Share |

Solo coincidenze estive, oppure il "governo ombra del mondo" esiste davvero?

Il magistrato Ferdinando Imposimato e uno scoop giornalistico suggeriscono la medesima ipotesi: che gran parte dei fatti di sangue facciano parte di un’unica strategia


28/07/2017

di Paolo Mastromo


Ferdinando Imposimato

Strane coincidenze. Coincidenze estive. Dai tempi di via Poma (estate 1990) il giallo dell’estate ci faceva compagnia nei bar e sulle spiagge. Il delitto di Garlasco, quello Motta Visconti, quasi tutti gli efferati omicidi del “mostro di Firenze” e tanti altri sono stati commessi d’estate, tanto da spingere qualche ardito psicologo a ipotizzare una teoria secondo la quale il caldo potrebbe essere responsabile dei più improvvisi e devastanti raptus. Quest’estate non abbiamo ancora avuto il nostro Grande Delitto e ci consoliamo seguendo incuriositi (e anche un po’ allarmati) alcuni strani segnali che provengono dalla magistratura.
Per esempio: che cosa potrebbero avere in comune il giudice Ferdinando Imposimato (uno “storico” giudice ottantenne che da decenni si occupa di stragi e di terrorismo) e il procuratore capo di Pistoia, Paolo Canessa, l’ex pm fiorentino che da sempre cerca la verità sul mistero del killer delle coppiette massacrate? Apparentemente niente, sono due bravi giudici, fra loro colleghi. Però qualche cosa c’è, che parte in sordina e diventa improvvisamente inquietante.
Attraverso un post pubblicato su Facebook dell’associazione Memoria e Futuro in data 21 luglio il giudice Imposimato getta la prima bomba: i giudici Falcone e Borsellino – dice – sono stati uccisi, e sono stati uccisi in quel modo “spettacolare” perché avevano preso a indagare l’associazione Gladio, un nome che periodicamente emerge (soprattutto in relazione a Francesco Cossiga e alla P2 di Licio Gelli) e che sistematicamente viene insabbiato attraverso depistaggi, collusioni, reticenze. La tesi di Imposimato è che da Portella della Ginestra a Piazza Fontana, al delitto Moro, alle stragi sui treni, a quelle del ’92 e del ’93 esista un’unica regia: internazionale. Una regia che ha orchestrato negli anni, affidandoli quasi sempre a sicari, omicidi eccellenti a scopo destabilizzante. Anche la mafia in questo contesto – afferma Imposimato – compare, ma come sicario, non come mandante. Se non altro perché, nella sua storia, la mafia ha ammazzato sempre e solo singole persone e mai cittadini innocenti. Dice Imposimato: «Anni fa dovevo andare in Sudamerica per un corso di addestramento della magistratura locale; sono capitato per caso sull’aereo accanto a Tommaso Buscetta, abbiamo parlato per dodici ore e mi fece delle rivelazioni sconvolgenti. Ricordo benissimo che mi disse: Parliamo per esempio dell’omicidio Dalla Chiesa; noi mafiosi che interesse avevamo a colpire una persona che non ci aveva fatto proprio niente?».
La tesi che Imposimato porta avanti ormai da qualche anno è la seguente: esiste un “governo mondiale” che si colloca al di sopra dei governi, che manovra i partiti politici e che concerta, di conseguenza, la vita di tutti noi. Crediamo di essere liberi ma in realtà non lo siamo; attribuiamo a fatti, situazioni, comportamenti significati completamente sbagliati. Le persone intelligenti e capaci, che potrebbero arrivare alla verità, vengono eliminate per il solo fatto che sono intelligenti e capaci. «L’11 luglio 1979 – è scritto sul sito di Memoria e Futuro – l’avvocato Giorgio Ambrosoli viene assassinato sotto casa da un sicario americano ingaggiato da Michele Sindona, banchiere siciliano con alle spalle Giulio Andreotti, mezza DC, la P2 di Gelli e i vertici di Cosa Nostra. Ambrosoli stava indagando sulle operazioni illecite che il banchiere aveva occultato all'estero. Fondi che coinvolgevano lo Ior di Marcinkus, la DC e altri personaggi rimasti nell'ombra».
La citazione dell’altro giudice, Paolo Canessa, è quasi simultanea. Un articolo sul giornale La Repubblica del 25 luglio (quattro giorni dopo il post di Imposimato) porta il titolo I delitti del mostro di Firenze e la strategia della tensione “erano collegati”. Pare che l’indagine su quegli orribili fatti di sangue, che non si è mai arrestata, abbia fatto un assai significativo passo in avanti, con il coinvolgimento di Giampiero Vigilanti, 87 anni, un ex affiliato di Gladio, esperto di armi e di esplosivi, nella cui abitazione già nel 1994 erano stati rinvenuti 176 proiettili Winchester serie H, non più in produzione dal 1981, gli stessi che, sparati da una Beretta calibro 22, avevano ucciso tutte le vittime del “mostro”. Adesso – lo “sussurrano a gran voce” sia La Repubblica sia La Stampa sia il Corriere Fiorentino – su questo Vigilanti, originario di Vicchio (il paese di Piero Pacciani), sembrerebbe che la Procura disponga di nuovi significativi elementi. Anche, pare, grazie alla tenacia di Vieri Adriani, avvocato fiorentino che tuttora rappresenta gli interessi dei familiari di Nadine Mauriot, giovane francese uccisa dal “mostro” nel settembre 1985, insieme al fidanzato Jean Michel Kraveichvili.
