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Un omicidio e uno stupro: in viaggio fra i mali oscuri della nostra società

Sulla scena del noir irrompe il maresciallo Bonanno, un carabiniere che tutti vorremmo chiamare in caso di bisogno, uscito dalla eclettica penna di Roberto Mistretta


18/09/2017

di Massimo Mistero


Una sorpresa dai molti risvolti positivi che irrompe sulla scena del noir italiano. Una scoperta (per alcuni una riscoperta) legata a un autore di pregiata caratura, che ha faticato a farsi strada sugli scaffali, ma che merita attenzione. Stiamo parlando del siciliano Roberto Mistretta - nato a Mussomeli, la Villabosco dei suoi romanzi, in provincia di Caltanissetta - dove tuttora vive. Uno scrittore che, all’insegna del sarcasmo, tiene a precisare di essere “nato morto il 29 settembre 1963 (venni però iscritto all’anagrafe il giorno successivo, in quanto il 29 era domenica), ma riportato in vita dalle cure energiche di un medico di altri tempi”. Subendo tuttavia, forse per darsi un tono da scrittore maledetto, “danni irreparabili al cervello che strada facendo lo hanno portato a dare voce a noir durissimi alternati a delicate fiabe e romanzi per ragazzi”.
Laureato in Giornalismo, Mistretta scrive per il quotidiano La Sicilia di Catania nonché per  alcune riviste culturali. Realizzando scoop ripresi da Verissimo, Maurizio Costanzo Show, telegiornali Rai e Mediaset, Corriere della sera, La stampa, La Repubblica. Lui che nel suo sito gioca di diritto e rovescio a beneficio degli amici affermando di essere “un lettore onnivoro sin dall’asilo, che adora il fumettista paraguaiano Robin Wood, in particolare le serie che hanno per protagonisti Dago e Nippur di Lagash”.
In aggiunta assicura di collezionare film, francobolli e gli albi di Diabolik e Zagor, oltre ad avere un debole per gli altri eroi della scuderia Bonelli. Mentre fra gli scrittori d’élite predilige “la visione illuministica di Voltaire, il cinico disincanto di Oscar Wilde, il pessimismo della ragione di Leonardo Sciascia e il mondo piccolo di Guareschi”. E per quanto riguarda la narrativa di settore? “Senza dare troppo nell’occhio, e a partire da Giorgio Scerbanenco, coltivo una insana passione per i giallisti italiani, capaci come pochi di raccontare i mali oscuri della società”. Non disdegnando comunque di “accostarmi con occhio critico alle trame inverosimili dei colleghi americani”.
Di che altro si nutre poi il suo privato? “Quando il lavoro, i libri e la famiglia (la moglie Maria - sua prima lettrice nonché sua prima critica - e i sei figli, “due dei quali alla mia metà li ho portati in… dote”) non lo assorbono del tutto, si dedica alla terra e produce olio, frutta e ortaggi biologici in un terreno di tredicimila metri quadrati acquistato a due chilometri dal paese, dove si è costruito una casetta che ospita il clan nei fine settimana. Ed è qui che lui, uomo dal carattere accomodante, si dedicata ai suoi... sport preferiti: “zappare l’orto, raccogliere sassi, costruire muretti di pietra, potare gli alberi e controllare l’impianto di irrigazione, in abbinata al piacere di sfornare pizze e andare a fare la spesa”. Non bastasse, negli scampoli di tempo, si dedica anche all’insegnamento nell’ambito di progetti culturali.
Ma non è tutto, ci mancherebbe. Nel suo carnet tiene infatti banco una robusta passione per la musica, che dai cantautori Fabrizio De Andrè, Lucio Battisti e Giorgio Gaber si allarga a mostri sacri del calibro di Mozart, Beethoven e Ciaikovskij. Lui che si riconosce “nell’ingenua testardaggine di Forrest Gump e spera un giorno di vivere in un Paese normale, con i politicanti di professione che sbraitano e si accapigliano, confinati nell’isola dei noiosi”. Lui che ha curato un’inchiesta sul Giallo siciliano con interviste, tra gli altri, a Santo Piazzese, Gaetano Savatteri, Domenico Cacopardo e Andrea Camilleri.
Lui che, nel dare alle stampe Il maresciallo Bonanno. Un’indagine siciliana (Fratelli Frilli, pagg. 260, euro 12,90) - primo di una serie tradotta in Austria, Germania e Svizzera della quale fanno parte anche Il canto dell’upupa e Il diadema di pietra - ci tiene a precisare  di averne già pronte - di storie con Bonanno - altre tre (Il boiardo della Veronica, La mano d’ombra e I giorni bui del maresciallo) nonché una quarta in itinere.
