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Spqi: Sono pazzi questi italiani, direbbe Asterix

In aumento gli attacchi di panico, spesso ingiustificati


18/03/2020

di Andrea di Furia

Se osserviamo al netto della fifa indotta dai media sul coronavirus quello che sta succedendo (assalto ai supermercati, rivolta nelle carceri, fuga da Milano, speculazioni su mascherine e disinfettanti, psicosi da stato di guerra, danni economici correlati alle misure prese) e se Asterix potesse dire la sua... noi Italiani gli sembreremmo dei pazzi.

Tutto sembra dettato dalla paura, anche i provvedimenti del Governo. E, si sa, “la paura fa più male dello stesso pericolo” tanto che sono in aumento gli attacchi di panico nella popolazione. Noi potremmo però dire ad Asterix che tutto ciò è nulla rispetto alla follia dell’assalto dei negozi di armi negli USA a seguito delle restrizioni da coronavirus.

Tuttavia è anche vero che là, in Estremo Occidente, è normale pensare di risolvere qualsiasi problema a colpi di fucile a pompa o di pistola: anche quello portato dal virus. In ogni caso, visto il comportamento dei Francesi in fuga sui treni da Parigi, neanche Asterix può stare tranquillo e potremmo concordare che siamo tutti in buona compagnia.

Certo: io resto a casa. Ma non posso esimermi dall’assistere al delirio informativo ansiogeno H24 che ci dà solo dati-puzzle presi a sé, e comunica percentuali mai correlate alla realtà complessiva: al completo quadro sociale che sta intorno e oltre al virus influenzale Covid-19.

I dati per esempio non ci dicono cos’è cambiato circa la normale mortalità degli Italiani. Rispetto ai 615.000 decessi nel 2016 registrati dall’ISTAT, ad esempio, questo coronavirus ne ha portati in più, oppure no? Si somma o si sostituisce? Questo sarebbe interessante da sapere, visti i danni collaterali enormi causati dalle misure prese alle Persone, alle Comunità e ai Territori messi in quarantena, per valutarli al netto della psicosi in atto che ci fa vedere tutto come giustificato apriori. Per poi piangerne a posteriori tra qualche mese.

Asterix, pur facendo i dovuti druidici scongiuri, avrebbe esaminato i dati con una certa obiettività: ad esempio avrebbe considerato un punto essenziale capire la fascia di chi è affetto dal virus e incorre nel decesso.

In base ai dati del 13 marzo tratti dal blog di beppe Grillo, che dava il report dell'Istituto superiore della Sanità e che registrava 1014 decessi, risulta in proiezione che per circa 50 milioni di Italiani il virus sembra per nulla o poco aggressivo (solo 29 casi nella fascia d’età da 0 a 59 anni, pari a 43 milioni di popolazione; solo 80 casi in quella da 60 a 69 anni, pari a 7 milioni di popolazione).

I restanti 10 milioni della popolazione italiana (fasce di età over 70) sono i più colpiti. Ben 905 decessi sui 1014 registrati il 13 marzo: circa il 90%. Dei quali il 40% (362 casi) va ascritto alla fascia 70-79; il restante 60% (543 casi) agli over 80.

Inoltre va considerato che la maggioranza dei decessi da Covid-19 riguarda persone già affette (il 75% dei decessi) da pluripatologie, 2 o 3 insieme, capaci ognuna da sola (!) di ottenere il risultato nefasto. Casi questi ultimi che avrebbero richiesto probabilmente l’intercessione di Padre Pio per invertire il risultato terminale.

Tenendo presente che la vita media degli Italiani è di 81 anni, appare evidente che già al di sopra degli 80 anni il virus è solo una delle concause ipotizzate (e neppure indispensabile, vista la presenza delle pluripatologie) dell’interruzione di una normale durata media di vita di cui le problematiche cardiovascolari rappresentano di norma, da sole, il campione più grande.

Infatti l’Istituto Superiore della Sanità ci dice che:
Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora la principale causa di morte nel nostro paese, essendo responsabili del 44% di tutti i decessi [ovvero 270.600 casu su 615.000 nel 2016]. In particolare la cardiopatia ischemica è la prima causa di morte in Italia, rendendo conto del 28% di tutte le morti, mentre gli accidenti cerebrovascolari sono al terzo posto con il 13%, dopo i tumori”.


Dunque, quasi metà dei decessi registrati avrebbe normalmente fatto capo a malattie cardiovascolari di cui il 75% dei decessi del 13 marzo era probabilmente affetto assieme ad altre patologie. Se questa tendenza si conferma, per circa 43 milioni di Italiani (la fascia di età da 0 a 59 anni, ossia il 72% della popolazione) il coronavirus ha la stessa probabilità di colpire uno di loro quanto un vaso che cade da un balcone in testa a un passante. Per il restante 12% (la fascia di età da 60 a 69 anni) pari a 7.337.210 il rischio di decesso è molto basso ca. 8% (80 casi su 1014) se si conferma il trend.

Queste risultanze portano sostanzialmente 50 milioni di Italiani fuori target dagli effetti letali del virus, naturalmente se si confermerà la tendenza anche nei prossimi mesi.

Letti in questo modo, inoltre, i dati esaminati rendono meno sorprendente il comportamento eretico del Governo inglese che consiglia solo le misure igieniche personali, ma non blocca nessuno a casa né blocca voli o treni.

E, più che il solito auspicato miracoloso vaccino, tali dati rendono più palpabile ciò di cui davvero si ha bisogno - preventivamente e non, come sempre accade al pensiero scientifico applicato al sociale, dopo che sono scappati i buoi - in questi e nei prossimi casi epidemici presi a se stante:
  1. Misure a protezione degli operatori sanitari, trascurate all’inizio
  2. Adeguamento del numero di macchinari (ventilatori, caschi) per l’insufficienza respiratoria, trascurati all’inizio
  3. Posti letto per i pazienti da terapia intensiva, trascurati all’inizio
  4. Mascherine per la popolazione, trascurate all’inizio
  5. Rete di assistenza agli over 70 a casa, trascurata all'inizio
  6. Revisione del programma del servizio sanitario nazionale, da 20 anni in versione economico-anoressica

Naturalmente si dovrebbe cominciare a pensare preventivamente anche allo scenario complessivo: a pensare il sociale in modo diverso dal pensiero scientifico usuale, che ci mette indifesi nelle mani delle paturnie degli Epidemiologi, ma senza paracadute di sicurezza.

Pensiero scientifico astratto che dimentica gli effetti collaterali nelle tre dimensioni sociali, ovvero sulle Persone, le Comunità e i Territori. Cambiate mente, diceva qualcuno duemila anni fa. E allora si capisce che serve:

  1. Un sistema economico diverso dall’attuale. Se ne sono accorti in Germania (vedi 550 miliardi che si stamperanno dal nulla causa coronavirus), ma per l’Italia è molto meglio seguire il pensiero economico-sociale di Nicolò Giuseppe Bellia, perfettamente all’altezza della situazione presente e futura. Nel sito le semplici e immediate misure da prendere.
  2. Un sistema sociale che pratica la raccolta differenziata del sociale (e non la raccolta indifferenziata come quello attuale).
E a questo proposito, ma solo per Asterix, rinvio ad alcune considerazioni sulla necessità di promuovere anche nel sistema sociale attuale, come per i rifiuti urbani, la raccolta differenziata di tutto ciò che riguarda le sue tre dimensioni sociali. E' la migliore medicina per eliminare gli attacchi di panico.

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