Share |

Sei delitti d'autore, nelle Serenissima del 500, all'ombra del processo a Hieronymus Bosch

Da Carlo A. Martigli un thriller dal passo “ipnotico e avvolgente”. All’insegna di intriganti personaggi che lasciano il segno


17/09/2018

di Massimo Mistero


Di certo non è l’ultimo arrivato. Come Carlo A. Martigli ha infatti pubblicato 14 libri, guadagnandosi una buona credibilità internazionale, mentre come Johnny Rosso ne ha dati alle stampe altri 24, suddivisi in otto trilogie. Di fatto un penna poliedrica, capace di sfruttare la sua vena narrativa in variegati ambiti, come quello dedicato ai bambini. Ma soprattutto un autore che ha saputo regalare, ai suoi lettori, raffinati lavori nell’ambito della narrativa gialla, orchestrando credibili atmosfere noir e dando voce a intriganti personaggi, di quelli che lasciano il segno. 
Come appunto succede ne L’ultimo sigillo (Mondadori, pagg. 280, euro 19,00), un romanzo di piacevole quanto interessante lettura che, a suo dire, rappresenta, “per l’impostazione e per almeno una citazione”, un omaggio a Il nome della rosa di Umberto Eco. “Al quale va il mio ringraziamento per aver sdoganato, nel 1980, il thriller storico”. 
L’ultimo sigillo, si diceva, che ruota attorno al pittore olandese Hieronymus Bosh, una delle figure più affascinanti e scandalose della storia dell’arte. Un lavoro che si propone - parola di editore - come “un thriller impeccabile, dal passo ipnotico e avvolgente”. Il tutto sorretto da un accurato lavoro di documentazione, come peraltro si desume da alcune curiosità citate a margine del libro e da un Dramatis persone attraverso il quale il lettore riesce a conoscere, in maniera più approfondita, i personaggi che tengono banco nella storia. 
Storia che si dipana all’insegna di alcuni interrogativi posti dalla voce narrante:E se Bosch fosse stato uno stregone che parlava delle opere di Dio per confondermi? Se, per assurdo, Isabella fosse stata sua complice, e non una vittima dei suoi incantamenti? E se io stesso fossi stato preda di qualche sostanza che mi rendeva schiavo delle sue azioni?”. 
Come da sinossi, siamo all'inizio del Cinquecento e Giovanni Ciocchi, ai tempi in cui racconta questa storia, è ancora molto lontano da quel giorno del 1550 in cui verrà eletto papa e prenderà il nome di Giulio III. Ha infatti poco più di quindici anni ed è in viaggio verso Venezia insieme all’inquisitore francescano Martino da Barga, suo mentore e maestro di vita. Magister e apprendista sono stati convocati nella Serenissima per partecipare al processo inquisitorio contro Hieronymus Bosch, accusato di eresia e blasfemia per aver dipinto un Cristo in croce con le fattezze femminili. 
Mentre Giovanni e Martino fanno conoscenza con l’eccentrico pittore, cercando di rendersi conto della sua singolare visione del mondo e del suo stile di vita dissoluto con l’intento di difenderlo dalla gravissima accusa che pende sul suo capo, nelle calli incominciano a verificarsi dei macabri delitti. Uno dopo l’altro vengono infatti ritrovati sei cadaveri, su ognuno dei quali l’assassino si è divertito a lasciare segnali inspiegabili e, soprattutto, difficili da decifrare: monete incastrate nei bulbi oculari, salsicce e frutti deposti accanto ai corpi, e soprattutto piume d’uccello. Piume che spuntano dalle tasche, dai corsetti, dalle bocche delle vittime, come firme lasciate da un autore a margine delle proprie opere. 
Nemmeno a dirlo, tutta la città è in subbuglio e in preda al panico. Contando sul fiuto del magister, noto anche come investigatore ed esperto di cause di morte, per interpretare le tracce seminate dall’efferato omicida e fare luce sull’oscuro enigma. Naturalmente, il principale indiziato è proprio l’irriverente quanto impopolare Bosch... 
A questo punto - sbirciando qua e là -  note a margine sull’autore, pronto a sostenere che, se non avesse letto di tutto (libri belli e libri brutti), non sarebbe mai diventato uno scrittore, a suo dire il mestiere più bello del mondo. 
