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Salsomaggiore: la "città bellissima" e i suoi dintorni


12/04/2017

di Valentina Zirpoli

Il mese di aprile ci offre quest’anno un ricco calendario di weekend lunghi e ponti - Pasqua e Pasquetta, ma anche la Festa della Liberazione (25 aprile) - senza dimenticare la giornata dedicata ai lavoratori, il primo di maggio. Quale occasione migliore, quindi, per partire alla scoperta della cosiddetta “città bellissima”, ovvero Salsomaggiore (Parma), e dei suoi dintorni ricchi di arte, storia e cultura?


Immersa nelle verdi colline dell'Appennino emiliano, Salsomaggiore è famosa in tutto il mondo per il turismo termale, grazie alle sue acque salsobromoiodiche, già note agli antichi romani e ai celti, ma le cui proprietà curative furono scoperte solo nel 1839 dal medico Lorenzo Berzieri (nell’immagine).
La città è anche famosa per la vasta quantità di opere dell'architetto, pittore e scultore liberty Galileo Chini.
Salsomaggiore è inoltre la prima città termale italiana sede di un WTC (World Trade Center): nel maggio 2008, infatti, la casa madre WTCA di New York ha concesso al Comune di Salsomaggiore Terme e di Tabiano la licenza di WTC Salsomaggiore, valida in esclusiva anche per le province di Parma e Piacenza.

La storia delle terme
In seguito alla scoperta nel 1839 delle proprietà curative delle acque salsobromoiodiche di Salsomaggiore da parte del dottor Lorenzo Berzieri, nel 1847 il governo ducale di Parma autorizzò la realizzazione di un primo stabilimento, che fu aperto dal dottor Giovanni Valentini all'interno di un'abitazione privata, gestita inizialmente dal maestro elementare Lodovico Rocca.


Nel 1850 la concessione fu affidata al conte Alessandro D'Adhèmar, che riutilizzò uno dei porticati annessi alle antiche saline del paese, adattandolo a edificio termale, inizialmente dotato di dodici camerini da bagno.
Pochi anni dopo il governo ducale annullò il contratto col precedente gestore e incaricò l'architetto Pier Luigi Montecchini di ampliare la struttura, che fu ricostruita nel 1857 in stile neoclassico ed affidata al marchese Guido dalla Rosa Prati.
La sempre crescente clientela richiese presto nuovi spazi, che furono ricavati con la costruzione, fra il 1880 e il 1883, di un nuovo palazzo, detto "Stabilimento Dalla Rosa" o "Nuovo" (abbattuto nel 1968), nelle vicinanze del precedente, rinominato "Stabilimento Vecchio", che fu a sua volta ampliato nel 1897.
Gli eredi del marchese si associarono a Giacomo Corazza, proprietario del borgo e del castello di Tabiano, fondando la "Società Dalla Rosa & Corazza e C.", che nel 1912 decise di costruire un nuovo edificio termale sul luogo dello "Stabilimento Vecchio", affidandone la progettazione all'architetto Giulio Bernardini, che si avvalse della collaborazione dell'architetto Ugo Giusti.
L'anno seguente una legge promulgata dal ministro delle Finanze Luigi Facta revocò tutte le concessioni minerarie, tra cui quelle termali, la cui gestione divenne statale. Tuttavia, la ricostruzione dell'edificio fu promossa anche dal demanio pubblico, che finanziò e avviò il cantiere nel 1914. I lavori, rallentati a causa della necessità di mantenere in funzione gli impianti di erogazione dell'acqua termale della vecchia struttura neoclassica, interessarono dapprima l'ala destra e il fabbricato macchine. La Prima guerra mondiale causò una pausa nel cantiere, che riprese al termine del conflitto sotto la direzione del Giusti, in seguito al ritiro del Bernardini. La facciata fu allora ridisegnata con leggere modifiche rispetto al progetto originario, grazie agli apporti del pittore e scultore fiorentino Galileo Chini (nella foto), che si ispirò alle architetture orientali che aveva studiato durante la sua permanenza a Bangkok fra il 1911 e il 1914.


