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Una ex ispettrice e un ruvido commissario in cerca di una bambina scomparsa

Maria Masella lascia a riposo il collaudato Antonio Mariani per lanciare una nuova coppia di investigatori. Facendo nuovamente centro


02/05/2017

di Massimo Mistero


Per i tipi della Fratelli Frilli torna sugli scaffali Maria Masella, a pochi mesi di distanza dalla pubblicazione di Mariani e il peso della colpa. Indagine a Coronata, un noir che era stato per l’ennesima volta dedicato («Su di lui credo di averne scritti 17 o 18») al commissario Antonio Mariani. Un poliziotto intrigante quanto fuori dalle righe, determinato quanto rispettoso dell’altrui lavoro; una figura capace di portare avanti le indagini più complesse, seppure allergico alla burocrazia e al potere. Insomma, un azzeccato protagonista che, strada facendo, ha conquistato il cuore di numerosi lettori.
Perché allora in Nessun ricordo muore (pagg. 202, euro 11,90) l’autrice ha deciso di metterlo a riposo («Ma soltanto momentaneamente - tiene a precisare - in quanto in autunno dovrei proporne un altro, che partirà da dove era finito l’ultimo») per rimpiazzarlo con una coppia di investigatori agli antipodi? Una coppia composta dall’ex ispettrice Teresa Maritano («Una donna tosta, impulsiva, attenta agli altri, che ama i colori») e dal commissario Marco Ardini («Un uomo che ha sofferto molto e che per questo tende a nascondersi»).
Due poliziotti che in passato, presso la questura di Genova, lavoravano insieme. Almeno sin quando lei aveva scoperto che due suoi colleghi prendevano mazzette e aveva deciso di denunciarli, ma il suo diretto superiore, appunto quella “macchina da indagini” di Ardini, si era ben guardato dal difenderla (ma, come si scoprirà, stava attraversando un brutto momento, in quanto impegnato nella sua indagine più importante). Così aveva deciso di lasciare e aveva aperto un bar sperando in giorni più tranquilli. Ma, come si sa, il passato ogni tanto torna a bussare alla porta…
Insomma, una scelta - quella di cambiare i protagonisti - che non sempre paga nella narrativa di settore: ricordiamo, ad esempio, quando Patricia Cornwell decise di mettere in pista una nuova stella al posto della sua collaudata Kay Scarpetta e fra i lettori successe il finimondo, costringendola a fare marcia indietro. Una scelta per contro «apprezzata dai lettori, la mia, forse perché ritenuta più vera e angosciante. Tant’è che nella primavera 2017 spero di arrivare sugli scaffali con la loro seconda indagine».
E per quanto riguarda il motivo del turno di riposo? «Semplice: quando mi è venuta in mente la storia che tiene banco in Nessun ricordo muore ho capito che, se fosse stato Mariani a indagare, tutto si sarebbe svolto in modo diverso. E volendo che il canovaccio si dipanasse così come l’avevo immaginato mi sono dovuta inventare un nuovo investigatore, anzi una nuova investigatrice, che è poi anche l’io narrante della storia, benché inizialmente di voci narranti me ne fossi immaginate due. Ma non funzionava. Sta di fatto che ritengo di aver fatto centro con questa donna tosta, costretta a rimettersi in pista dal suo vecchio capo con il quale i rapporti si erano peraltro andati deteriorando».
Ma veniamo alla trama, dove incontriamo Teresa al bancone di un bar in una piazzetta poco lontana dal Ponte di Sant’Agata. E in questo locale si ritrova, a sorpresa, di fronte al poco amato commissario Marco Ardini che sta indagando sulla scomparsa di Carlotta, una bambina che sino poco prima frequentava la scuola elementare ubicata proprio nelle vicinanze. E Ardini sa che se qualcuno ha notato qualcosa di potenzialmente utile, quel qualcuno è la sua ex collega Maritano. La quale, nonostante l’iniziale resistenza e il disagio di dover lavorare nuovamente con lui, si lascia prendere dalle indagini. Anche perché conosce bene la bambina.
Secondo logica narrativa, altri delitti confermeranno che proprio quella piazzetta è fondamentale nelle indagini che finiranno per coinvolgere anche il passato. Ma il tempo passa e la speranza di ritrovare viva la bimba diventa sempre più esigua. E rintracciarla in tempo, per Ardini, sembra diventare sempre di più una questione personale. Questo mentre Teresa, che a sua volta si è messa a seguire le tracce di Carlotta e della sua amichetta Paola in abbinata a quelle della sua strana madre, comincia «a capire anche qualcosa di più sul commissario...».
