruri; sono passati più di ottant'anni, ma loro continuano a parlare quella lingua e basta, a vivere nel passato. Vox, l'estrema destra spagnola, tre anni fa aveva la miseria di 47 mila voti, oggi ne ha due milioni e mezzo. Non sarà che dalle parti di “Repubblica”, dell'“Espresso”, di “Micromega” e del PD abbiano smarrito qualche provetta in laboratorio mentre facevano le loro profonde analisi?

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