Lui che non manca di ironizzare, in una nota introduttiva al romanzo del quale stiamo parlando, sull’intesa “troppo a lungo rimandata” con la casa editrice genovese, ricordando che questo noir - ora proposto in una “veste stilistico-letteraria ex novo” - lo aveva già pubblicato nel 2001 sotto il titolo Non crescere troppo per i tipi della Terzo Millennio. Magari letto da una manciata di lettori, ma che si era piazzato nella terna dei finalisti del Premio Franco Fedeli di Bologna in abbinata a Marcello Fois e Valerio Varesi, i due vincitori ex aequo. Fermo restando un imprevisto quanto appagante atout al seguito. “Mi trovavo al Salone del libro di Torino quando venni avvicinato dalla mia attuale agente letteraria, Juliane Roderer, la quale mi propose di pubblicarlo nei Paesi dei quali si occupava. E oltralpe fu un successo, la qual cosa mi portò a dare alle stampe gli altri due romanzi con Cairo. Libri a loro volta sbarcati all’estero e che ora stanno per essere riproposti in formato digitale”.
Insomma, come si sarà potuto notare, ci troviamo di fronte a un autore fuori dalle righe (“Nel 2000, deluso e amareggiato, avevo deciso di bruciare tutti i miei libri. Cosa mi fece cambiare idea? L’essere inserito nella cinquina dei finalisti del Premio Giallo Mondadori con Cronaca di provincia, un testo peraltro ancora inedito”). Ed è stato un bene in quanto Mistretta, un uomo capace di sapersi prendere in giro, risulta portatore di una scrittura e di personaggi che lasciano il segno. Una penna quanto mai abile nel giocare di fantasia (pur all’insegna di una realtà verosimile) sui mali siciliani, che sono poi anche quelli nazionali. Come nel caso di una discarica realizzata a due passi da un sito archeologico, dove viene trovato un cadavere: un omicidio peraltro portatore di un sacco di rogne per il maresciallo dei carabinieri Saverio Bonanno, in partenza per una sospirata vacanza a Ustica.
In realtà, tiene a precisare l’autore, “questo fattaccio fa da cornice a un’altra storia, quella di Teresa, che irrompe a sorpresa nel canovaccio e si rifà a un episodio di violenza sulle donne realmente accaduto. Perché la narrativa di settore ha il merito di entrare là dove finisce la cronaca, in quanto deve rappresentare l’anima della gente”.
Bonanno, si diceva. Il carabiniere che “tutti vorremmo poter chiamare in caso di bisogno”. Un militare sensibile e testardo, ma soprattutto onesto; un uomo “travagliato e perennemente a dieta”, in continua rotta di collisione con i colleghi e la famiglia (è stato abbandonato dalla moglie e ha che fare con una figlia non facile), che si ritrova a indagare su un delitto fuorviante.
Indagini che lo porteranno a spostarsi “tra Agrigento e Porto Empedocle, Sciacca e Cefalù, oltre che nei paesini della Montanvalle, spicchio di provincia nel cuore della Sicilia agreste, sperso tra le vallate verdeggianti di grano e gli uliveti dei monti Sicani, dove vivono procaci acconciatrici e carrozzieri disinvolti, focose vedove e bancari untuosi, poeti pretenziosi e sindaci sputacchianti, farmacisti allupati e amici linguacciuti”. Che dire: secondo logica narrativa Bonanno riuscirà a dipanare l’intricata vicenda e a far luce sul lato più oscuro dell’essere umano. Peraltro emozionando e coinvolgendo il lettore. Merito ovviamente dell’autore, portatore di una scrittura pulita e al tempo stesso efficace.
Di fatto una penna poliedrica, quella di Mistretta, al cui attivo figura dell’altro: ad esempio il radiodramma Onkel Binnu sulla cattura di Bernardo Provenzano; Giudici di frontiera, raccolta d’interviste a sei magistrati impegnati in prima linea nella lotta alla mafia; Il miracolo di don Puglisi, un lavoro nel quale racconta la sofferta conversione di Giuseppe Carini, oggi testimone di giustizia, avvenuta grazie al parroco di Brancaccio assassinato dalla mafia; Rosario Livatino: l’uomo, il giudice, il credente, approfondita biografia del giudice ragazzino, a sua volta ucciso dai mafiosi, e Il titano di pietra. Mussomeli e il suo castello, un libro arricchito dalle foto di Melo Minnella.

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