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Un uomo alle prese con i troppi mali del presente. Ma siamo nel 2028

Una romantica fuga dai disagi che ci circondano raccontata dallo psichiatra Vittorino Andreoli. Che presta al suo protagonista qualcosa di personale


26/02/2018

di Valentina Zirpoli


Non finisce di stupire Vittorino Andreoli, psichiatra e scrittore, che di quella sua immagine fuori dalle righe (capelli al vento e sopracciglia luciferine) ha fatto bandiera. Tanto è vero che la sua figura è entrata di prepotenza nell’immaginario collettivo degli italiani, peraltro catturati da una personale disamina dei mali che ci circondano giocata sulla semplicità e l’accessibilità. Un merito che non è certamente da tutti, soprattutto quando il suo ragionamento si addentra nei comportamenti dell’uomo. Sta di fatto che strada facendo la follia si sarebbe proposta, operativamente, al centro dei suoi interessi, determinando una svolta del suo impegno verso la neurologia e successivamente la psichiatria, discipline di cui sarebbe diventato specialista a fronte di una impostazione pronta a cavalcare l’integrazione di interessi biologici, sperimentali e clinici. 
Andreoli, si diceva, nato a Verona il 19 aprile 1940 e laureato in Medicina e Chirurgia presso l’ateneo di Padova con una tesi in Patologia generale. A seguire una robusta attenzione per la ricerca sperimentale (maturata presso l’Istituto di Farmacologia dell’Università di Milano e incentrata, in particolare, sulla correlazione tra neurobiologia e comportamento animale e umano). Il tutto supportato da significative esperienze estere (prima in Inghilterra e poi degli Stati Uniti) e fermo restando il ruolo di assistente all’Istituto di Farmacologia del capoluogo lombardo, supportato da una attenzione particolare alla ricerca neuro-psico-farmacologica. 
Un percorso che l’avrebbe portato - fra l’altro - alla direzione del Dipartimento di Psichiatria di Verona-Soave, a diventare membro della New York Academy of Sciences nonché alla presidenza del Section Committee on Psychopathology of Expression della World Psychiatric Association. 
Fermo restando il conseguimento di una libera docenza in Farmacologia e Tossicologia per poi esercitare, una volta diventato primario di Psichiatria, la professione nell’ambito di diverse strutture pubbliche. Lui che è stato cofondatore e primo Segretario della Società Italiana di Psichiatria Biologica; lui che ha presieduto per molti anni La Session Psychopathology of Expression della World Psychiatric Association di cui attualmente è presidente onorario; lui che è stato fondatore e co-direttore dei Quaderni Italiani di Psichiatria per vent’anni. 
E ci sarebbe molto altro da dire, se non fosse il caso di venire al dunque, in quanto a raccontare la storia di vita e di lavoro di Andreoli ci si perderebbe. Spazio allora al suo ruolo di scrittore, dalla cui penna (oltre a numerosi saggi, opere di medicina, di poesia e persino fotografiche) sono arrivati sugli scaffali lavori narrativi di un certo interesse, come Requiem, Nessuno, La quarta sorella, L’uomo senza identità e, ora, Il silenzio delle pietre (Rizzoli, pagg. 330, euro 19,00). Un romanzo incentrato sul profondo disagio dei nostri tempi, dove non manca di “prestare al protagonista tratti autobiografici, me nei quali ciascuno di noi si può riconoscere”. Ferma restando una storia futuribile, vale a dire collocata nel 2028, che si raffronta con il tentativo di trovare nuovi spazi di libertà lontani da metropoli diventate invivibili. 
A tenere la scena di questo lavoro un protagonista anomalo, che a un certo punto della sua vita si rende conto che, per sopravvivere, ha bisogno di cambiare aria, trovandosi oppresso da un quadro di riferimento sociale quanto meno insolito e con il quale è difficile convivere.  Segregato com’è tra le quattro mura domestiche, terrorizzato anche solo dall’idea di aprire la porta.  Da qui la decisione di andarsene lontano da tutti, dai rumori, dal caos; lontano da chi occupa abusivamente ogni spazio intorno a lui. 
Come da note editoriali, “Vittorino Andreoli immagina un futuro che somiglia molto al nostro presente, ma dove le ingiustizie si sono ancor più esasperate e, nonostante il benessere raggiunto grazie alle grandi scoperte, tutto parla di una situazione a un passo dal baratro”. Da qui la decisione dell’uomo - una volta preso atto che l’autorità è semplicemente passata di moda - di andarsene, di entrare in una nuova parentesi, seppure temporanea: giusto il tempo per affrontare la situazione e meditare sui rimedi da applicare per uscirne. 
Eccolo quindi trasferirsi in una piccola casa sulla riva di una baia straordinaria nel Nord-Ovest della Scozia, il cui aspetto cambia con il ritmo dell’alta e della bassa marea. E dove l’uomo semplicemente non esiste.  Una casa isolata che, almeno a prima vista, si propone come il luogo ideale per ritrovare un po’ di pace: un luogo abitato soltanto da uccelli marini, a ridosso di montagne che nel tempo si sono trasformate per l’azione del vento. Ed è qui, “osservando la perfezione di un ambiente rimasto invariato dal giorno della creazione, nel silenzio delle pietre, che il nostro uomo riesce finalmente ad analizzare con maggiore distacco le contraddizioni che lo hanno spinto a cercare la solitudine estrema”. 
Catturato da tanta bellezza, l’uomo si lascia tentare dall’idea di un distacco totale da quella città dove chiaramente è radicata la sua storia. Lui rampollo di una famiglia benestante, alle prese con una casa patrizia la cui bellezza rimandava solo al passato, ma che non poteva (non può) ristrutturare per mancanza di mezzi. Così, giorno dopo giorno, finisce per trasformare quella che doveva essere una parentesi temporanea in una scelta definitiva. Eppure, anche il più intrigante degli innamoramenti, visto più da vicino, rivela lati meno luminosi. Tanto più che, “nella più completa solitudine, si cancella ogni possibile relazione umana, ogni sentimento si spegne. La distanza poi cambia la prospettiva e apre uno spiraglio di luce e di speranza sui mali delle metropoli”. 
Che fare, allora? Tornare a indossare gli eleganti abiti di città che aveva chiuso in un armadio al suo arrivo in Scozia? O invece, chissà, un’altra libertà è forse possibile?

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