Il colossale cantiere, che costò l'enorme cifra di 23 milioni di lire dell'epoca, richiese la manodopera di centinaia di muratori, marmisti e decoratori, ai quali si aggiunsero i fabbri dell'officina di Antonio Veronesi, che forgiarono le decorazioni in ferro, gli artigiani delle Fornaci Chini di Borgo San Lorenzo, che crearono le numerose ceramiche, ed i vari marmisti, che lavorarono i marmi rossi di Verona, bianchi di botticino da Rezzato, bianchi di Carrara e gialli di Siena, oltre ai travertini di Rapolano; fu inoltre chiamato per la realizzazione degli affreschi interni il pittore cremonese Giuseppe Moroni, che dipinse il trittico della controfacciata.
L'inaugurazione della struttura, definita all'epoca "le più belle terme del mondo", si tenne solennemente il 21 maggio 1923, alla presenza del ras di Cremona Roberto Farinacci e di numerosi ministri fascisti; a essa seguì nel 1941 una seconda cerimonia di inaugurazione alla presenza del duce Benito Mussolini, in occasione della trivellazione in zona di alcuni pozzi petroliferi.
Tra il 1920 e il 1930 fu innalzato sul retro del grande edificio termale dedicato a Lorenzo Berzieri, perfettamente in continuità con esso, l'Istituto Chimico, anch'esso progettato dall'architetto Ugo Giusti.


Il Palazzo dei Congressi
Il Palazzo dei Congressi è un grande edificio dalle forme liberty e déco situato nell'ex Grand Hôtel des Thèrmes in viale Romagnosi 7 a Salsomaggiore Terme. Qui hanno sede 17 sale congressuali, la biblioteca comunale "Gian Domenico Romagnosi", il museo paleontologico "Il mare antico", l'Ufficio tecnico comunale e l'istituto superiore "Giuseppe Magnaghi".
Il Grand Hôtel des Thèrmes fu commissionato nel 1898 dalla Società Magnaghi all'architetto milanese Luigi Broggi, che già in fase di progettazione si avvalse della consulenza dei celebri albergatori svizzeri César Ritz ed Alfonso Pfyffer, i quali lo gestirono fin dall'inaugurazione del 1901 e nel 1910 ne divennero proprietari. L'edificio si presentava come un modernissimo albergo con 300 stanze riscaldate da termosifoni, con tutte le tecnologie più avanzate per l'epoca; il complesso, posto all'interno di un grande parco con campi da tennis, rappresentava la più grande e prestigiosa struttura ricettiva di Salsomaggiore, tanto che per anni ospitò la regina Margherita di Savoia, Gabriele D'Annunzio, la zarina Aleksandra Fëdorovna Romanova e donna Franca Florio.


