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Si alzano i contagi e torna il partito del Mes

Anche perché l'acceso al Recovery Found s'allontana, imprigionato nelle beghe del bilancio europeo


12/10/2020

di Artemisia


È bastato che i contagi cominciassero a salire che riecco, dentro la maggioranza, levarsi le voci sulla necessità di chiedere l’intervento del Mes. Il Meccanismo europeo di Stabilità, è un’organizzazione internazionale nata come fondi finanziario europeo per la stabilità finanziaria dell’area euro. 
Ora la maggioranza di governo vorrebbe chiedere un prestito pari a 36 miliardi finalizzato a investimenti per la sanità dicendo che non ci sono fondi necessari al fabbisogno creato dal Covid. L’accesso al Recovery Fund si allontana sempre più, imprigionato nelle beghe sul bilancio europeo e la prospettiva che i 200 miliardi possano arrivare il prossimo anno sta diventando illusoria. 
Ma c’è davvero necessità di far ricorso al Mes e questo è davvero privo di condizioni come parte del governo, il Pd ma anche, all’opposizione, Forza Italia, vogliono far credere? L’economista Domenico Lombardi, ex consigliere economico del Fondo monetario internazionale (FMI) sostiene che l’insistenza sul Mes “dà l’impressione che questa sia una decisione presa mesi fa e che si stia semplicemente aspettando il momento opportuno per poterla concretizzare, in base a valutazioni tattiche, così da arrivare all’attimo politicamente più appropriato per poterla annunciare”. 
Lombardi paragona il prestito del Mes a un prestito ipotecario che chiaramente costerebbe di meno di un normale finanziamento, ma la banca può anche portarti via la casa se non viene rimborsata. Un altro aspetto di non poco conto è che non si è visto alcun documento sulle riforme della sanità che si vorrebbero finanziare con le risorse del Mes”. Lombardi soprattutto sottolinea che quando si richiede un prestito internazionale, è come se un Paese venisse bollato in modo negativo. I mercati non la prenderebbero bene”. È come se il Paese dichiarasse a tutti gli investitori internazionali di essere in grave difficoltà, di non riuscire a farcela con le proprie forze e di temere anche di non avere un prestito sul mercato tramite le emissioni obbligazionarie. Lombardi invita a riflettere sul perché finora Spagna, Francia e Portogallo, non hanno fatto ricorso al Mes pur essendo in condizioni di emergenza sanitaria. Un motivo ci deve pur essere, insinua l’economista. 
A chi ribatte a questa tesi ricordando che questi Paesi riescono a finanziarsi sui mercati a tassi prossimi a quelli del Mes e quindi non ne hanno bisogno, Lombardi ricorda che quando Cipro ha chiesto il prestito ha dovuto effettuare una pesante ristrutturazione del bilancio delle banche. Quanto alla Francia, il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, in un’intervista pubblicata da Repubblica a fine maggio, ha sottolineato che il Mes è stato creato per i Paesi in difficoltà e che hanno problemi con i mercati, ma la Francia non è in difficoltà, ha un ottimo rapporto con i mercati. Ne consegue che chi chiede il prestito vuol dire che ha problemi a finanziarsi con titoli di Stato e di conseguenza non è percepito come un Paese affidabile. Ecco quindi il marchio che verrebbe impresso all’Italia. 
Per Lombardi la soluzione è di sfruttare l’emissione dei diritti speciali di prelievo da parte del Fondo monetario internazionale. Questi sono delle attività di riserva create nel 1969 per generare liquidità internazionale. Sono allocati gratuitamente ai Paesi sovrani membri del Fmi in via permanente e senza alcuna condizionalità. 
Occorre che l’emissione venga approvata dall’85% dell’azionariato del Fmi, rappresentato dai suoi 189 Paesi membri, tra i quali l’Italia che dispone del 3,17% del capitale. Lombardi ricorda che ci sono state quattro emissioni, la prima all’inizio degli anni Settanta, l’ultima nel 2009, pari a circa 161 miliardi di Dsp equivalenti a circa 200 miliardi di euro di cui l’Italia ha beneficiato in ragione della propria quota per circa 6 miliardi. Nessuno ha mai detto che non andavano accettati. 
C’è poi un altro tesoretto a cui attingere. È il conto di tesoreria dove giacciono oltre 70miliardi di euro, lievitati del 25% durante il lockdown rispetto a fine febbraio e del 56% da inizio anno. Questi soldi potrebbero essere utilizzati per fare investimenti, potenziare il sistema sanitario, accorciare i tempi di pagamento della pubblica amministrazione e rilanciare l’economia.

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