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Una giornalista detective sulle tracce dello scrittore scomparso

Al suo secondo romanzo Daniele Bresciani, in forza alla comunicazione della Ferrari, imbocca la strada del thriller. E lo fa da collaudato pilota


23/10/2017

di Catone Assori


Le sere sono lunghe in quel di Maranello, in attesa di rientrare a Milano dove lo aspettano i figli. D’altra parte lavorare nella comunicazione del Cavallino Rampante, oltre alle soddisfazioni, qualche disagio se lo porta dietro. Così, per riempire le serate orfane dei rumori delle Ferrari, si è rimesso a scrivere, arrivando in libreria, dopo Ti volevo dire pubblicato nel 2013 e incentrato sulla difficoltà di comunicare tra una figlia e un padre che ormai non c’è più, con Nessuna notizia dello scrittore scomparso (Garzanti, pagg. 320, euro 17,60).
Un lavoro nel quale Daniele Bresciani (classe 1962) mescola con consumata abilità i temi portanti che fanno di un giallo un buon giallo: una scrittura fluida e un ritmo sostenuto in abbinata ai tanti mali che contaminano il nostro quotidiano: violenza pubblica e privata, il mondo della criminalità, le derive nere che si sposano con la crisi economica, nonché la misteriosa scomparsa di un autore di successo, davanti a un mare in tempesta nei pressi di un promontorio di Dublino chiamato Forty Foot, quello “descritto anche da James Joyce” e che l’autore assicura di averlo “visitato e perlustrato” a dovere.
Il tutto giocato su un tavolo che l’autore ben conosce: quello del giornalismo, che a partire dal 1988 lo ha visto, fra l’altro, lavorare per la Gazzetta dello Sport, Grazia e Vanity Fair, testata della quale è stato vicedirettore sino al 2012. Ma anche collaborare con giornali stranieri come The Guardian e The Sunday Times Magazine.
Risultato? Una storia che porta dritto nel cuore delle redazioni giornalistiche. Ferma restando una sua precisazione: “Ho passato 25 anni della mia vita nel mondo dei settimanali e dei quotidiani. Di conseguenza è naturale che abbia raccontato situazioni ispirate dalle mie esperienze. Ma questa - anche se forse qualcuno vorrà cimentarsi nel giochino del chi è chi - rimane un’opera di pura invenzione. Del resto, ormai, nel mondo dei giornali la realtà, purtroppo, supera la fantasia”.
E ritengo abbia fatto bene, in quanto anche il sottoscritto, a margine dei quindici libri dal taglio economico pubblicati, aveva deciso di scrivere un giallo con protagonisti (sia pure citati sotto pseudonimo) tratti dalla realtà di uno dei più importanti quotidiani italiani. Ma arrivato alle prime cento pagine mi apparve subito chiaro quel che mi sarei dovuto aspettare: grane da chi avevo messo in scena, lamentele da chi era stato dimenticato. E così quella bozza di thriller esagerato finì relegata in un angolo del computer, dove tuttora sverna in attesa di tempi migliori.
Divagazioni a parte, veniamo ora alla trama di Nessuna notizia dello scrittore scomparso, dove a tenere la scena è una giornalista detective che lavora in un settimanale femminile e che di cronaca nera non è ha mai masticato. Ovvero Emma Arnaldi (“Mi è stato detto che, nella sua unicità, questo personaggio sembra fatto apposta per diventare seriale”), la quale -supportata, come si scoprirà, da un collega calabrese appena arrivato in redazione - si troverà impegolata nella scomparsa del famoso autore Pietro Severi. Cosa peraltro plausibile in quanto la donna, in passato, aveva avuto con lui una relazione tenuta segreta. E nessuno sa che Emma, che da anni non aveva più sue notizie, proprio quel giorno ha ricevuto dal suo ex una busta contenente poche inquietanti pagine. Pagine pericolose in quanto parlano di un padre assassino e di un figlio che non sa come gestire questa ingombrante verità. Realtà, finzione o che altro? Forse una breve autobiografia oppure l’incipit di un nuovo romanzo?
Emma finge indifferenza e spera di non dover essere lei a scrivere un articolo sul caso. La sua storia d’amore con lo scrittore deve rimanere un segreto com’è sempre stata. Non ha indizi e non ha idea di dove cercare e cosa cercare. Eppure, a ogni minuto che passa, la sua vita è sempre più in pericolo. Perché c’è qualcuno che vuole quelle pagine. C’è qualcuno che vuole a tutti i costi coprire un passato sanguinoso e inconfessabile. E in questo presente perverso Emma si sente come una pedina sulla scacchiera di un gioco più grande di lei. Un gioco in cui la realtà può essere più agghiacciante del più inquietante dei gialli. Perché, come ha avuto modo di annotare furbescamente Andrea Vitali, “quando uno scrittore scompare ha quasi sicuramente qualcosa da nascondere”.
In sintesi: un romanzo che ha tutti gli ingredienti del thriller. C’è una misteriosa scomparsa, c’è del sangue, ci sono emozioni forti, c’è chi lotta a favore del male e chi contro. Il tutto a fronte di un ben oliato meccanismo di scatole cinesi e di una storia dal taglio cinematografico che si legge che è un piacere. Storia che merita quindi un seguito. E che, stando a voci di corridoio, sarebbe già in gestazione.

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