In seguito alla Prima guerra mondiale l'albergo fu acquistato dalla "Società Anonima Grandi Alberghi Salsomaggiore", che lo diede in gestione a Riccardo Ferrario, il quale ne decise l'ampliamento e la decorazione di alcune sale; il progetto fu affidato all'architetto Ugo Giusti ed all'artista Galileo Chini, che nel 1923 avevano completato le vicine Terme Berzieri. I lavori iniziarono nel 1924 con l'edificazione di un nuovo corpo di fabbrica verso il parco, addossato al grande palazzo; il Salone Moresco e la Taverna Rossa furono fastosamente inaugurati nel 1926 con alcuni spettacoli creati per l'occasione dal compositore Giuseppe Adami, su scenografie di Galileo Chini; il Loggiato fu invece completato l'anno seguente.
Dopo la Seconda guerra mondiale, il Grand Hôtel des Thèrmes fu venduto al conte Giovanni Leoni, che incaricò l'architetto milanese Vittoriano Viganò della progettazione di un'ampia piscina scoperta, che fu realizzata intorno al 1950 nel parco retrostante la struttura.
Nel 1966 il Comune di Salsomaggiore acquistò l'imponente edificio, che decise di adibire a Palazzo dei Congressi; il complesso cadde tuttavia in stato di degrado, fino al 1988, quando furono avviati i primi lavori di recupero e fu costruito in adiacenza al palazzo l'ampio Auditorium Europa, su progetto degli architetti Mambriani e Di Giovanni. Nel 1995 fu inoltre ristrutturata una parte del seminterrato, ove fu aperta al pubblico la nuova biblioteca comunale "Gian Domenico Romagnosi"; al primo piano furono realizzate, ricavandole dalle vecchie stanze dell'albergo, le sale Toscanini, Verdi, Caruso e Tamagno ed al secondo le sale Barberini, Callas e Tebaldi; il terzo livello fu invece destinato ad ospitare il museo paleontologico "Il mare antico", mentre al quarto fu collocato l'ufficio tecnico comunale, i cui archivi trovarono spazio nel sottotetto. Infine l'ala est fu adibita a sede dell'istituto superiore "Giuseppe Magnaghi".
Tra il 2006 e il 2011 furono effettuati nuovi interventi di restauro, che interessarono il piazzale esterno, i decori della facciata principale e soprattutto dell'atrio, dello scalone e delle sale interne.


Tabiano Bagni
Formatesi contemporaneamente a quelle di Salsomaggiore, le acque sulfuree di Tabiano erano già utilizzate nel Milleseicento dagli abitanti del luogo che ne conoscevano le proprietà medicamentose per la cura di affezioni cutanee di uomini e animali.
Fu Maria Luigia d’Austria, moglie di Napoleone, illuminata sovrana del Ducato di Parma e Piacenza e assidua frequentatrice delle terme di tutta Europa, a fondare i Bagni di Tabiano nel 1841.
Il parroco di Tabiano, Jacopo Calestani, convinto della necessità di rendere fruibili a tutti le proprietà terapeutiche delle acque, sollecitò una visita della sovrana, che giunse festeggiatissima nell’autunno del 1837, e la convinse delle proprietà terapeutiche di quell’acqua mostrandole i risultati di analisi condotte da due celebri chimici. La duchessa ordinò l’acquisto dei terreni della fonte “Pergoli” e con decreto immediato volle farne dono agli Ospizi Civili di Borgo San Donnino (l’attuale Fidenza), aggiungendo inoltre una cospicua somma affinché fosse eretto un “conveniente stabilimento” in sostituzione della rudimentale struttura sorta intorno al 1820, per sfruttare le virtù terapeutiche delle acque solforose di Tabiano. Dopo la costruzione dello stabilimento, che comprendeva 12 stanze con altrettante vasche in marmo e una speciale macchina a vapore per il riscaldamento dell’acqua, la sovrana nel 1841 fece tracciare il collegamento viario da Tabiano a Borgo San Donnino, che segnò il primo passo per una maggiore frequentazione della località termale; l’anno successivo diede corso alla realizzazione del primo albergo.


Il dottor Lorenzo Berzieri (lo stesso che scoprì le virtù salutari delle acque di Salsomaggiore), nominato direttore dei Bagni di Tabiano, contribuì con i suoi studi alla promozione del luogo, tenne amichevoli rapporti epistolari con personaggi illustri e poté vantare la sincera stima di Giuseppe Verdi. Il Maestro era solito trasferirsi ogni anno a Tabiano per il tempo della cura accompagnato dalla seconda moglie Giuseppina; giungendo in carrozza, amava fare lunghe passeggiate nelle colline tabianesi. Spesso veniva raggiunto da una corte dell’ambiente lirico dell’epoca a cui appartenevano Caruso, Tamagno, i librettisti Boito ed Illica (nativo di Castell'Arquato) e tanti altri famosi ospiti.


