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Un ritorno in nero ai mondiali 1990 e quattro racconti che strizzano l’occhio al grande schermo

A giocare con il potere dei sogni è il novarese Luca Platani, mentre Roberto Gandus angoscia con una antologia bonsai 


09/11/2020

di Catone Assori


“Ogni storia è unica, diversa dalle altre. Raccontarla fa sorgere un viaggio che ti accompagna lungo epoche, alla scoperta di luoghi, situazioni, personaggi capaci di interagire pagina dopo pagina, e in grado di portarti ovunque e da nessuna parte, oppure in un luogo ben preciso, magari la meta più improbabile”. È con queste parole, giocate sul filo della fantasia, del probabile e dell’improbabile - fermo restando che “tutte le storie meritano di essere raccontate” - che Luca Platani, nato nel 1979 a Borgomanero, in provincia di Novara, fa partecipi i lettori del suo secondo romanzo, Il Benefattore di Emozioni (Buendia Books, pagg. 296, euro 15,50). 
Un thriller che non è proprio un thriller, ma che ha un suo perché. Fermo restando il poetico titolo (“Il potere dei sogni è sconfinato”) regalato a un canovaccio che, a fronte di una intrigante semplicità narrativa, prende per mano il lettore con lo scopo di accompagnarlo in un contesto di vite sospese. Il tutto a fronte di un nuovo viaggio, arrivato a distanza di dodici anni dal suo primo lavoro, Ovunque e da nessuna parte. Fermo restando che, tiene a precisare l’autore, “mi è sempre piaciuto scrivere, raccontare, cercare di esprimere con le parole vicende reali o frutto della fantasia, di un attimo unico nel suo genere dal quale germoglia l’impensabile”. 
Giornalista, esperto di comunicazione multimediale nonché presidente della Condotta Slow Food Colline Novaresi, Platini ci riporta indietro nella calda estate del 1990, quella dei mondiali di calcio in Italia. E proprio in quelle “notti magiche” un piccolo centro all’estremo sud della Spagna diventa teatro di vicende che si intersecano e si rincorrono. 
Così incontriamo una coppia di ladruncoli in tour per le periferie di mezzo continente; un imprenditore al quale è stato rapito l’unico erede; un investigatore alle prese con una precoce arteriosclerosi; un oste incapace di credere all’anima gemella; un pittore sulla via dell’ispirazione perduta; due sposini in viaggio di nozze; una vedova in cerca di un nuovo legame on il figlio; un commissario cui la fortuna volta improvvisamente le spalle; quattro universitari in trasferta per un addio al celibato. Insomma, un carosello di persone e piccoli fatti che confluiscono in una grande storia, a fronte di tante strade destinate a incrociarsi. 
Ma c’è dell’altro: in questo contesto giornali, radio e televisioni si interrogano su un crescendo di azioni eclatanti che avvengono in tutta Europa, rivendicate da un gruppo capeggiato da un individuo che si firma Il Benefattore di Emozioni. Una follia oscura che sembra lontana anni luce. Ma in un lampo le distanze possono azzerarsi e solo allora, quando sarà troppo tardi, si realizza di essere tutti in pericolo. 
Il tutto supportato da una scrittura che, pur con qualche peccato veniale al seguito, dimostra personalità e inventiva. Bastano due righe scarse per rendersene conto: “Il posacenere a forma di isola deserta del bar era ridotto a un’isola deserta abitata da scheletri di sigari…”. Più originale di così…  


Sempre per tipi della Buendia Books è arrivato sugli scaffali un altro di quei libretti bonsai che l’editore ama rapportare, giocosamente, a una fiaschetta (un formato snello pensato per racconti da leggere in un sorso), a un vermouth (una storia forte e oscura) ma anche a un novello (un testo inedito e contemporaneo). A proporlo - sotto il titolo di Stregonesco (pagg. 48, euro 3,00) è la collaudata penna di Roberto Gandus, nato a Torino il 4 febbraio 1941. 
Di cosa si tratta? Di “quattro racconti (La casa in affitto, Orrore, Children e, appunto, Stregonesco) che immergono il nostro quotidiano nell’angoscia e nella paura”. Quattro storie ovviamente impregnate di una atmosfera di mistero, sia pure a fronte di temi anomali nel giallo o nel noir. Dove le parole “si fanno immagini e sensazioni”, capaci di stringere l’occhio al grande schermo.   
Gandus, si diceva. Un architetto dal carattere non facile (“Sono pessimista, malinconico e a volte anche… disperato”), con la passione per la pittura e la scultura in legno, oltre che autore di testi televisivi e sceneggiature cinematografiche (ne ha cantierizzate una ventina) con un debole per la narrativa gialla sbocciato alla bella età di 72 anni, quando diede alle stampe, per i tipi della Golem, Il Gyoko. A seguire - una volta accasatosi alla Fratelli Frilli di Genova - sarebbe arrivato sugli scaffali con La sarta, Il sole era freddo e L’ultima esecuzione. Senza dimenticarci de La casa delle signore buie (Golem) scritto nel 2017 a quattro mani con il regista, sceneggiatore e produttore Pupi Avati.

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