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Un occhio indiscreto sul difficile rapporto fra una madre e una figlia adolescente

Con studiata quanto raffinata sensibilità la scrittrice inglese Francesca Segal si addentra, all’insegna del sorriso, nelle problematiche familiari


27/12/2017

di Valentina Zirpoli


Bella è bella, ma soprattutto è brava, la scrittrice inglese Francesca Segal. D’altra parte buon sangue non mente: è infatti figlia del docente universitario, nonché scrittore e sceneggiatore americano Erich Segal, morto nella sua casa di Londra nel gennaio 2010. Del quale, tanto per rinverdirne la memoria, ricordiamo che aveva dato voce alla trama strappalacrime di Love Story, un film di grandissimo successo dal quale aveva in seguito tratto un omonimo romanzo - di altrettanto robusto impatto -  tradotto in trentatre Paesi. 
E per quanto riguarda Francesca? È nata nel 1980 ed è cresciuta - visto che il padre era figlio di un rabbino -  in una comunità ebraica a Nord-Ovest di Londra, dove tuttora risiede. Lei che, dopo essersi diplomata al St Hugh College di Oxford, ha abbracciato la carriera giornalistica, scrivendo per testate del calibro di Granta, Newsweek, The Guardian, Financial Times, Vogue UK e Vogue America. È stata inoltre collaboratrice di Tatler e per tre anni ha lavorato per la sezione “Debut Fiction column” dell’Observer
Per contro il suo debutto nella narrativa risale al 2012 con The Innocents (pubblicato in Italia da Bollati Boringhieri come La cugina americana), un lavoro - dichiaratamente ispirato a L’età dell'innocenza di Edith Wharton - vincitore del Costa Novel Award per la miglior opera prima e del National Jewish Book Award per la categoria Miglior romanzo. Un romanzo che si nutre di una storia ambientata ad Hampstead Garden, il quartiere a Nord-Ovest di Londra (vi dice forse qualcosa?) della buona borghesia ebraica, ricca e istruita, liberal e solidale, dove tutti si conoscono e tutti sono pronti a farsi carico delle difficoltà degli altri. Ed è in questo contesto che tiene banco un grande amore fra due ragazzi, reso complicato dall’arrivo di una disinibita quanto infelice cugina americana… 
E ora, sempre per i tipi della Bollati Boringhieri, Francesca Segal torna sui nostri scaffali con il suo secondo romanzo, L’età ingrata (pagg. 360, euro 18,00, traduzione di Manuela Faimali), un lavoro che simpaticamente si nutre del rapporto conflittuale e problematico fra una madre e una figlia adolescente. A fronte di una trama frizzante e spiritosa, ma anche profonda e intelligente, che “prende spunto dall’eponimo capolavoro di Henry James e si cimenta con l’insuperabile Jane Austen, almeno per quanto riguarda l’eleganza della scrittura, la caratterizzazione dei personaggi e la capacità di trasformare le vicende di una famiglia contemporanea” in una specie di miscela esplosiva. Dimostrando peraltro “che la sostanza delle dinamiche familiari e amorose non è poi tanto cambiata dal mondo circoscritto della tranquilla campagna inglese di due secoli fa a quello globalizzato di oggi”. 
Di fatto, riprendendo le note dedicate a questo libro dal New York Times, si tratta di una “comedy of manners dove sei personaggi - due adolescenti, due adulti e due arzilli anziani - intrecciano le loro strade per scoprire alla fine che non c’è un’età meno ingrata di altre”. In buona sostanza evidenziando l’indifferenza di certi genitori nei confronti degli amori dei loro giovani figli. Salvo poi… 
Ma veniamo alla sinossi: “Kate e James, 46 e 52 anni, si innamorano come due adolescenti. E intanto altri due adolescenti, Nathan (il figlio diciottenne di James) e Gwen (la figlia sedicenne di Kate) si danno diabolicamente da fare per tendere trappole ai genitori, nel tentativo di mandare all’aria una storia d’amore che li costringe a una coabitazione forzata e odiosa, data la reciproca incontrollabile avversione”. 
Chiunque abbia familiarità con le dinamiche dell'innamoramento, e non solo adolescenziale, capirà subito che l’ostilità dei due ragazzi prelude al sentimento opposto: una tempesta ormonale difficile da arginare da parte di chiunque, esclusi forse i due amorevoli genitori, pronti a sorprendersi della svolta che prendono le cose. In primis non ipotizzando “la più normale delle conseguenze di numerosi rapporti intimi in poche settimane”, rapporti che avvengono sotto il naso dei due amanti, “ostentatamente e tassativamente avversi alla relazione dei due ragazzi, ma troppo presi dalla loro per far attenzione ai figli”. E dire che sino a quel momento James e Kate erano stati sempre molto attenti ai loro ragazzi, anche troppo, ma hanno commesso l’eterno errore di crederli diversi. 
Niente di nuovo sotto il sole, se non fosse che Francesca Segal “riesce a trattare questa materia come se fosse assolutamente originale, e i suoi inquieti personaggi come se fossero la quintessenza della normalità: per tutti, tranne che per se stessi”. Risultato? “L’età ingrata è un romanzo dalle proporzioni perfette”. Che, all’insegna di una garbata semplicità, riesce a tenere alta l’attenzione del lettore. Che soprattutto, per i temi trattati, induce alla riflessione sulle possibili quanto devianti dinamiche familiari.

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