Successivamente, la direzione dello stabilimento fu affidata al professor Emilio Respighi (1860-1936), figura straordinaria di medico che seguì la storia di Tabiano per un lungo periodo e a cui è intitolato lo stabilimento termale. Respighi, come il suo predecessore Berzieri, fu un ricercatore e utilizzò le acque termali di Tabiano per risolvere problemi cutanei e avvelenamento da piombo. Nel 1933 la direzione sanitaria fu proposta al dottor Teresio Rogate, specialista in pediatria, e in seguito anche in clinica dermosifilopatica, in idrologia e climatoterapia. Si diede così inizio a quella figura moderna di direttore sanitario che avrebbe caratterizzato tutto il futuro termale di Tabiano.

I Castelli del Sale
Sui colli intorno a Salsomaggiore, in epoca medievale, furono costruiti dai potenti marchesi Pallavicino numerosi castelli in posizioni strategiche, a guardia delle preziose saline: Scipione, Tabiano, Contignaco, Bargone (quest'ultimo non visitabile) e la Gallinella, di cui rimangono solo poche rovine.
Il castello di Tabiano ha origini molto antiche, tra il X e l’inizio dell’XI secolo, anche se un primo insediamento risale al tempo dei Romani, che utilizzarono la posizione strategica sopraelevata dell’ampio pianoro di Tablanus. Tabiano è considerato uno dei più importanti monumenti di difesa dell’epoca feudale nell’Alta Emilia, oltre che la principale fortezza militare dei marchesi Pallavicino per il presidio delle Vie Emilia, Francigena e dei pozzi di sale.
Nei suoi primi quattro secoli di vita la storia del castello ricalca nelle grandi linee le vicende dell’alto e del basso Medioevo italiano: guerre tra Guelfi e Ghibellini, tra impero, papato e comuni, assedi, distruzioni, conquiste, tradimenti, ma anche amori e congiure fra parenti.
Tabiano passa più volte di mano, è oggetto di contese che vedono coinvolte le grandi famiglie feudali (i Pallavicino, ma anche i Terzi, i Cornazzano, i Visconti e lo stesso imperatore Federico Barbarossa); dalla fine del XV secolo inizia un lento declino, legato in parte anche al cambiamento della strategia militare che rende sempre meno importanti le fortezze di difesa.
Nel XIX secolo il castello risorge a nuova vita grazie a Giacomo e Rosa Corazza, che lo rilevano da Sofia Landi. Vengono chiamati celebri artisti e i migliori artigiani della zona per decorare con meravigliosi stucchi, affreschi e pavimenti le camere private e le splendide sale per ricevimenti. Sono ancora integri importanti resti di fortificazioni, tra cui le due torri circolari a sud e nord (XII secolo), buona parte della cinta muraria in sassi e la torre di guardia (XIII secolo) con il ponte levatoio che costituiva l’unico accesso al castello fino al Basso Medioevo.


Il castello di Scipione dista 3 chilometri da Salsomaggiore. Il primo documento che ne testimonia l’esistenza risale al 1025, quando venne fondato da Alberto Pallavicino. Costruito come fortezza militare, il castello rientrava nell’ampio sistema difensivo approntato dai Pallavicino per la protezione e il controllo del proprio stato che abbracciava un vasto territorio compreso tra i comuni e le diocesi di Parma, Cremona e Piacenza, dal Po all’Appennino. La leggenda vuole che il castello debba il suo nome a una preesistente villa romana costruita da consanguinei di Publio Cornelio Scipione l’Emiliano, il generale che annientò Cartagine. Nel 1267, al tempo delle lotte tra Guelfi e Ghibellini, il castello subì diversi attacchi dai piacentini e successivamente, negli anni 1403 e 1407, dalle famiglie guelfe Rossi, Da Correggio e Terzi. Fu ricostruito e trasformato nel 1447 dai fratelli Lodovico e Giovanni Pallavicino, che lo adeguarono alle nuove esigenze difensive. Risalgono a quel periodo il nuovo torrione cilindrico e le mura “a scarpa”, ribassate e rinforzate, meno vulnerabili agli attacchi delle nuove armi da fuoco. Allo stesso periodo risalgono anche le anguste prigioni rimaste immutate fino ad oggi. Altri grandi interventi sono stati attuati a metà del Seicento con l’elegante loggiato aperto sul paesaggio collinare circostante, il grande portale d’accesso al cortile d’onore sormontato dallo stemma di famiglia e all’interno dei saloni, gli affreschi e importanti soffitti a cassettoni decorati. In alcune sale sono gelosamente conservati gli antichi soffitti medievali con le decorazioni originali, tenui ghirlande, fiori e stemmi che narrano di epoche lontane.


