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Quattordici storie raccontate, a fin di bene, sul mestiere più antico del mondo

Con buonsenso, ironia e garbo otto penne d’autore (come quelle di Dacia Maraini e Maurizio de Giovanni) giocano con le parole, a beneficio di “Telefono Rosa”, su sesso e dintorni


06/02/2017

Otto autori di peso - Dacia Maraini, Maurizio de Giovanni, Marilù Oliva, Romano De Marco, Camilla Ghedini, Alessandro Berselli, Sara Bilotti, Ilaria Palomba - hanno dato voce a una intrigante antologia di racconti sulla prostituzione, i cui proventi saranno interamente devoluti a “Telefono Rosa”, l’Associazione Nazionale Volontarie volta ad aiutare le donne vittime di violenza e i loro bambini, proteggendoli e lottando al loro fianco. Per la cronaca, questa onlus era stata fondata quasi ventinove anni fa, e più precisamente il 2 febbraio 1988 a Roma, da tre donne, una delle quali - Maria Gabriella Carnieri Moscatelli - ne è tuttora il presidente. Con sedi allargate anche a Torino, Verona, Mantova, Napoli, Ceccano (Frosinone) e Bronte (Catania).
“Telefono Rosa” fornisce gratuitamente consulenza legale, psicologica e bancaria, avvalendosi di avvocati e psicologi che offrono gratuitamente il loro contributo. Inoltre questa Associazione gestisce due Case Rifugio e organizza incontri con studenti delle classi superiori per sensibilizzare i ragazzi ai temi della differenza di genere, del bullismo, della discriminazione in qualsiasi forma.
Ma veniamo al dunque. In tale ottica la casa editrice Elliot - sempre attenta a certe tematiche - ha dato alle stampe Il mestiere più antico del mondo? (pagg. 128, euro 14,50), una raccolta d’autore sulla prostituzione che «vuole narrare - precisa la curatrice Marilù Oliva - la mercificazione del corpo, di ogni età e di ogni nazionalità. Con otto scrittori, uomini e donne (per dare un’idea di collaborazione tra i sessi) che hanno realizzato quattordici racconti, oltre a una intervista-inchiesta, volti a far riflettere sullo stato dell’arte di questo mestiere che va oltre gli stereotipi, la facile retorica e la pragmatica semplificazione. Perché a parole siamo tutti contrari, salvo poi dover prendere atto che ci troviamo di fronte a un mercato che non conosce crisi».
Tanto più che la prostituzione, come sottolinea nella prefazione la giornalista Camilla Ghedini (una maestra dell’interiorità, quanto mai abile nell’affrontare i saliscendi dell’animo umano), «non è solo quella praticata di notte sui marciapiedi, che sa di sporco, di cattivo odore, di contaminato. Prostituzione che oggi sfrutta anche l’esodo dei migranti, grazie al fatto che la richiesta di protezione internazionale dà diritto all’accoglienza, nuovo pertugio per il crimine. E non è neppure solo quella che si consuma in festini organizzati. Perché c’è anche quella virtuale, che esibita davanti a webcam si traduce in un gioco a distanza e induce all’autoassoluzione di chi si offre e di chi la cerca».
Che altro? Ciascun autore - annota ancora Marilù Oliva - con la massima libertà «ha messo la sua cifra, la sua sensibilità, il suo punto di vista e le sue osservazioni» al servizio della scottante tematica. In altre parole quello proposto da questa antologia è un viaggio disincantato tra strade, festini in albergo, incontri online. Tra abuso e consapevolezza, rabbia e silenzio, perbenismo e ipocrisia. Perché progressisti, conservatori e cattolici c’erano prima della legge Merlin, ma ci sono ancora oggi e ci saranno anche domani… Ferma restando l’ironia della stessa Oliva, la quale tiene a precisare che il mestiere più antico del mondo non è questo, bensì quello del cacciatore. Anche se il lavoro delle meretrici ha origini antichissime, e appunto per questo risulta ben radicato nell’immaginario collettivo.
Insomma, in questo libro si è voluto far emergere - a fronte di un argomento tanto delicato quanto non facile da affrontare - lo spaccato di una realtà che è sotto gli occhi di tutti e che non sembra voler diminuire. Perché «sin quando in qualche parte del globo ci sarà povertà, ci sarà sfruttamento». Fermo restando - la lingua batte dove il dente duole - che il mondo non sarebbe migliore se si eliminasse la prostituzione. Ma forse lo potrebbe diventare se si venissero meno le condizioni che costringono all’offerta nonché le implicazioni culturali che la invogliano.

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