L’avvocato Adriani si è interessato in modo particolare allo “strano” libro scritto nel 1993 dal criminologo Aurelio Mattei (si chiama Coniglio il martedì, editore Sperling & Kupfer), un giallo che ripropone, sotto mentite spoglie, la vicenda del “mostro”. Questo Mattei, “vicino agli ambienti dei servizi segreti”, non aveva mai scritto libri in precedenza e mai più ne scriverà. E lo scopo di questa sua opera unica e sola sembrerebbe quasi – asserisce l’avvocato Adriani – quello di dare indicazioni agli inquirenti intorno ai delitti del “mostro”, non è chiaro se per aiutare la giustizia oppure per depistarla.
Scrive l’avvocato Adriani in una memoria: «Significativa appare la dedica in apertura alla memoria del professor Franco Ferracuti, soggetto già assurto all’attenzione pubblica oltre che per i suoi studi di criminologia, anche per il ruolo ricoperto all’interno della c.d. Loggia P2, organismo deviato della Massoneria italiana. Ferracuti, inoltre, è stato notoriamente il maestro del Prof. Francesco Bruno, ossia di colui che è divenuto consulente tecnico della difesa di Pacciani nel 1994, dopo avere ricoperto incarichi istituzionali presso il Sisde fino al 1987 ed avere continuato ad intrattenere, a suo dire, rapporti con l’allora capo della Polizia di Stato, Vincenzo Parisi (vedi quanto da questi dichiarato quando fu sentito all’udienza del 12.07.94 nel procedimento a carico di Pietro Pacciani)».
Ce n’è a sufficienza per porsi la domanda: che cosa ci facevano i servizi segreti e la Loggia P2 nella vicenda del mostro di Firenze?
La risposta la dà lo stesso avvocato Adriani in una nuova memoria: «I delitti del cosiddetto mostro di Firenze potrebbero avere lo stesso “imprimatur” eversivo di quelli posti in essere dal terrorismo nero degli anni ‘70/‘80 e potrebbero far parte integrante della cosiddetta "strategia della tensione". Non sembra casuale, infatti, che il loro arco temporale (1974-1985) coincida perfettamente con quello di tre devastanti attentati ferroviari, quello dell’Italicus (4 agosto 1974), quello di Bologna (2 agosto 1980) e quello del Rapido 904 (23 dicembre 1984) e di altrettanti falliti attentati alla linea ferroviaria Firenze-Bologna avvenuti nel medesimo periodo. Sono gli stessi anni in cui il criminologo Aldo Semerari, anche lui professore de La Sapienza, tenta di attuare convergenze tra i gruppi eversivi di destra e la criminalità anche organizzata».
Volendo tracciare una sintesi di queste due improvvise apparizioni mediatiche relative a fatti apparentemente difformi (però comunque simili, con il collante di Gladio a proiettare ombre sinistre), emerge una ipotesi davvero inquietante: che i grandi delitti, i grandi attentati e le grandi stragi che hanno insanguinato e insanguinano l’Italia da circa cinquant’anni facciano parte di una regia unica, destabilizzante, probabilmente non autoctona, forse internazionale, come asserisce Imposimato. Condotta da un “governo ombra” che controlla le sorti del mondo e che non si fa scrupolo di ammazzare decine, centinaia di persone al solo scopo di gettare il terrore e lo sconcerto nella popolazione, indebolire e delegittimare le istituzioni nazionali, frenare lo sviluppo democratico del Paese.
Ho già ipotizzato in altri articoli su questo giornale l’esistenza di un “potere economico ombra” che sta drenando da decenni le risorse degli Stati. A uno Stato pesantemente indebitato dovrebbero corrispondere altri Stati pesantemente creditori, ma così non è: tutti gli Stati del mondo sono pesantemente indebitati, quindi i creditori degli Stati non sono altri Stati ma sono persone, persone fisiche, che si appropriano della ricchezza degli Stati, cioè del nostro lavoro, e che hanno tutto l’interesse a continuare a farlo.
Altri tempi, quando il giallo dell’estate era un feroce delitto di cui tutti discutevamo sotto l’ombrellone… O forse no. Magari qualcuno ancora ricorda gli strascichi del giallo di via Poma (1990): una delle piste investigative, poi abbandonata, voleva che Simonetta Cesaroni fosse stata uccisa dai servizi segreti poiché era entrata in possesso, attraverso l’archivio della Aiag (Associazione italiana alberghi della gioventù), dove lavorava, di documenti che provavano l’esistenza di collegamenti criminali fra la Banda della Magliana, i servizi segreti e il Vaticano. Troppe storie italiane sono ancora da scrivere. E se portassero tutte nella stessa direzione?

(riproduzione riservata)