Share |

Sotto la spinta della Lega il centrodestra conquista anche il Piemonte

Continua così la cavalcata vincente nell'ambito delle amministrative


27/05/2019

di Damiano Pignalosa


Alberto Cirio

Campagne elettorali, slogan e attacchi di ogni tipo. Dopo aver assistito alla fiera dell’ineluttabile, le elezioni europee 2019 hanno regalato a tutti i cittadini dell’Ue un risveglio che sa di protesta e malcontento. Non bisogna dimenticare però che in Italia è andata in scena l’ennesima tornata riguardante le elezioni amministrative. In questo caso non ci sono stati colpi di scena e, come pronosticato, anche il Piemonte è stato conquistato dalle truppe leghiste che, con quasi il 50% di consensi, hanno insediato in regione il loro candidato governatore Alberto Cirio (fortemente voluto da Forza Italia).
Oltre al Piemonte si è votato per eleggere i nuovi sindaci in circa 3.800 comuni, ma in questo caso eviteremo di prendere questi dati come buoni a livello nazionale perché, com’è noto, sul territorio si vota più la persona che il partito.
Tutto secondo i piani, dunque, in un cammino che ha poche sbavature e punta dritto alla conquista del consenso popolare in tutta la Penisola. La cavalcata guidata da Matteo Salvini aggiunge, giorno dopo giorno, una bandierina sulla propria cartina e con i consensi avuti nelle amministrative, ma soprattutto nelle europee, la domanda che tutti si pongono è una: è arrivato il momento di sciogliere questo governo giallo verde per puntare alla leadership solitaria, magari appoggiati solo dalla Meloni con Fratelli d’Italia? Su questo non sappiamo ancora rispondervi, ma davanti agli occhi di tutti questa tornata ha regalato un dato inconfutabile: la piena crisi pentastellata. Non è un caso che il Partito Democratico sia risultato addirittura la seconda forza del Paese con percentuali pesanti di voti tornati alla base dopo essere transitati proprio sotto l’ala grillina. L’accordo di Governo con la Lega non ha fatto altro che far percepire al popolo italiano che la bandiera 5Stelle ha di fatto consegnato la leadership nelle mani di Matteo Salvini, scatenando due eventi inaspettati: il primo è quello della conversione di parte dell’elettorato, che ha votato il Movimento 5 Stelle, diciamo coloro che avevano votato più per protesta che per convinzione, passati di colpo nelle file leghiste. In seconda battuta codesto accordo ha irretito, e non poco, coloro che provenivano dalle file del Partito Democratico, che alla prima occasione utile sono tornati di colpo sui loro passi. Morale della favola? Dal 34 al 17% di consensi in uno schioppo di dita.
La Lega esulta, il centrodestra esulta, il PD esulta (nonostante l’unica proposta arrivata dal partito in questi mesi fosse quelli di rialzare lo stipendio ai parlamentari), il Movimento 5 Stelle si lecca le ferite. Ormai ci hanno abituato al fatto di avere poche certezze, se ci aggiungiamo che da sempre il popolo italiano va dove soffia il vento, riusciremo forse a prevedere i prossimi scenari come quello delle lezioni anticipate ipotizzate in precedenza.
Un dato certo però è saltato fuori dal cilindro: le fazioni o gli schieramenti dettati dagli ideali o dalla fede politica sono saltati e forse non fanno più parte di questo mondo contemporaneo che vuole tutto e subito senza pensare alle ipotetiche conseguenze delle proprie azioni. Ecco perché dopo le discussioni e le tante, ma tante, ma tante promesse, si spera che chiunque guidi questa nave alla deriva riesca a prendere in mano il timone guidando il Paese verso acque più sicure e propizie. Tolti i vessilli, quel che resta sono gli uomini, ai posteri l’ardua sentenza.

(riproduzione riservata)