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Un doppio caso per l’affiatata coppia di amici Gigi Sambuco e Selmo Dell’Oro

Alessandro Reali ridà voce, per la nona volta e sempre sullo sfondo delle brumose campagne pavesi, ai suoi due riusciti detective seriali


18/01/2021

di LUCIO MALRESTA


L’autore, Alessandro Reale, e i suoi due riusciti personaggi seriali, ovvero Gigi Sambuco (un uomo pacato, riflessivo, distaccato e alle prese con una moglie in balìa degli psicofarmaci) e Selmo Dell’Oro (personaggio dal passato non proprio limpido, che non si fa scrupoli nel portare avanti le indagini anche al di fuori delle regole), li avevamo imparati a conoscere nell’ormai lontano 2012. Quando, per i tipi della Fratelli Frilli di Genova, erano arrivati sugli scaffali per la loro prima indagine - nel ruolo di titolari-detective dell’omonima agenzia investigativa con sede in Borgo Ticino, in quel di Pavia - In fitte nebbie. Per poi tenere banco in La morte scherza sul Ticino, Sambuco e il segreto di viale Loreto, Ritorno a Pavia, Ultima notte in Oltrepò, Il fantasma di San Michele, La ragazza che sorrideva sempre, Pavia sporca estate. 
E ora eccoli tornare in scena per la nona volta, sempre sponsorizzati dalla Frilli, in Blues delle risaie d’autunno (pagg. 202, euro 12,90), un canovaccio agile e ben scritto che più che ai fronzoli punta sui contenuti, imbastiti sulla figura di un ragazzo di colore emarginato e, se vogliamo, dai toccanti risvolti umani. Un lavoro che, come da titolo, si nutre di ambientazioni molto amate dall’autore. Ovvero quelle che si rifanno alle sue origini. In altre parole le campagne e le cascine pavesi, dove i contadini hanno vissuto all’insegna del bene e del male, della giustizia e dell’ingiustizia. Senza farsi mancare, nel nostro caso, qualche sconfinamento in Piemonte. 
Detto questo, di cosa si nutre Blues delle risaie d’autunno? Mentre Sambuco attraversa un momento molto particolare della sua vita, segnato da un nuovo lutto, una donna viene assassinata in una cascina: di lei qualcuno dice che si desse da fare come prostituta, altri avanzano l’ipotesi che fosse addirittura una strega. Gli abitanti della zona dove è avvenuto il delitto sono curiosi e al tempo stesso preoccupati. Di fatto, secondo logica di paese, in giro non si parla d’altro. Chi può essere l’assassino che ha infierito sul corpo della vittima sino a renderla irriconoscibile? Perché tanto accanimento? Quali segreti nascondeva questa donna sensuale e, soprattutto, con chi li condivideva tra le risaie della pianura ormai pronte per il taglio? 
Il primo tra i sospettati è un ragazzo di colore, Otis, che vive alla cascina della Lupa con Felicino Gatti, vecchio amico di Sambuco: il giorno precedente il delitto era infatti stato visto in compagnia della vittima. Convinto della sua innocenza, Felicino chiede al detective di indagare. 
Nel frattempo, ecco un altro caso per Sambuco & Dell'Oro: un ragazzo di Ferrara si presenta in Agenzia per denunciare la scomparsa di sua madre che, secondo una lettera anonima, ora si troverebbe proprio a Pavia. Intanto un assassino, o un angelo vendicatore, qualcuno che conosce molti segreti e coltiva un ideale di purezza e verità, sta preparando la sua vendetta. Nella realtà avranno una matrice comune questi due casi?         
Per la cronaca Alessandro Reali è nato a Pavia il 4 febbraio 1966 (suo padre aveva studiato a Brera e faceva lo scultore), dove lavora in zona presso un laboratorio chimico dell’Eni. Lui che ha la residenza a Groppello Cairoli, anche se vive con la compagna soprattutto a Pavia, con un occhio attento rivolto al figlio Edoardo che in città frequenta la facoltà di Filosofia. 
Un autore, a suo dire, “senza grilli per la testa”; che odia l’arte ma ama da matti la lettura (“I miei punti di riferimento sono Giorgio Scerbanenco e George Simenon, ma i miei interessi risultano variegati”. Così si va - tanto per citare - dai russi Dostojewski, Tolstoi e Gogol agli americani Steinbeck, Faulkner ed Hemingway); che ascolta i cantautori italiani, Bob Dylan, il blues e il jazz; che fuma la pipa (“Il toscano l’ho abbandonato per strada”); che adora la tranquillità, anche se ogni tanto lo troviamo “a far notte in birreria con gli amici di sempre”. 
Una penna che ama peraltro spaziare su variegate tematiche. Ad esempio firmando - a quattro mani con lo storico medievista Franco Cardini - Lo specchio nero e Il fiore d’oro, ma anche regalando ai lettori Risaia crudele. Quei giorni dell’inverno ’45, un lavoro che si sviluppa su un doppio piano temporale e nel quale, adottando la tecnica del flash back, mette a confronto, a distanza di anni, le vite dei protagonisti e le loro realtà sociali. 
Lavori seguiti a ruota da diversi altri titoli, sino ad arrivare lo scorso anno a La matta di Milano, una storia incentrata sulle indagini di un nuovo personaggio, il commissario Caronte (una specie di omaggio al “suo” Scerbanenco), noto per certe asperità del carattere e uno stile di vita alquanto originale. Quasi certamente non il poliziotto ideale per il periodo in cui viene messo in scena. Ma in predicato di diventare a sua volta un personaggio seriale. Tanto è vero che la sua seconda avventura è già scritta e dovrebbe uscire in primavera, a fronte di una vicenda “che affonda le sue radici nel ruolo della Resistenza, un tematica - tiene a precisare l’autore - cui tengo molto”.
Ma non è tutto. “Sto infatti lavorando alla decima storia dedicata a Sambuco e Dell’Oro (in realtà sono già alle rifiniture), incentrata su due diversi periodi temporali: in quello della loro prima indagine, quando avevano soltanto 25 anni e dove racconto come si erano conosciuti, oltre che nel presente. In altre parole dando voce a quello che sta succedendo in questi drammatici giorni segnati dalla pandemia…”.

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