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Si arricchisce di due novità la "biblioteca dei gialli da salvare" di casa Polillo

Sugli scaffali, per la collana I bassotti, gli inediti firmati dall’inglese Walter S. Masterman e dall’americana Elisabeth Sanxay Holding


09/07/2018

di Catone Assori


Altri due inediti sono arrivati sui nostri scaffali per i tipi della Polillo, arricchendo in tal modo la non più tanto piccola collana I bassotti, ovvero la cosiddetta biblioteca del giallo da salvare. Una raccolta unica nel suo genere che spazia nella narrativa anglo-americana degli ultimi 150 anni, proponendo lavori che possono rappresentare per alcuni una riscoperta e per altri vere e proprie novità. Magari attingendo da autori geniali ma poco conosciuti in Italia, che sono comunque risultati dei punti fermi nella storia del poliziesco, in alcuni casi spalancando le porte al thriller moderno. 
Come nel caso de La lettera sbagliata (pagg. 182, euro 15,40, traduzione di Sara Caraffini), una chicca scritta nel 1926 dall’inglese Walter S. Masterman, il quale - per questo lavoro - si portò a casa nientemeno che i complimenti di quel geniaccio di G.K. Chesterton (il creatore di Padre Brown) per aver dato voce a uno dei più sorprendenti delitti della cosiddetta “camera chiusa”. 
Ma di cosa si nutre questa trama per certi versi impossibile? Dell’omicidio di Sir James Watson, ministro degli Interni del Regno, annunciato per telefono al sovrintendente Sinclair di Scotland Yard. E non si tratta di uno scherzo di cattivo gusto. Stessa telefonata, sempre da parte di una donna, arriva infatti anche a Sylvester Collins, un ex avvocato amico di Sinclair che, abbandonata la professione, si sta dedicando alle investigazioni, in alcuni casi (quelli più difficili) dando una mano alla polizia. 
Per farla breve, i due si recano a casa del ministro - irraggiungibile per telefono - scoprendo che ha finito i suoi giorni nel suo studio, peraltro chiuso dall’interno, proprio com’era stato loro annunciato nelle due misteriose telefonate. Ma come faceva a sapere l’anonima interlocutrice di quell’omicidio? E come poteva l’assassino esserci riuscito senza che da quella stanza ci fosse una via d’uscita? E con quali pericoli si dovranno confrontare i due amici nel cercare di smascherare un omicida che non si ferma davanti a nulla? Leggere per saperlo. E sarà una buona lettura. 
Per la cronaca Walter Sidney Masterman era nato il 19 dicembre 1876 a Wimbledon, nei sobborghi di Londra, da una famiglia borghese, la qual cosa gli aveva consentito di ricevere un’ottima istruzione e, in parallelo, di eccellere insieme al fratello Harry nel football. Sta di fatto che i due, nel 1900, si arruolarono nel Wells Regiment di stanza in Sudafrica e attivo nella seconda guerra contro i boeri. Ma mentre Henry finì i suoi giorni stroncato dalla malaria e dalla meningite, Walter tornò a casa con i gradi di capitano per poi dedicarsi all’insegnamento. In seguito sarebbe stato nominato ispettore della fucileria del suo vecchio reggimento, e con questo ruolo si sarebbe dato da fare durante la Prima guerra mondiale. 
Una volta congedato, venne nominato ispettore della Pesca a Grimsby, si sposò con una ragazzina e finì anche nei guai. Nel senso che nel 1922 venne arrestato e condannato a tre anni di carcere per appropriazione indebita di 862 sterline. Scontata la pena, per sbarcare il lunario puntò sulla scrittura. Debuttando con The Wrong Letter, il geniale lavoro che stiamo proponendo ai lettori. Un successo che mise le ali alla sua creatività, tanto da sfornare 24 romanzi (dal giallo all’horror, dalla fantascienza all’avventura, sino ad approdare al fantasy) nel giro di 16 anni. L’ultimo dei quali - The Man Without a Head - sarebbe stato pubblicato nel 1942, quattro anni prima della sua morte avvenuta a Brighton il 16 maggio 1946.  