Per la cronaca Carlo Adolfo Martigli è nato a Pisa il 26 dicembre 1951, diventando sin da piccolo livornese di adozione. E a Livorno, dopo gli studi classici, avrebbe guardato con simpatia al mondo del giornalismo. Tanto che a 19 anni si era messo a frequentare la redazione del Tirreno, rielaborando - gratuitamente, ci mancherebbe - notizie dell’Ansa e della Reuter. Con l’intenzione mal mascherata di diventare uno scrittore. 
“Purtroppo la situazione familiare mi costrinse a trovarmi un lavoro che mi desse da vivere”. Così eccolo scalare, partendo dal basso, posizioni importanti, sino a proporsi formatore e docente in comunicazione e marketing, art director e dirigente di banca, oltre a sperimentare la sua vena creativa in vari ambiti. Ad esempio “mi sarei occupato anche di teatro e di cinema sia come attore che come regista, tanto che nel 1982 ottenni un premio al Festival cinematografico di Pesaro come miglior interprete non protagonista de La donna di garbo di Carlo Goldoni”. 
Poi il cambio di rotta. Una ventina e passa di anni fa, “voltandomi indietro, mi resi conto che il mio lavoro da dirigente non mi aveva dato nulla, se non la sicurezza economica. Così decisi, con tanta paura ma anche con un pizzico di coraggio, che nella seconda parte della mia vita avrei provato a fare, in modo professionale, ciò che mi era stato impedito nella prima parte. Nonostante mi rendessi conto che si trattava di un passo complicato: perché comunicare agli altri idee, sentimenti ed emozioni non rappresenta la cosa più semplice di questo mondo, in quanto è necessario saper arrivare al cuore e alla mente dei lettori. Così come bisogna riuscire ad emozionare, perché se un testo non emoziona (secondo me) è un brutto testo”. 
Risultato? Una scelta vincente, costellata di successi in diversi ambiti: dalla narrativa gialla a quella per ragazzi (infarcita di horror e fantasy). La qual cosa lo porta ad annotare: “Non sono il solo a utilizzare una doppia penna. Ad esempio a seguire questa via c’è un certo John Grisham, maestro indiscusso dei legal thriller. Fermo restando che, per parlare ai giovani, bisogna - oltre al fatto di saper divertire - dimostrare una buona padronanza della scrittura”. 
Eccolo quindi sfornare i primi libri, sin quando sarebbe approdato sul trono del successo. Nel senso che, dopo aver debuttato nel 1995 con Duelli, castelli e gemelli (un libro di favole in endecasillabi, illustrato da Emanuele Luzzati e rieditato nel 2007), avrebbe fatto veramente centro 14 anni dopo con 999 L’ultimo custode, un lavoro tradotto in sedici lingue e che, solo in Italia, ha venduto - per i tipi della Castelvecchi - sulle 150mila copie. 
Un romanzo che gli avrebbe consentito di approdare nei quartieri alti dell’editoria, beneficiando di una presenza costante nei salotti televisivi, della nomina a membro dell’Accademia culturale di Rapallo, del ritorno al grande schermo come attore e, in parte, come sceneggiatore. Proponendosi, anche, come autore e interprete dello spettacolo teatrale Inganni - Le Bugie della Storia. Che altro? Ad esempio il ritorno sugli scaffali, nel 2016, con il romanzo La Scelta di Sigmund, dove avrebbe messo in scena lo psicanalista Sigmund Freud il quale, rifacendosi al suo famoso metodo, dovrà rendersi conto se il colpevole di turno si nasconda fra i tre più accreditati contendenti al soglio di Pietro. 
E ancora: per non farsi mancare nulla - ma è solo un sintetizzare - nel novembre 2016 Martigli avrebbe dato alle stampe, con Mondadori Electa, La follia di Adolfo, un romanzo autobiografico che si rifà a una tragicomica saga familiare (protagonista il fratello del suo bisnonno) ambientata in Toscana e condita da una serie di ricette dell’antica cucina toscana. E questo è quanto.

(riproduzione riservata)