Una piccola deviazione
A circa 23 chilometri da Salsomaggiore, in direzione Fidenza, merita certamente effettuare una visita al Labirinto della Masone, uno straordinario parco culturale con pianta a stella a 8 punte che copre circa 7 ettari di terreno, progettato da Franco Maria Ricci (editore, designer, collezionista d’arte, bibliofilo) con gli architetti Pier Carlo Bontempi e Davide Dutto. Il labirinto più grande al mondo è realizzato interamente con piante di bambù di specie diverse. Se ne contano 200 mila alte fino a 5 metri per una superficie totale di 8 ettari.


Il labirinto è un luogo multiforme e originale, a partire dall’architettura dell’intero progetto.
Tre sono le forme del labirinto classico: quella cretese a sette spire; quella del labirinto romano, con angoli retti e suddivisa in quartieri (quattro labirinti intercomunicanti); quella del labirinto cristiano a undici spire, del tipo Chartres. Ricci ha scelto di ispirarsi alla seconda, tuttavia rielaborandola e introducendo qua e là delle piccole trappole: bivi e vicoli ciechi, che nei labirinti romani, rigorosamente uni-viari, non c’erano. Il perimetro è a forma di stella, forma che compare per la prima volta nel Trattato di architettura del Filarete, e in seguito adottata da Vespasiano Gonzaga a Sabbioneta e dalla Repubblica Veneta a Palmanova in Friuli. Il progetto del labirinto ha subito una lunga elaborazione insieme all’architetto Davide Dutto, che per Franco Maria Ricci aveva curato un volume con le ricostruzioni virtuali del Giardino di Polifilo. All’interno del labirinto risiede anche una cappella a forma di piramide, a commemorazione dell’antico legame tra i labirinti e la fede. Sul pavimento di questo edifico è raffigurato un labirinto come un continuo richiamo tra esterno ed interno e in questo luogo sarà anche possibile celebrare cerimonie. I suoi spazi culturali ospitano la collezione d’arte di Franco Maria Ricci, con circa 500 opere dal Cinquecento al Novecento, e una biblioteca dedicata ai più illustri esempi di tipografia e grafica.

I Musei del Cibo


Salsomaggiore e Tabiano Terme sono situate al centro della cosiddetta “Food Valley”, tra Parma e Piacenza, dove è possibile scoprire le numerose specialità alimentari tipiche del territorio. “I Musei Cibo” è un itinerario enogastronomico suggestivo dove il cibo diventa filo conduttore e introduce i turisti alla riscoperta delle tradizioni della cultura del cibo. Parma è anche la “Capitale del Gusto” e della buona tavola e vanta alcuni prodotti, nel settore agro-alimentare, di altissima qualità, noti a livello nazionale e internazionale: Parmigiano Reggiano DOP, Prosciutto di Parma DOP e salumi tipici (Culatello di Zibello DOP e Salame di Felino IGP), Vini dei Colli di Parma, Porcino della Valtaro IGP, industria conserviera del pomodoro. Nei “Musei del Cibo”, questi prodotti trovano un luogo privilegiato di racconto e valorizzazione.
Un’esperienza per tutti i sensi e per tutti i gusti, indimenticabile e irripetibile.

Fonti:
www.visitsalsomaggiore.it
www.labirintodifrancomariaricci.it e www.francomariaricci.com
www.museidelcibo.it

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