Il secondo poliziesco di casa Polillo - Uno strano caso alle Bermuda (pagg. 222, euro 15,90, traduzione di Dario Pratesi) - porta invece la firma dell’americana Elisabeth Sanxsay Holding, nata a Brooklyn il 18 giugno 1889, figlia della buona borghesia newyorkese, che dopo aver studiato in diverse scuole private si sarebbe sposata a 24 anni con un diplomatico inglese che lavorava per conto del governo di sua maestà appunto alle Bermuda. Logica quindi l’ambientazione di questo romanzo, scritto nel 1937 quando l’autrice, che in seguito sarebbe stata dimenticata sia dai critici e che dal pubblico, godeva già di una vasta popolarità. In parte supportata dalla scrittura, a partire dal 1920, di sei romanzi di costume e dal taglio romantico. Ma con il crollo di Wall Street nel 1929 la sua creatività venne rivolta al più redditizio poliziesco, con 18 romanzi all’attivo (oltre a diversi racconti) e i complimenti di Raymond Chandler, protagonista indiscusso della narrativa hard boiled, che la etichettò come “la miglior autrice di suspense su piazza”. Non a caso sarebbe stata premiata tre volte dall’Ellery Queen’s Magazin. 
Uno strano caso alle Bermuda, si diceva, una detective stories nella quale prevalgono l’intreccio e l’individuazione del colpevole (ma si tratta di una eccezione, in quanto i suoi altri lavori risultano contraddistinti da una forte attenzione ai personaggi, spesso in bilico sul sottile crinale che separa il bene dal male, il torto dalla ragione. Per la cronaca Elisabeth morì a New York, città dove era andata a vivere dopo un lungo soggiorno alle Bermuda, il 7 febbraio 1955. 
Ricordiamo inoltre che questa autrice soltanto in un’altra occasione è arrivata nelle nostre librerie, “complice” la Sellerio che nel 2001 pubblicò Una barriera di vuoto (The Blank Vall il titolo originale del 1947, romanzo che sarebbe peraltro stato al centro di due diverse pellicole, girate rispettivamente nel 1949 e nel 2001). Si tratta di una storia dove a tenere la scena è una donna sola, alle prese con il dramma di un doppio delitto e una banda di ricattatori, la quale - facendo ricorso alla sua fragilità - riuscirà a proteggere se stessa, la figlia, la famiglia. E anche il decoro. Il tutto in un ambito di ambigue debolezze. 
Detto questo spazio al canovaccio di Uno strano caso alle Bermuda. Un romanzo dalle suggestive ambientazioni, dove incontriamo il giovane Hamish Grier - al quale una polmonite, quando aveva 18 anni, gli era valsa una crociera nelle Indie Occidentali regalatagli dal padre - ricevere un telegramma dal suo vecchio amico Hector Malloy con la richiesta di raggiungerlo appunto alle Bermuda per una faccenda urgente. “La cosa lo intriga e si mette subito in viaggio. Giunto sul posto, si sistema nella casa di Malloy, il quale poco dopo lo fa convocare nel capanno per gli attrezzi, evidentemente per parlare con lui al riparo da orecchie indiscrete”. Il giovane si reca all’appuntamento, ma il capanno è vuoto e, prima di rendersene conto, si ritrova chiuso a chiave all’interno. 
“Quando finalmente riesce a uscire, di Malloy non c’è traccia. È dovuto correre in ufficio per un affare importante, gli dicono; tuttavia, per il resto della giornata l’amico non si fa vivo e la sera non rincasa. Mentre Faquita, l’avvenente moglie di Malloy, è molto preoccupata e teme il peggio, Reggie, il suo socio in affari, non si dà pena, dichiarandosi certo che presto sarebbe tornato a casa. A dar credito ai pettegolezzi, Malloy e la giovane vicina di casa avevano però una relazione. I due progettavano forse di fuggire insieme? Hamish non ci crede e, in fiduciosa attesa del padrone di casa, entra nel suo studio in cerca di un libro. E lì trova un cadavere”. E non sarà il solo…

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