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Storia di una grande amicizia: Diego Armando Maradona raccontato da Ciro Ferrara

A una manciata di giorni dalla scomparsa del più grande giocatore di tutti i tempi la testimonianza di un altro grandissimo assume un valore inestimabile


14/12/2020

di LUCIO MALRESTA


Lo scorso ottobre, in occasione del 60° compleanno di Maradona, era stato dato alle stampe un libro - Ho visto Diego. E dico ‘o vero (Cairo, pagg. 222, euro 16,00) - nel quale Ciro Ferrara raccontava per filo e per segno chi era il vero Diego, con vicende e momenti sconosciuti svelati dal suo amico più vicino e fedele (“Chi ama non dimentica, e io ricordo tutto”). Ne stiamo parlando al passato vista la prematura quanto inaspettata fine, lo scorso 25 novembre, di quello che è stato considerato il più grande calciatore di tutti i tempi. Il più grande ma anche il più fragile, condizionato da una tendenza autodistruttiva per certi versi unica. 
Calcisticamente
un extraterrestre che in campo non sbagliava mai una giocata, ma che nella vita ne avrebbe sbagliate troppe, a partire dalla sua passione per le donne, dai figli non riconosciuti e dai suoi problemi fiscali per finire all’utilizzo di stupefacenti. Un uomo adorato e al tempo stesso discusso non solo dai napoletani e dagli argentini, ma un po’ da tutto il variegato mondo trasversale del calcio. “Un Dio umano, che si allenava anche in cantina (a un certo punto abitavamo, uno sopra l’altro, in una bellissima casa sulla collina di Posillipo), che ho conosciuto quando avevo 17 anni e, benché anch’io già giocassi nel Napoli, gli davo ancora del lei”. 
Un libro - quello del quale stiano parlando - che avevamo accantonato in attesa di regalargli il giusto rilievo. In fondo non c’era fretta, in quanto i grandi vivono sempre. Invece siamo arrivati tardi, non certo pensando a come sarebbero precipitate le cose. In ogni caso si tratta ancora oggi di una testimonianza importante da parte di un amico, Ciro Ferrara, che lo stesso Diego Armando aveva accolto con estremo piacere, tanto da arricchirla con una sua prefazione. 
Prefazione che inizia con una frase che mette subito in evidenza l’estrosità del personaggio: Una volta mi chiesero di Ciro Ferrara e io dissi che per me era il miglior difensore del mondo. Certo, ripensandoci bene, quando è capitato di giocare con te in qualche amichevole tra vecchie glorie e ho visto come toccavi il pallone, qualche dubbio mi è venuto. Per questo ancora oggi ti prendo in giro. Eppure di ciò che dissi rimango ancora convinto: perché averti alle spalle era effettivamente una garanzia e perché tu sei il miglior amico che la mia esperienza in Italia mi abbia lasciato. E tu fosti uno dei primi ai quali, quando arrivai a Napoli, al quale strinsi la mano. E con te ne avrei combinate delle belle. Come quando ci beccarono insieme in una discoteca di Milano Marittima. E tu, il giorno dopo, eri preoccupatissimo per le conseguenze, io assolutamente tranquillo. Come sempre
Insomma, botta e risposta da amico ad amico, da giocatore a giocatore verrebbe da dire. Anche perché Ciro Ferrara, appunto l’autore di questo libro, è stato tra i migliori difensori degli anni Ottanta e Novanta. Lui che nel corso della sua carriera ha vestito le maglie del Napoli e della Juventus, conquistando otto scudetti, due Coppe Italia, una Uefa Champions League, una Coppa intercontinentale, una Coppa Uefa, cinque Supercoppe italiane, una Supercoppa europea, più altri prestigiosi premi. Lui che tra il 1987 e il 2000 ha totalizzato 49 presenze in Nazionale, partecipando agli Europei del 1988 e del 2000 nonché ai Mondiali del 1990, vincendo poi, come Collaboratore tecnico della Nazionale di Lippi, il Mondiale del 2006. Una collana di successi che lo collocano tra i giocatori più decorati in senso assoluto della nostra Serie A. 
Ma torniamo al dunque, cercando di essere onesti. La storia non mancherà di ricordare “con affetto e grande umanità il calciatore e l’uomo Maradona, così diversi ma insieme così speciali”. Così come non mancherà di scavare fra le crepe di un’esistenza inquieta e irrequieta. In ogni caso resterà per tutti semplicemente un “mito”, il piccolo grande uomo che era arrivato in una città come Napoli a cambiarne per sempre e irrimediabilmente la storia fra il 1984 e il 1991: sette anni di una favola in cui il posto della bacchetta magica era stato preso da un piede sinistro. 
E a raccontarla questa storia, come detto, è stato appunto Ciro Ferrara, uno dei pochissimi nella cerchia degli “eletti”, di quelli che hanno potuto ammirare con i propri occhi la verità. Uno che ha conosciuto Diego nel vero senso della parola. 
Quando Maradona giunse a Napoli, Ciro era un giovanissimo difensore. Si erano ritrovati compagni nella prima squadra e, quando quel Napoli vinse tutto, insieme erano diventati protagonisti di una storia unica, impossibile da ripetersi. Con il passare del tempo, il destino ha costantemente creato appuntamenti magici tra queste due vite, in apparenza lontane, ma nella realtà dei fatti vicinissime e complici. Proprio come nel caso di un’amicizia vera, bellissima e rara. 
Leggere questo libro per rendersene conto, ricordando che “santo Maradona”, già finito nelle botteghe dei presepi di via San Gregorio Armeno, il suo miracolo l’ha già incassato a tempo di record: in men che non si dica lo stadio San Paolo di Napoli si è già ritrovato con il suo nome…

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