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Un brutale omicidio a Stoccolma, un testimone che non ricorda nulla, un commissario in crisi, un geniale ipnotista

Torna sui nostri scaffali la maestria narrativa di Lars Kepler, nom de plume dietro al quale si nasconde un’affiatata coppia svedese (marito e moglie nella vita) che scrive fianco a fianco sul vecchio tavolo di cucina della loro casa  


08/02/2021

di Valentina Zirpoli


Un gradito ritorno: quello di Lars Kepler, un autore da 25 milioni di copie vendute in mezzo mondo. In realtà, come abbiamo già avuto modo di spiegare ai nostri lettori, si tratta di un nom de plume dietro al quale si nasconde una coppia svedese, marito e moglie nella vita con tre figlie al seguito, entrambi scrittori, che nel 2009 decisero di dare voce a un thriller a quattro mani per esternare, all’insegna di una unità di intenti, le loro paure. 
Ovvero Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho, grandi appassionati di cinema, che vivono a Stoccolma a pochi metri da una stazione di polizia condividendo tutto: dal vecchio tavolo di scrittura (quello della loro cucina, trasformato in scrivania, che ha una vecchia storia familiare) alle ricerche (“Studiamo scienze forensi, protocolli di autopsia, psicologia degli interrogatori, tattiche operative della polizia. Ma soprattutto parliamo con medici e investigatori, oltre a visitare le scene dei crimini, le prigioni e i reparti psichiatrici…”). Accollandosi, in parallelo, le fatiche del loro complicato menage a cinque, sino ad arrivare agli appunti che affollano il muro se non addirittura il pavimento del loro strano ambiente di lavoro. 
Una coppia che si “eccita e si diverte” nel digitare spalla a spalla sui rispettivi computer, per poi scambiarsi quanto scritto e discuterne animatamente, ma senza mai litigare. E la citata cucina è anche il luogo dove si sono inventati lo pseudonimo che ancora oggi tiene banco e che nel cognome riecheggia (Giovanni) Keplero, lo scienziato portatore di una innovativa visione del cosmo, mentre nel nome si rifà a quel numero uno che è stato (Stieg) Larsson, l’acclamato autore della trilogia Millennium
In qualche modo - hanno avuto infatti modo di ammettere - “ci siamo infatti ispirati a lui, ma forse più ai film che non ai suoi libri, condizionati da quell’ossessivo utilizzo del presente che tiene banco nelle versioni cinematografiche. In ogni caso puntando le nostre penne, oltre che sull’intrattenimento, sull’attrazione verso il mistero, sul coinvolgimento legato all’angoscia e alla paura, su personaggi psicologicamente tarati nonché sui perché e i percome di una mente malata (che è in fondo il luogo depositario del delitto)”. 
Di fatto l’esordio con L’ipnotista, per Alexandre e Alexandra, si tradusse in un colpo vincente, tanto è vero che nel 2010 scalzarono dalle classifiche di vendita proprio il citato Stieg Larsson, a fronte di un lavoro incentrato su un professionista (Erik Maria Mark) che il suo mestiere lo conosceva a memoria, ma che era incappato in un errore che lo aveva condizionato e fatto allontanare dalla professione per una decina d’anni. Sin quando qualcuno non poteva fare a meno di lui: in altre parole un giovane paziente, ricoverato in stato di shock in ospedale, non più in grado di comunicare con il mondo esterno per aver assistito al massacro della sua famiglia. 
Un protagonista, Mark, che sarebbe stato rimesso in pista in un secondo thriller dal titolo Nella mente dell’ipnotista e che ora torna a dire la sua, sempre per i tipi della Longanesi, ne L’uomo dello specchio (pagg. 552, euro 22,00, traduzione di Andrea Berardini). In parallelo - è bene ricordarlo - sarebbero comunque arrivate anche altre storie di successo, tutte supportate da un personaggio entrato a sua volta nell’immaginario collettivo: quello del commissario della polizia criminale svedese Joona Linna, un poliziotto di origini finniche, duro quanto basta, che si è fatto le ossa sulle strade di Stoccolma e che le difficoltà sembrano spronarlo più che frenarlo nella ricerca della verità. 
Linna che ha tenuto banco anche ne L’esecutore, L’uomo della sabbia, Il cacciatore silenzioso e  Lazarus, e che ora ritroviamo in scena ne L’uomo dello specchio, un libro che si propone, come spesso succede nei thriller, come “un luogo di riflessione sui rapporti umani”. 
In tale ottica, sottolineano gli autori, “abbiamo scelto di isolare un problema globale e di inserirlo in una situazione delimitata, che fosse possibile risolvere. Questo non significa però non essere consapevoli della realtà. Secondo l’Onu e l’Oms, infatti, più di un miliardo di donne in tutto il mondo sono state vittime di aggressioni sessuali, per non parlare di quelle indotte alla prostituzione o a vivere in condizione di schiavitù, se non addirittura uccise”. 
Detto questo spazio alla trama di questo romanzo, “teso, veloce, beffardo”, incentrato su un omicidio nel parco giochi di un quartiere residenziale di Stoccolma: quello, avvenuto in piena notte, di una povera ragazza, a fronte di una esecuzione in piena regola. Almeno così sembra. Ma chi può aver voluto infliggerle una morte così spettacolare e crudele? Se lo chiede il commissario Joona Linna mentre scopre che la vittima era sparita nel nulla un pomeriggio di cinque anni prima, e da allora non si era più saputo nulla di lei. 
Joona non avrà certo un compito facile nel cercare di ricucire i pezzi di questa storia dai contorni sempre più inquietanti, trovare il colpevole e consegnarlo alla giustizia il prima possibile. Ma come fare? Da dove partire se nessuno sa, nessuno ha visto? 
Eppure qualcuno deve aver visto, qualcuno che forse non vuole parlare o non riesce a parlare. Qualcuno che per qualche oscuro motivo dev’essere aiutato a ricordare, perché il segreto è imprigionato nel buio della sua mente. In realtà questo qualcuno è un povero malato di mente che è stato testimone oculare del fattaccio, che non parla e che non riesce appunto a ricordare nulla di quanto è successo. 
A questo punto Joona, bloccato in un labirinto di specchi, decide di infrangere ancora una volta le regole della polizia. In quanto sa di non avere altra scelta: deve infatti ricorrere all’aiuto di un professionista che in passato gli ha già fornito la chiave per arrivare alla verità. Ovvero il suo amico dottor Erik Maria Bark, meglio conosciuto come l’Ipnotista...

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