Detto del libro - di intrigante lettura a partire dall’incipit (Sono le cinque, orario di apertura. Sugli alberi al centro della piazzetta è ancora densa la notte, ma il lampione illumina bene la serranda del bar e la scritta TROIA. Il mio San Valentino. Mi dico che ormai non fa più male…) - passiamo alle note sull’autrice, nata a Genova il 10 febbraio 1948, dove si è laureata in Matematica, materia che ha insegnato per 22 anni, «con passione», al liceo scientifico Cassini della sua città. Una signora oggi in pensione, ne abbiamo già parlato, che curiosamente non ama più di tanto la narrativa di settore. «Non per partito preso o per mancanza di stima e fiducia nei miei colleghi - tiene a precisare - ma per non lasciarmi influenzare. Se comunque devo fare un nome propendo per quello di Alberto Minnella, un autore magari ancora acerbo ma che sa regalare emozioni, il quale a sua volta fa parte della scuderia Frilli».
Nella quale casa editrice «mi propongo come la più antica in attività, avendo pubblicato Morte a domicilio con il numero sei della collana: basti ricordare che Nessun ricordo muore è etichettato come 381. Insomma, di anni e di autori ne sono passati da quando avevo letto il loro primo noir, che mi era piaciuto. Così, visto che la sede della Frilli era a metà strada fra la mia casa e lo stabilimento balneare che frequentavo, decisi di telefonare al suo fondatore, il rimpianto Marco, il quale si disse disposto a leggere il mio romanzo. Glielo mandai e lui me lo pubblicò».
Ma torniamo al privato dell’autrice. Una donna che scrive come un fiume in piena («Mi bastano due ore al giorno per sfornare decine di pagine, anche se risulto molto più lenta nelle revisioni»); che si fa carico del suo «carattere lunatico e al tempo stesso accomodante, in quanto dipende dai giorni»; che ama definirsi «curiosa, impicciona e divertente», oltre che chiacchierona («Se mi danno un microfono in mano non lo lascio più»).
Lei che adora il nuoto e il mare («Un mare che fortunatamente è a due passi da casa mia»); lei che, come ha avuto modo di raccontarci, risulta l’unica autrice recensita con dieci anni di anticipo rispetto alla pubblicazione del romanzo: «Successe che nel 1989 inviassi al giornalista Giorgio Boatti, che conoscevo, un giallo ambientato a Genova dal titolo Per sapere la verità. Gli piacque e ne parlò sulle pagine de Il Manifesto. Tuttavia questo lavoro sarebbe arrivato sugli scaffali, per i tipi di Clessidra, soltanto nel 1999».
Che altro? Una grande passione per i classici («Non passa anno che non rilegga almeno due volte Guerra e pace di Tolstoj e La Certosa di Parma di Stendhal»), con puntate sugli autori che hanno segnato la sua gioventù (come Fenoglio); la speranza che il suo Mariani possa essere travasato sul piccolo schermo, trattandosi di un personaggio molto televisivo («In passato ci ero andata vicina, ma a causa della crisi non se ne fece nulla»); un protagonista nato nel 2000 dopo che Maria Masella aveva già scritto (sotto lo pseudonimo di Mary M. Riddle) sette racconti di spionaggio per la collana Segretissimo di Mondadori, «apprezzati dalla compianta Laura Grimaldi». Lei che si porta al seguito la grande capacità di diversificare: «In effetti, strada facendo, ho più volte cambiato genere, dedicandomi cioè al fantasy, al giallo e al rosa (lavori storici, questi ultimi, pubblicati da Mondadori), ma anche smettendo di scrivere». Come è successo negli ultimi quattro mesi per una serie di gravi problemi familiari che, «purtroppo, hanno ribaltato gli ordini delle mie priorità».
Detto questo, ricordiamo che Maria Masella (all’anagrafe anche Luisa, «ma non mi piacciono i doppi nomi») è stata pubblicata in Germania dalla Goldmann, ha partecipato varie volte al MystFest di Cattolica, risultando premiata nelle edizioni 1987 e 1988. Inoltre due suoi racconti sono stati finalisti al Premio Tolkien, mentre la giuria del ventottesimo Gran Giallo Città di Cattolica aveva segnalato il suo racconto La parabola dei ciechi, che avrebbe trovato spazio nell’antologia Liguria in giallo e nero edita dalla Fratelli Frilli. Ferme restando anche alcune incursioni al… femminile: con Corbaccio ha infatti dato alle stampe nel 2009 Belle sceme!, mentre fra il 2014 e il 2016, nella collana Youfeel della Rizzoli, sono usciti Il cliente, La preda e Il tesoro del melograno.

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