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Scarsa crescita e scontro con Bruxelles: è la resa dei conti

A pesare sull'andamento della nostra economia (siamo fanalini di coda rispetto ai maggiori Paesi) è l'incertezza politica


03/09/2018

di Artemisia


L’Italia è l’unico Paese del G7 che non cresce. E la responsabilità di questo rallentamento preoccupante non è nei dazi quanto nell’incertezza politica. Dopo la stagione delle promesse elettorali ora è il momento di passare ai fatti. Altro che immigrazione. La vera partita dell’autunno sarà con i conti pubblici, con quella legge di bilancio che rischia di essere il provvedimento della discordia dentro il governo. Il ministro dell’Economia Tria ha già precisato che il tetto del 3% del deficit non sarà superato contraddicendo il vicepremier Di Maio che non vede l’ora di prendersi una rivincita su Salvini e mandare in porto il reddito di cittadinanza anche a costo di infrangere i vincoli di Bruxelles sul rientro del debito. 
Mancano meno di venti giorni lavorativi al momento in cui il governo dovrebbe pubblicare i suoi obiettivi di finanza pubblica e come raggiungerli: la cosiddetta Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, da approvare in parlamento entro il 27 settembre. Quel testo deve contenere gli impegni sul deficit e il debito pubblico che l’Italia si dà per l’anno prossimo e la struttura della Legge di stabilità. 
Il Pil non salirà come previsto in aprile: l’1,5% quest’anno e il 4% nel 2019 ma l’1-1,2% e l’1% il prossimo anno, con una performance che è la peggiore d’Europa. Questo rende gli spazi di manovra del governo molto limitati anche perché sta aumentando la spesa per interessi sul debito pubblico. L’aumento dello spread sta sottraendo risorse a un bilancio che è già prosciugato. Nei prossimi giorni quindi tutto si giocherà sulla capacità del ministro dell’Economia Tria di arginare le richieste di Salvini e Di Maio. Soprattutto i 5Stelle vogliono portare a casa qualche risultato prima della sfida elettorale della prossima primavera. Quindi non si accontentano di un impegno generico sul potenziamento dei centri per l’impiego ma vogliono subito nella prossima Finanziaria il reddito di cittadinanza e le pensioni di cittadinanza, cioè l’assegno di 780 € per chi non ha altri redditi e non ha versato i contributi all’Inps. Due misure essenzialmente assistenziali e molto costose. 
Per trovare risorse bisogna riformare il sistema dell’assistenza, tagliando dove è possibile, senza lasciare categorie scoperte. Un’operazione che si preannuncia lunga e che quindi richiederebbe un disegno di legge delega. Ma i tempi lunghi non si addicono ai 5Stelle che stanno soffrendo il decollo nei consensi di Salvini e vogliono recuperare terreno. 
La Lega invece punta alla riforma della legge Fornero che si sa, è considerata da Bruxelles come una pietra miliare del bilancio italiano. La soluzione è in quella quota 100 (in pensione a 64 anni con 36 anni di contributi) annunciata in campagna elettorale. Ma siccome anche questa è costosa, si sta pensando alla formula di una deroga alla legge Fornero, cioè come un accordo tra imprese e lavoratori, sul modello del fondo dei bancari, con le aziende che sostengono gli oneri delle uscite anticipate. 
Il rischio è di superare l’asticella del 3% del rapporto tra deficit e Pil che è un pilastro per Bruxelles. Al momento la linea del dialogo con la Commissione Europa non si è ancora aperto. 
L’interesse del governo, e i tentativi di Tria, vanno in senso opposto: accorciare al massimo i tempi della Nota, perché oggi l’incertezza mette in fuga gli investitori, alza i rendimenti del debito pubblico e ne aumenta il costo per i contribuenti. 
Il ministro dell'economia Giovanni Tria afferma di non essere sotto assedio. Sul reddito di cittadinanza, flat tax, abolizione della riforma pensioni Fornero, il "ministro dell'economia assicura che il contratto di governo sarà rispettato, ma con gradualità". In un'intervista rilasciata a Bloomberg, Tria ha riferito che nella prima legge di bilancio del governo M55-Lega, saranno inserite sia misure per tagliare le tasse che la proposta chiave del Movimento 5 Stelle, ovvero il reddito di cittadinanza. 
Le due misure, ha sottolineato, "devono andare a braccetto, in quanto sono necessarie entrambe per cambiare il sistema e sostenere la crescita economica". 
Il ministro ha aggiunto che "una crescita economica più alta deve provenire dall'applicazione graduale del programma di governo". Ma si tratta ancora di parole per rassicurare i mercati. Tra un paio di settimane il governo sarà alla prova dei fatti. 
C’è poi, come una bomba pronta a esplodere, l’incerto futuro della Lega dopo la sentenza sul blocco dei finanziamenti. Si parla della creazione di un nuovo partito. Questo vorrebbe dire rivoluzionare gli attuali assetti, fare congressi, cioè mettere in moto una macchina che innesterebbe altra incertezza nello scenario attuale.

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